Marcello Malpighi lo scopritore dei capillari

Marcello Malpighi: La scoperta dei capillari

l’immagine, tratta dal De Pulmonibus (1661) mostra i polmoni di rana (in alto) con vista anteriore e posteriore ed il grafico di una cellula (in basso) collegata al flusso arterioso e venoso.

Dunque, mentre il cuore sta ancora battendo, due movimenti di direzione contraria, sebbene compiuti con difficoltà, si osservano nei vasi cosicché la circolazione del sangue è chiaramente messa a nudo; e in realtà, lo stesso si deve ancor più facilmente riconoscere nel mesentere e nelle altre grandi vene contenute nell’addome. Così, attraverso questo impulso, il sangue è spinto in piccoli flussi nelle arterie e dopo nelle cellule, con innumerevoli rami che le raggiungono e da qui ripartono, di modo che il sangue, dopo questi passaggi, perde il suo colore rosso e, trasportato per vie sinuose, viene riversato su tutte le parti fino a raggiungere le pareti, gli angoli e le branche assorbenti delle vene.
Il potere dell’occhio potrebbe non essere trasmesso sull’animale vivente sezionato; perciò potrei aver creduto che il sangue stesso uscisse in uno spazio vuoto e venisse raccolto di nuovo da un vaso aperto e dalla struttura delle pareti. Ma una obiezione a questa opinione è data dal movimento del sangue, che è tortuoso e spinto in diverse direzioni e dopo viene riunito di nuovo in una determinata parte. Il mio dubbio divenne certezza dopo aver notato nel polmone essiccato della rana che in un punto definito viene mantenuto il colore rosso del sangue per piccolissimi tratti (che si scoprì essere dei vasi), apprezzabili con l’aiuto di una nostra lente più perfetta che ci permetteva di vedere dei punti non più dispersi, i quali rassomigliano alla pelle che viene chiamata Sagrino, e questi sono vasi collegati tra loro in forme simili ad anello.
E tale è il viaggio di questi vasi, mentre procedono da una parte sulla vena, e dall’altra sull’arteria, che essi perdono la direzione diritta, ed appaiono come una rete creata sul prolungamento dei due vasi. Questa rete non solo occupa un’intera area ma si estende in periferia, ed è collegata al vaso in uscita, ed io posso vederla, seppure con una certa difficoltà, attraverso l’oblungo polmone della tartaruga, che è membranoso ed ugualmente trasparente. Da ciò è chiaro ai sensi che il sangue defluisce lungo vasi tortuosi e si disperde fuori, ma viene sempre contenuto all’interno di tubuli, ed è chiaro che la sua dispersione è dovuta al continuo serpeggiare dei vasi. Né è una nuova cosa in Natura unire tra loro le bocche terminali dei vasi, dal momento che lo stesso si ottiene negli intestini, e in altri parti; e, in effetti, sono collegate con tante anastomosi le terminazioni superiori ed inferiori delle vene come il grande Fallopio ha molto bene osservato.
Comunque, si può facilmente comprendere ciò che io ho appena esposto, ed afferrarlo con i propri occhi, legando con un filo il punto in cui la vena si unisce al cuore e notando che il polmone protruso ed esposta di una rana, il cui corpo è stato messo a nudo, si riempie di sangue copioso che gli scorre dentro.
Questo, anche quando essiccato, conserverà i suoi vasi turgidi e ricchi di sangue. E ciò si potrà vedere molto bene se lo si esamina con un microscopio ad una singola lente con la luce solare di lato.”


tratto da

De Pulmonibus“, Lettera al matematico Giovanni Alfonso Borelli, pagg 4-5; di Marcello Malpighi (1628-1694), Bologna 1661.

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