La cappella sistina della cardiologia

La cappella sistina della cardiologia

Un Istituto come quello di cardiologia, la cui tensione spirituale è tutta tesa verso il futuro, non sarebbe imbevuto di spirito scientifico se ignorasse la vita ed il lavoro dei suoi precursori in questo campo. Per mantenere il passato sempre presente con la sua grande lezione sia di umiltà che di incoraggiamento si è pensato a quanto sarebbe interessante rappresentare in magnifici affreschi la storia delle dottrine cardiologiche. Vi sarebbero dipinti i momenti culminanti della creazione scientifica, le scoperte più fruttuose, gli uomini la cui influenza si è manifestata in maniera determinante. La scelta dell’affresco deriva dalla constatazione che solo esso possiede un potere espressivo indispensabile per i grandi messaggi. Nel nostro paese si è sviluppata una nobile tradizione dell’affresco nel corso di molti secoli. Usato dagli Indiani prima della Conquista, usato anche durante la Colonizzazione, l’affresco è rinato in Messico negli ultimi venticinque anni ed è divenuto l’espressione più alta e più originale della pittura messicana.
Diego Rivera era naturalmente la persona che poteva fare questo lavoro, nella sua veste di artista, contribuendo maggiormente alla rinascita dell’affresco, che era stato quasi dimenticato dai grandi pittori dall’epoca della Cappella Sistina di Michelangelo e dell’Ultima Cena di Leonardo. La sua cultura e il suo talento lo caratterizzano in modo da convertire in elementi di plastica bellezza i freddi motivi della scienza. In virtù di questo, scelse l’affresco al posto della tela. L’arte quindi diventa, anziché un soggetto da gustare per pochi, un messaggio di bellezza per molti. Diego accettò tale compito. Gli interessava trasporre la scienza nell’arte.
Dietro sua richiesta, raccolsi per lui le note storiche, dipinti e fotografie, schizzi e grafici che apparvero sulle carte originali dei ricercatori ed una panoramica sinottica in cui i gruppi erano suddivisi secondo i loro rispettivi campi. Infine, compilai alcune note in cui diedi la mia opinione dal punto di vista della medicina e la sua storia. Il resto fu lasciato all’immaginazione creativa, al genio dell’artista. Doveva collocare su due pareti di 24 mq un grande numero di tematiche e persino un numero maggiore di uomini.

Nelle mie note ricordai all’artista che “gli uomini che hanno forgiato la cardiologia sono di molteplici nazionalità: Belgi e Francesi, Italiani e Tedeschi, Inglesi e Cechi, Spagnoli ed Americani – appartenenti sia al mondo sassone che al mondo latino – Greco-romani ed Austriaci, Olandesi e Giapponesi. Questo solo fatto sottolinea lo spirito che si sarebbe dovuto imprimere al dipinto che consiste nell’enfatizzare il progresso scientifico nel nostro campo così come in ogni campo. È il genio dell’uomo di ogni tempo e di ogni popolo che ha sviluppato la cultura universale. Ed è lo spirito di universalità che si dovrebbe materializzare nei due grandi affreschi“. Diego Rivera portò avanti il lavoro magistralmente.

