Scipione Riva-Rocci e lo sfigmomanometro

SCIPIONE RIVA-ROCCI E LO SFIGMOMANOMETRO

 

Scipione Riva-Rocci nacque il 7 agosto del 1863 ad Almese, una cittadina a ovest di Torino. Figlio di un medico condotto, si laureò in medicina a Torino nel 1888. Fu allievo di Carlo Forlanini (1847-1918) e dopo la laurea, seguì l’indirizzo iatromeccanico del maestro, divenendo suo assistente presso la Clinica Medica Propedeutica a Pavia, diretta in quegli anni da Forlanini in persona, impegnato nel perfezionamento della tecnica pneumotoracica.
Ma l’apporto fondamentale che Riva-Rocci diede alla medicina fu l’invenzione dello sfigmomanometro, il quale permise una misurazione facile e sicura della pressione arteriosa, effettuata fuori dal laboratorio e direttamente al letto del malato.
I suoi primi studi riguardarono la misurazione non invasiva della pressione sanguigna e lo portarono anche a dei risultati rilevanti incentrati sull’analisi del riempimento d’aria della cavità pleurica a pressione costante.

Ma le sue intuizioni, come egli stesso conferma, furono anche frutto delle precedenti esperienze di Carl Ludwig (1816-1873), il quale aveva addestrato all’uso di nuovi strumenti Angelo Mosso (1846-1910), quest’ultimo stesso, che ideò il pletismografo, e di Marey (1830-1904).
Riva-Rocci però prese maggiormente le mosse da un primo sfigmomanometro clinico, peraltro non ancora perfezionato, ideato da Samuel von Basch, che per primo tentò di realizzare uno strumento in grado di misurare la pressione sanguigna, teorizzata nel 1733 dallo studioso inglese Stephen Hales.


LO SFIGMOMANOMETRO DI RIVA-ROCCI

Il clinico almesino espose i suoi studi, in modo molto accurato, in due presentazioni all’Accademia Medica Reale di Torino. Successivamente, pubblicò due articoli nella Gazzetta medica di Torino: il primo, “Un Nuovo Sfigmomanometro“, il 15 dicembre del 1896 e il secondo, “La Tecnica Sfigmomanometrica“, nel 1897. Rilevanti sono alcuni aspetti dei suoi scritti: egli da un lato fa un’analitica descrizione delle sorgenti degli errori relativi allo strumento e dall’altro propone dei metodi per evitarli. La sua tecnica utilizzava un sacchetto in gomma gonfiabile custodito in un bracciale di materiale non espandibile. L’intera circonferenza del braccio veniva compressa mentre il sacchetto in gomma veniva gonfiato con aria attraverso un bulbo in gomma collegato ad esso. La pressione all’interno del bracciale era registrata attraverso un manometro a mercurio. La comparsa di oscillazioni definite e pronunciate sulla colonna di mercurio avrebbero dovuto coincidere con la ricomparsa del polso radiale alla palpazione mentre il sacchetto di gomma veniva sgonfiato. Dal momento che la pressione del bracciale era uguale a quella del polso arterioso, il livello della colonnina di mercurio era un indice della pressione sistolica. La pressione diastolica era ottenuta registrando il livello della colonna di mercurio nel manometro al punto di transizioni tra le oscillazioni grandi e piccole.


PERFEZIONAMENTO DELLO SFIGMOMANOMETRO

 

Sfigmomanometro di Von Recklinghausen

Il principale difetto del modello di Riva-Rocci era il restringimento del bracciale, che era largo solo 5 cm. Questo venne rettificato da Von Recklinghausen nel 1901 allorché ne introdusse uno largo 12 cm. Un ulteriore perfezionamento al modello di base del Riva-Rocci si ebbe nel 1897 allorché Hill e Barnard introdussero uno strumento portatile che utilizzava un ago per la misurazione della pressione. Infine, nel 1905 N. E. Korotkoff introdusse il suo modello auscultatorio ancora in uso oggi.

Riva-Rocci fu un uomo di grande integrità morale e non ebbe mai problemi nel menzionare colleghi che lo avevano aiutato nel suo lavoro. Non volle mai trarre un guadagno dalla sua invenzione, rifiutandosi di brevettarla e rinunciando a ogni offerta per uno sfruttamento commerciale della stessa. Egli combinò la bravura tecnica, la perizia e la perseveranza con il bagaglio culturale del clinico ed era consapevole della rilevanza del suo lavoro.
Uno dei suoi divulgatori fu Harvey Cushing, che nel 1901 si recò a Pavia per apprendere l’uso della sfigmomanometria clinica e la introdusse negli Stati Uniti, apportando un abbassamento della mortalità operatoria da anestesia. Lo strumento ebbe una diffusione relativamente rapida e si sarebbe rivelato determinante per la diagnosi di una patologia fino ad allora sconosciuta: l’ipertensione arteriosa. Riva-Rocci morì a Rapallo nel 1937.


tratto da
1) “The History of Cardiology” di L. Acierno, 1994, cap. XXIII e
2) http://it.wikipedia.org/wiki/Scipione_Riva-Rocci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *