Anatomia del cuore e dei vasi sanguigni


Anatomia del cuore e dei vasi sanguigni


Esordi

017Quattro punti di vista cardiaci nel lavoro di Berengario
Quattro punti di vista cardiaci secondo Berengario da Carpi.

I più vecchi miti concernenti la conformazione anatomica del cuore e dei vasi risalgono all’uomo primitivo e poggiano le loro basi sulle credenze piuttosto che sull’osservazione. Inoltre queste credenze avevano un sapore mistico e i religiosi sfidavano e rigettavano ogni tentativo di analisi razionale.
Descrizioni anatomiche del cuore si possono trovare anche nella Bibbia e nel Talmud 
Ci sono due parole ebraiche per il cuore: Lev e Levav. Le camere del cuore ed i grandi vasi sono riconosciuti ma non le valvole. La seguente citazione da questo testo documenta tali riferimenti anatomici:

Se il cuore [di un animale] veniva perforato fin dentro la cavità, l’animale non poteva sopravvivere ed era dichiarato terefah (inadatto al sacrificio rituale e all’utilizzo)”.

La suddivisione in piccola e grande cavità sembrerebbe indicare le parti destra e sinistra del cuore, senza fare alcuna differenziazione tra atrio e ventricolo.

periodo pre-ellenico

001MummieIl codice della legge ebraica di Joseph Karo dichiara che il cuore ha tre camere. Questa convinzione rimase per molto tempo fin quanto anatomisti più recenti non descrissero le quattro camere nel cuore dei mammiferi.
Nel periodo preellenico ci sono solo vaghe allusioni al dettaglio anatomico. I primi riferimenti alla struttura si trovano in una collezione di scritti che sono stati trovati nelle rovine di Assurbanipal, in un palazzo a Ninive. In questi scritti sono inclusi il Codice di Ammurabi, che fornisce molte informazioni sulla pratica della Medicina in epoca Assiro-Babilonese. I medici babilonesi di quest’epoca ebbero una concezione molto confusa dell’anatomia cardiovascolare. Prima di tutto essi non facevano distinzione tra arterie e vene, sebbene si riferissero al sangue arterioso come sangue del giorno e a quello venoso come sangue della notte.

EGITTO

Anche in Egitto la teologia interferì con l’osservazione obiettiva. D’altra parte gli Egizi erano esperti nell’imbalsamazione. Questa pratica fu elevata ai livelli di vera e propria arte perché gli Egizi credevano che in nessuna circostanza il corpo dovesse essere preda di animali poiché non si sarebbe più potuto riunificare con lo spirito. Dal momento che i vermi erano considerati animali, la mummificazione venne sviluppata per impedirne la profanazione del corpo da parte di questi piccoli “spazzini”.
Le più importanti ed illuminati fonti riguardanti la comprensione da parte degli egizi dell’anatomia cardiovascolare sono state ritrovate in tre papiri. Questi sono stati definiti così in seguito alle loro scoperte e sono conosciuti come: il Papiro Chirurgico di Edwin Smith, il Papiro di Ebers, e il Papiro di Brugsch.

Edwin Smith acquistò il papiro, che dopo prese il suo nome, a Tebe nel 1862. Nel 1920, J. H. Breasted lo tradusse e decifrò. L’autore di questo documento è sconosciuto sebbene il nome di Imhotep, il più antico medico conosciuto, sia stato proposto come autore. Questo è un documento molto antico, risalente al 3000 a.c. circa. Il cuore è descritto come il centro di un sistema di vasi sanguigni che si portano alla periferia del corpo. Una correlazione diretta viene fatta tra il polso ed il cuore, ma ancora non c’è consapevolezza del meccanismo della circolazione sebbene si dica che il polso sia influenzato dalla forza e dall’azione del cuore.
Anche il secondo papiro è stato scoperto a Tebe. Sembra che nel 1872 George Ebers l’acquistò da un abitante della città, che a sua volta riuscì a procuraRselo da un tombarolo. Né il luogo della tomba né la mummia che l’occupava sono conosciuti. Questo documento è probabilmente più recente di almeno 1500 anni rispetto al papiro di Smith. Vengono elencati molti più vasi rispetto al documento di Smith. Le descrizioni anatomiche sono scarne ed errate. Nel papiro di Ebers vi è affermato che il cuore è situato sul lato sinistro a meno che non sia spostato a causa di una malattia.
Anche Il papiro di Brugsch descrive il cuore in termini simili al Papiro di Ebers. Il suo autore è sconosciuto e Castiglioni ne data l’origine al regno di Casti, il quinto re della prima dinastia.