Nel primo murale raggruppò gli anatomisti, i fisiologi, gli internisti che svilupparono i metodi classici di esplorazione ed i patologi. Il dipinto comincia con Galeno (131-201), che contribuì sia alle prime descrizioni rudimentali del cuore ed ai primi studi sul battito cardiaco. Tre grandi anatomisti lo seguirono: Andreas Vesalius, belga (1514-1564), autore della prima descrizione dettagliata della struttura del cuore; Marcello Malpighi, italiano (1628-1694), che scoprì la rete capillare dei polmoni; e Raymond Vieussens, francese (1641-1716), a cui dobbiamo la prima descrizione della rete coronarica nonché di molti altri contributi clinici.
Accanto a loro, al centro, sopra gli altri, è il gigante dell’anatomia patologica Giovanni Battista Morgagni, italiano (1682-1771), che comparò i dati rilevati in autopsie ai segni clinici rilevati durante la sua carriera. E’ lui che indicò le lesioni della stenosi mitrale, stenosi aortica, sclerosi coronarica e aneurisma dell’aorta. Accanto agli anatomisti, i fisiologi Miguel Servet, spagnolo (1509-1553), il primo a descrivere la circolazione polmonare. Il suo sacrificio sul rogo ordinato da Calvino conferisce una nota drammatica al dipinto. Il bagliore rossastro delle fiamme illumina il murale e gli conferisce un senso di armonia attraverso i toni caldi. Allo stesso livello di Servet è Andrea Cesalpino, italiano (1519-1603), a cui appartiene il merito di aver descritto la circolazione polmonare; e sopra il gruppo dei fisiologi appare William Harvey, inglese (1587-1657), la cui gloria è la dimostrazione dell’esistenza di quella circolazione ponendo le basi del metodo sperimentale.
Nel centro del dipinto è il gruppo di uomini che idearono i metodi classici dell’esplorazione di cui ha beneficiato in particolare la cardiologia: Joseph Leopold Auenbrugger, della scuola viennese (1727-1809), inventore del metodo della percussione digitale e il Barone Jean Nicolas Corvisart, il brillante professore della scuola di Parigi (1755-1821), che ha perfezionato e diffuso il metodo.
Accanto a loro, René Théophile Laënnec, il più grande genio internista dell’età moderna, francese (1781-1826), inventore dello stetoscopio, fu il primo a descrivere i rumori cardiaci attraverso l’auscultazione del torace, fondatore dell’era anatomico-internista, l’uomo senza il quale non esisterebbe la cardiologia moderna. Nello stesso gruppo compare Jean Baptiste Bouillaud, francese (1796-1881), un internista saggio e profondo che interpretò i rumori, classificò le lesioni valvolari, descrisse per la prima volta l’endocardite e determinò il rapporto con i reumatismi. Infine, Joseph Skoda, ceco (1805-1881), che dalla propria cattedra di Vienna insegnò come interpretare i suoni del cuore e creò la specialità di cardiologia.
Al vertice stanno i micro-anatomisti del cuore: Sir Arthur Keith (1866-1944) e Martin William Flack (1822-1931), entrambi inglesi, scopritori del nodo che porta il loro nome; Ludwig Aschoff, tedesco (1866-1942) e Sunao Tawara (1873-1959), giapponese, a cui dobbiamo la scoperta del nodo atrio-ventricolare; Wilhelm His, tedesco (1863-1934), che contribuì alla descrizione del fascio che prende il suo nome ed infine Jan Ev. Purkynje, ceco (1787-1869), il primo a descrivere le cellule che compongono il fascio atrio-ventricolare del cuore.