GLI ANTICHI GRECI

La vera evoluzione della conoscenza anatomica in generale, e di quella cardiovascolare in particolare, si può descrivere come alimentata durante quella che Acierno definisce le cinque principali ere della civilizzazione occidentale. Queste includono le epoche dominate dai Greci, dagli Alessandrini, dai Romani e quei due periodi di tempo conosciuti come Medioevo e Rinascimento. A questi cinque periodi andrebbe aggiunta anche la cultura Araba, che fu influenzata dai greco-alessandrini ed a sua volta influenzò l’attività culturale del medioevo occidentale.
Durante la cultura Greca il culto della salute crebbe intorno ad Esculapio, il dio della medicina e, presumibilmente, figlio di Apollo. Vennero costruiti templi in suo nome che furono chiamati Asclepiei, mentre i sacerdoti appartenenti a questi templi erano chiamati Asclepiadi. Questi sacerdoti medici persistettero per secoli. Le loro credenze e i loro concetti furono influenzati non solo dai loro predecessori ma anche dagli insegnamenti di numerosi filosofi che continuamente fiorirono nella antica Grecia.
Forse il più grande di questi Asclepiadi, o per lo meno il più famoso, è Ippocrate, ritenuto discendente dello stesso Esculapio. Ippocrate nacque nell’isola di Cos, in Grecia, nel 460 a.c. e morì nel 387. Sebbene un consistente corpo di letteratura medica esistesse già prima di lui, gli scritti di Ippocrate e dei suoi seguaci sostituirono tutti i precedenti a causa della globalità del loro approccio ai vari aspetti della pratica medica. L’intero compendio dei trattati è conosciuto come la Raccolta Ippocratica (Corpus Hippocraticum). Le descrizioni di anatomia cardiovascolare sono purtroppo poco accurate e rappresentano, in gran parte, un guazzabuglio di disinformazione, miti e credenze errate. Il cuore è descritto come una solida massa spessa così riccamente fornita di fluido da non poter essere danneggiato o manifestare dolore. Comunque, egli identificò quattro cavità. Il ventricolo sinistro veniva descritto come più grosso di quello destro per il fatto di essere riempito con calore non temperato. Egli mostrò che la valvola aortica si poteva aprire in un solo senso e che non vi era riflusso nel ventricolo quando il liquido veniva riversato nell’aorta al di sopra della valvola. A causa della sua forma, la valvola aortica veniva chiamata valvola sigmoidea. Il pericardio era descritto come un mantello liscio che circonda il cuore e contiene una piccola quantità di liquido che rassomiglia all’urina.
Aristotele (384-322 a.c.), d’altra parte, tentò di stabilire una relazione descrivendo due grandi vasi posti ventralmente rispetto alla colonna vertebrale, il più piccolo dei quali chiamò aorta, che egli posizionò alla sinistra della colonna mentre il più grande fu posizionato alla destra della colonna. Lui dichiarò che tali vasi originavano dal cuore, e li localizzò in maniera abbastanza accurata, ma fu confuso riguardo alla vena cava e all’arteria polmonare. Aristotele si mostrò confuso anche riguardo all’anatomia macroscopica del cuore. Non fece attenzione alle valvole e non fece distinzione tra arterie e vene. Egli descrisse il cuore come avente solo 3 cavità.

PERIODO ALESSANDRINO

Durante il periodo Alessandrino tutte le forme di scienza vennero incoraggiate. Tra queste discipline, l’anatomia e la fisiologia, eseguite attraverso la dissezione, erano effettuate su condannati a morte. Erasistrato (310-250 a.c.) ed Erofilo (335-280 a.c.) spiccano in quest’era come i come i due più grandi personaggi che contribuirono alla conoscenza anatomica. Erofilo descrisse l’arteria polmonare, chiamandola vena arteriosa. Egli etichettò l’arteria polmonare come vena arteriosa perché sebbene questa trasportasse sangue venoso aveva lo spessore di un’arteria. Come i Greci, anche gli Alessandrini credevano erroneamente che i vasi sanguigni che provengono dal cuore contenessero aria (il pneuma). Arteria in greco antico significa aria. Perciò la vena arteriosa, secondo Erofilo, trasportava sangue al posto dell’aria. Erofilo mostrò che le auricole erano realmente delle strutture cardiache e non venose.
Erasistrato investigò le valvole tricuspide e mitrale insieme alle loro corde tendinee, chiamandole rispettivamente tricuspide e sigmoidea.

ANTICHI ROMANI

007 Sistema circolatorio galenico
sistema “circolatorio” galenico

L’informazione riguardante il periodo Romano dei contributi anatomici ci è disponibile principalmente dal “De Medicina”, un trattato scritto da A. Cornelio Celso (25 a.c.- 50 d.c.). È interessante notare che Celso, un aristocratico romano della famiglia patrizia dei Corneli, sebbene profondamente interessato alla medicina, non era affatto un medico. Celso scrisse il trattato principalmente per l’educazione dei suoi amici proprietari Romani che, diffidenti dei medici greci, insistevano per amministrare da sé i bisogni medici dei loro servi, schiavi e affittuari. Il De Medicina era parte di una monumentale enciclopedia che trattava di filosofia, retorica, arte militare, legge, agricoltura e medicina. Il trattato di medicina è la sola parte che è sopravvissuta, e contiene uno dei primi resoconti di malattia cardiaca.
Un altro avido studioso di anatomia e fisiologia durante l’era cristiana antica fu Areteo di Cappadoccia (II – III secolo d.c.). Sebbene i suoi contributi all’anatomia cardiovascolare siano scarsissimi, egli è importante per aver posto in rilievo la correlazione tra le attività cardiaca e polmonare, sebbene sostenesse erroneamente che il cuore stimolava la funzione respiratoria.
Galeno, probabilmente la più famosa figura della storia della medicina, assunse tale ruolo nel II secolo dc. Claudio Galeno nacque a Pergamo, in Mysia, (moderna Bergama in Turchia) nel 129 e morì nel 199. Egli diede molta importanza al valore dell’anatomia e, dal momento che la dissezione di corpi umani al suo tempo era illegale, le sue descrizioni anatomiche provenivano da maiali e scimmie. Solo 83 fra molto più di 200 lavori sono arrivati sino a noi. Galeno era capo medico dei gladiatori e questo probabilmente spiega la sua abilità nell’anatomia muscolo-scheletrica.

Dopo Ippocrate, Galeno è colui che sembra essere stato il principale medico greco. Il suo contributo monolitico giunse ad essere guardato come la Bibbia della medicina. Sebbene avesse dato molti contributi alla pratica medica, la sua influenza si estese per un periodo troppo lungo cosicché, alla fine, ebbe un influenza ritardante sullo sviluppo scientifico della medicina. Fu solo dopo 13 secoli dalla morte, con il declino della sua influenza, che la medicina iniziò realmente a progredire. I contributi di Galeno all’anatomia cardiovascolare sono scarni ed abbastanza errati. Egli pensava che tutti i vasi connessi con il cuore fossero arterie, mentre quelli connessi con il fegato fossero vene. Anche lui credeva che il setto interventricolare fosse un setaccio con pori invisibili che permettevano al sangue di passare dal ventricolo destro a quello sinistro. Galeno contribuì, attraverso esperimenti ed osservazioni, alla conoscenza di molti fenomeni riguardanti il polso ed il cuore. Per esempio, provò che il cuore aveva la caratteristica intrinseca di battere dopo l’escissione, indicando così la sua indipendenza dal controllo anatomico del cervello e della spina dorsale.

Con la morte di Galeno si ebbe una pausa nello sviluppo ulteriore della conoscenza generale dell’anatomia. La trasmissione della conoscenza medica, così come era, si affidava per lo più sui suoi insegnamenti scritti e a quelli di Ippocrate.

MEDIOEVO

010Mondino de Liuzzi
Mondino de Liuzzi

Per secoli i medici Bizantini furono importanti nel preservare questo corpo di conoscenza ereditato, nel controllarlo e trasferirlo ai loro allievi. Questa pratica continuò finché gli Arabi non iniziarono a dare un proprio contributo attraverso le loro traduzioni dei testi greci.
Fu in questo periodo che esordì il sistema delle Università. Dalle umili origini di un maestro e i suoi scolari, riuniti insieme in una singola stanza priva di comfort, si formarono gradualmente gruppi più grandi, con studenti e molti maestri, che associavano le loro risorse studiando più discipline. Un gruppo di questo genere fu inizialmente chiamato studium o studium generale. Solo nel XIV secolo la parola Università iniziò ad essere usata per definire questo tipo di ordinamento dell’insegnamento.
Il più importante e famoso prototipo di un Università fu una scuola di medicina che venne creata a Salerno e arrivò ad essere chiamata Civitas Ippocratica. Un poema molto popolare, intitolato Regimen Sanitatis Salernitanum, attesta la fama della scuola salernitana in gran parte del medioevo. Questo poema, originariamente scritto in latino, fu tradotto in molte lingue europee e schematizza le regole salernitane per l’igiene e il trattamento medico. Ancora sotto l’influenza di Ippocrate, Galeno, e le altre fonti autoritarie, la conoscenza anatomica a Salerno continuò a rimanere stagnante. Veniva effettuata una sola dissezione all’anno, questa veniva svolta su un maiale mentre l’anatomia era insegnata per la maggior parte dai vecchi testi.