Il secondo murale contrasta fortemente con il primo. Un vivido lampo colora la composizione di un intenso blu e la sua energia elettrica alimenta il coro dei ricercatori. In questo pannello sono raggruppati gli uomini che “non contenti di esplorare con le proprie mani, occhi ed orecchi, iniziarono a rivolgersi alla strumentazione” adoperandosi a registrare i fenomeni biologici. Il centro della composizione è riservato, comunque, ai semeiologi e internisti quelli che ricevono l’influenza da tutte le discipline, le usano e al di là di queste elaborano l’altro aspetto della medicina, che è quella di dare beneficio al paziente. In basso al gruppo, come punto di partenza, sono i terapisti. Sono rappresentati da due uomini, William Withering (1741-1799), l’inglese che ci ha dato la meravigliosa digitale strappandola dall’empirismo degli erboristi e Albert Fraenckel, tedesco (1864-1938), il primo che ebbe l’audacia di iniettare la strofantina nel flusso sanguigno. Accanto ai terapisti vi è il gruppo di quelli che dimostrarono l’esistenza della pressione sanguigna riuscendo a misurarla. Stephen Hales, un ecclesiastico inglese (1677-1761), qui appare durante il suo celebrato esperimento; Karl von Basch, austriaco (1837-1905), che nel 1881 contribuì al primo sfigmomanometro ed infine Victor Pachon, francese (1867-1939), che risolse il problema di misurazione con il metodo oscillometrico. Immediatamente sopra, seguono quelli che hanno registrato graficamente i fenomeni della circolazione. Carl Ludwig (1816-1895), fisiologo tedesco; Etienne Jules Marey (1830-1910) francese, che studiò i tracciati non solo su animali ma anche sull’uomo; Sir James Mackenzie (1853-1926), medico scozzese e ricercatore che portò il metodo grafico nella cardiologia clinica; Karl Wenckebach, olandese (1864-1940), che dalla sua cattedra di Vienna rese note le registrazioni meccaniche in tutti i casi di aritmia e spiegò l’extrasistole. Sul lato opposto si colloca il gruppo dei ricercatori che utilizzò l’energia elettrica penetrando con essa nei reconditi meandri sia anatomici che funzionali del cuore. Sono i radiologi e gli elettrocardiografisti. Il precursore, Luigi Galvani, italiano (1737-1798), è lo scopritore della corrente elettrica che il muscolo della rana genera contraendosi.
Wilhelm Roentgen lo segue, tedesco (1848-1923), scopritore, nel 1885, della radiografia che rese possibile non solo vedere ma anche misurare l’immagine cardiovascolare; Friedrich Moritz, pure tedesco (1861-1938), che contribuì all’ingegnoso metodo, a misurare con esattezza sia il cuore che i grandi vasi. L’ultimo della serie è Agustin Castellanos, ricercatore cubano (1902-1979), che risolse il problema di rendere le cavità del cuore separatamente, nell’organismo vivente; il suo metodo permette la soluzione di molti problemi altrimenti irrisolvibili nei casi di malformazione congenita.
Quelli che svolsero lo studio funzionale del cuore per mezzo dei tracciati elettrici sono rappresentati da quattro uomini: Augustus Désiré Waller, inglese (1856 1922), il primo a realizzare un elettrocardiogramma sull’uomo; Wilhelm Einthoven, un fisiologo olandese (1857-1927), che vinse il Premio Nobel per il primo galvanometro a corda; Sir Thomas Lewis, inglese (1882-1945), creatore dell’elettrocardiografia sperimentale applicata alla medicina. Infine, Frank N. Wilson degli U.S.A. (1890-1956), fautore di una nuova forma di elettrocardiografia scientifica.
Nella parte centrale del dipinto sono riuniti gli uomini della “pura osservazione”, semeiologi ed internisti. Il primo del gruppo è Jean Baptiste Sénac, francese (1693-1770), autore del primo studio sistematico sulla cardiologia e dei personali contributi sull’aritmia e il battito venoso. Poi seguono William Heberden, inglese (1710-1801), a cui dobbiamo la descrizione classica dell’angina pectoris; William Stokes, irlandese (1804-1878), autore di importanti studi sulla dispnea e scopritore della sindrome che origina il blocco cardiaco; e dopo, Ludwig Traube (1818-1876), un semeiologo tedesco, scopritore dell’alternanza del battito ed il primo a diagnosticare l’ipertensione arteriosa. Proprio nel mezzo della composizione, gli internisti delle scuole francesi ed anglosassoni formano un grappolo compatto. Nessuno con una dignità superiore al nobile ed anziano internista dell’Ospedale della Carità di Parigi, Pierre Charles Potain (1825-1901), a cui dobbiamo gli studi sulla differenziazione dei rumori anorganici, la diagnosi d’insufficienza del tricuspide e quella del battito epatico. Accanto a lui, sono raffigurati i suoi discepoli e successori: Henri Vaquez (1860-1936), erede intellettuale della sua dottrina e scuola; Henri Huchard (1844-1910), che stabilì la relazione tra l’angor pectoris ed il dolore coronarico; e Charles Laubry, francese, come il precedente (1871-1951), autore di numerosi contributi sulla semeiologia clinica, radiologia e malattie congenite. La medicina interna negli Stati Uniti è rappresentata da due eminenti figure: James Bryan Herrick (1861-1949), che stilò una magistrale descrizione dell’occlusione coronarica ed insegnò al mondo la distinzione tra l’angor pectoris e l’infarto miocardico e Paul D. White (1886-1953), autore che ha contribuito per lo più alla diffusione delle dottrine della scuola anglo-americana, la classificazione delle malattie cardiache e l’identificazione della sindrome che porta il suo nome.
Sopra, a completare il dipinto, vi sono due grandi ricercatori nel campo delle malformazioni congenite del cuore, Karl Rokitansky, ceco (1804-1878), che realizzò a Vienna i primi studi approfonditi sul tema e Maude Abbot (1869-1940), un internista canadese che sagacemente differenziò e classificò i pazienti congeniti.