GLI ARABI

Fu durante quest’era, la prima parte del Medio Evo, che si manifestò la nostra eredità verso l’Islam. Tra i molti importanti medici mussulmani, ce ne furono quattro che contribuirono allo sviluppo dell’anatomia cardiovascolare e della fisiologia del cuore e dei vasi. I loro lavori si estendono tra il 948 ed il 1200. essi sono Ali Husain Gilani (948 d.c.), Ibn Cena, noto in Occidente come Avicenna, (980 d.c.), Abul Sahl Masihi (1027 d.c.) e Alanddin Qarshi Ibn an-Nafis (1200 d.c.). 

Avicenna è di gran lunga quello più conosciuto tra i quattro. Scrisse un volume di 5 tomi intitolato Canone di Medicina (Al-Qanum fil-Tibb). Questo era usato in molte scuole mediche, anche a Montpellier fino al 1650. Avicenna fu chiamato il principe dei medici. Era persiano. Egli descrisse l’anatomia del cuore credendo erroneamente che questo organo avesse tre ventricoli. Anche lui, come Erasistrato, postulò l’esistenza di anastomosi tra arterie e vene all’estremità per tenere il sangue in movimento. Una circolazione interatriale durante l’infanzia fu suggerita da lui.

Prima di Avicenna, Gilani descrisse le cuspidi delle valvole cardiache affermando che ce n’erano 11 in totale. Egli descrisse anche come la radice aortica nasceva dal tratto di deflusso del ventricolo sinistro e come la valvola aortica somigliasse alla lettera greca sigma quando è aperta, e ad un triangolo quando è chiusa. Masihi, un contemporaneo di Avicenna, fornì un’ulteriore conoscenza sulla struttura e la funzione delle valvole del cuore. Egli pensava che la vena cava si aprisse sul ventricolo destro e che l’arteria polmonare nascesse dal ventricolo destro trasportando il sangue non ossigenato nei polmoni. Egli si riferiva al sangue non ossigenato come vapore fumante. Inoltre, descrisse il modo in cui le cuspidi aortiche si aprivano permettendo solo il flusso unidirezionale, cosicché l’aria speciale (sangue ossigenato) potesse essere spinta dentro l’aorta per l’ulteriore distribuzione a tutto il corpo. L’esistenza della piccola circolazione, o circolazione polmonare, era riconosciuta anche durante questa era. Ibn an-Nafis criticò gli insegnamentidi Avicenna ed ipotizzò che l’arteria polmonare fosse il condotto per il trasporto del sangue nei pori dei polmoni dove si purificava con l’aria che poi veniva trasportata al ventricolo sinistro attraverso le vene polmonari. Egli enunciò che il cuore aveva due ventricoli invece di tre come affermato da Avicenna. Inoltre, indicò anche l’esistenza della circolazione coronaria affermando che il cuore era alimentato da propri vasi. L’esistenza dei pori intraventricolari di Galeno fu confutato da lui (egli affermò nel suo commentario che il setto intraventricolare era una solida struttura senza nessuna evidenza di passaggio tra i due ventricoli).

BASSO MEDIOEVO

La dissezione umana ricomparve nella seconda parte del Medioevo in Europa allorchè divenne un importante strumento d’insegnamento all’università di Bologna all’inizio del XIII secolo. L’input iniziale fu dato da Taddeo Alderotti (Taddeo di Firenze, 1223-1303) ma divenne parte integrante del curriculum medico con Mondino de Liuzzi. 