Questa è la storia che Diego Rivera ha dipinto. Nei suoi due grandi affreschi “può essere percepito lo stesso pathos – corale, sinfonico, forte, energetico” che caratterizza la sua opera come pittore murale secondo l’affermazione di un illustre critico argentino, in fondo, Diego è “un grande poeta epico della pittura”, sicuramente uno dei maggiori e più singolari artisti del nostro tempo. Questo è quanto vediamo in queste pitture murali – nella figura di Laënnec, con il suo aspetto malato e la sua espressione di genio pensoso, nel capo di Servet con la sua espressione di uomo pazzo od uomo ispirato; in Einthoven, tutta la potenza e sicurezza, in Ludwig e Vaquez profondamente assorbiti nel lavoro e nella vivace testa di Castellanos risplendente di energia interiore. A parte il merito artistico, l’opera di Diego Rivera ha un grande valore storico per aver riunito, armonizzato e mescolato sotto un unico impulso le più svariate scuole e nell’aver unito per la prima volta gli uomini più rappresentativi della cardiologia. Sappiamo, naturalmente, che non tutti sono presenti, né potrebbero esserci. Vi sono molti eminenti scienziati e molti audaci pionieri che risultano assenti. Potrebbero dispiacersene come Goncourt per il solo fatto di essere molti…
Ma l’opera di Rivera ha anche un altro valore, più nobile, più sottile e imponderabile: il valore educativo per le giovani generazioni. I giovani che passano attraverso le sale non possono fare altro che familiarizzare con queste grandi figure del pensiero e, conoscendole, saranno portati a coltivare il santo atteggiamento della venerazione.

[Dott. IGNAZIO CHAVEZ: Estratto da “Diego Rivera, sus frescos, en el Instituto Nacional de Cardiologia…” (1946)]


IL PROGRESSO DELLA CARDIOLOGIA, UN PROGRESSO DELLA SCIENZA

L’Istituto Nazionale di Cardiologia di Città del Messico visto dall’alto. Il complesso di edifici, che ospita i murales di Diego Rivera, ricorda nella forma il cuore ed i suoi principali vasi.

Nel 1944, su richiesta del dottor Ignacio Chávez, Diego Rivera dipinse due murales per decorare l’atrio dell’auditorium del nuovo Istituto Nazionale di Cardiologia a Città del Messico. Chávez desiderava che quei due affreschi immortalassero “i momenti culminanti della creazione scientifica, le scoperte più fruttuose, gli uomini di maggiore radiazione”. Ed era un’espressa richiesta che il murale segnasse “la proiezione verso l’alto della conoscenza”.
Ormai Rivera (Diego María de la Concepción Juan Nepomuceno Estanislao de la Rivera e Barrientos Acosta y Rodríguez, per maggiori informazioni) aveva già 58 anni e con Orozco e Siqueiros era uno dei massimi esponenti del muralismo messicano. Il suo interesse per la medicina e la biologia come motivo di rappresentanza non si limitava alle opere di cui discutiamo: un suol celebre affresco del 1932 è dedicato alla vaccinazione.
Alla base di ogni murale sono raffigurati due momenti ‘preistorici‘ (o precristriani) della medicina moderna ambientati rispettivamente in Cina, Grecia, Africa e America precolombiana. La storia della cardiologia è composta da due pannelli di 6 m per 4 m e sono stati completati in tempo per l’inaugurazione del nuovo edificio dell’istituto il 18 aprile 1944.


RIFERIMENTI:

 

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