Mondino fu uno studente di Alderotti e ricevette il suo dottorato all’Università di Bologna. Egli visse tra il 1270 e il 1326, e trascorse tutta la sua vita professionale all’Università di Bologna dove occupò la cattedra di Anatomia. Mondino era solito tenere la lezione davanti ai suoi studenti durante la dissezione del cadavere o mostrare dei campioni anatomici preparati per lui da due prosettori di abilità eccezionale, una dei quali era una donna, Alessandra Gilliani. Sebbene la sua descrizione anatomica del cuore fosse abbastanza accurata, specialmente nei dettagli riguardanti le valvole, non lo fu altrettanto la sua correlazione della struttura con la funzione, essendo egli ancora incapace di rimuovere completamente i ceppi del galenismo. Nonostante ciò, i primissimi dinieghi europei alla descrizione anatomica del cuore fatta da Galeno vanno attribuiti a proprio Mondino de Liuzzi. I suoi dubbi sull’esistenza dei pori nel setto intraventricolare, come postulato da Galeno, furono un pezzo rimarchevole di sfrontatezza per quei tempi.
Ulteriori progressi nello studio dell’anatomia cardiaca furono fatti all’incirca nello stesso tempo da Henry de Mondeville (ca 1260-1320). Egli descrisse il cuore come contenente due cavità o ventricoli con una piccola cavità tra loro. Egli considerava le auricole come riserve per il sangue e l’aria necessarie ad alimentare il cuore. Nonostante la sua forte base anatomica, egli aderì ancora ai concetti galenici del pneuma e degli spiriti. Nonostante ciò, egli fu in qualche modo scettico sull’infallibilità di Galeno, edichiarò che Dio non poteva aver consumato tutto il suo potere creativo nel fare Galeno.


Accurata descrizione attraverso la dissezione

012Frontespizio de la Fabrica di VesalioDurante il XIV secolo, a Bologna i professori venivano nominati dagli studenti. Gli statuti dell’università a quel tempo ordinavano per gli insegnanti di anatomia l’esecuzione di autopsie di corpi portati a loro per lo studio anatomico. Trovare i corpi per questa funzione era diventato piuttosto semplice per gli studenti. In aggiunta, i corpi di criminali giustiziati erano dati all’università per tale funzione e per le verifiche post-mortem. Questa pratica non era legale ma ufficialmente condonata per mancanza di azione disciplinare da parte delle autorità.
L’arrivo del Rinascimento fornì anche ambienti più invitanti per il progresso della conoscenza anatomica. Appena furono emanate leggi più favorevoli, e appena l’impatto sugli intellettuali dell’epoca divenne più evidente, la dissezione umana, come una parte integrale della ricerca anatomica, divenne frequente e fertile terreno di conoscenza. Un più importante impeto all’autopsia umana fu fornita dalla bolla di papa Sisto IV che rimuoveva tutte le restrizioni ufficiali dalla Chiesa Romana Cattolica. Il dipartimento di Anatomia divenne il centro d’interesse in molte delle università del nord Italia e Europa attirando non solo studenti e medici, ma anche profani della materia.

E’ durante questo periodo che i veri principi dell’anatomia cardiovascolare sono stati fondati, e tra le varie notevoli personalità coinvolte, al nome di Vesalio deve essere assegnato al primo posto. Il testo della pubblicazione di Vesalio, intitolata De Humani Corporis Fabrica, costituì un fondamentale contributo.

Ma prima di fare ricerche sui contributi di Vesalio, si deve dare spazio anche a Leonardo da Vinci, un vero uomo del Rinascimento, che, probabilmente, è stato il più grande genio che sia mai vissuto. I disegni anatomici di Da Vinci anticipano quelli del testo di Vesalio di circa 30 anni. Il suo interesse per l’anatomia fu destato da Marco Antonio Della Torre, un giovane anatomista di questo periodo. Il giovane Della Torre richiese a Leonardo Da Vinci di fornirgli le illustrazioni per un nuovo testo di anatomia basato sulle sue dissezioni. Questo lavoro non fu mai completato a causa della morte di Della Torre, ma quello di Da Vinci, con i suoi destati interessi, continuò con proprie dissezioni e abbozzi. Egli rappresentò in modo accuratissimo le valvole, i muscoli e la circolazione coronaria del cuore. Inoltre, mostrò che non entrava aria nel cuore dai polmoni attraverso la via dell’arteria venale (vena polmonare).
Sfortunatamente, nessuno conobbe il lavoro di Leonardo dal momento che non fu mai pubblicato. L’importanza e la precisione del suo lavoro vennero alla luce dopo la suamorte quando William Hunter nel nel 1784 richiamò l’attenzione sui disegni anatomici di Da Vinci.
Vesalio nacque a Bruxelles nel 1514 e morì nel 1564. Egli ricevette il suo dottorato in Medicina nell’Università di Padova e, subito dopo, venne nominato lettore di chirurgia con la responsabilità di dare dimostrazioni anatomiche. La Fabrica, come il lavoro di Vesalio è generalmente chiamato, è un atlante-compendio di 7 libri. Venne illustrato da un artista eminente, Jan Calcar, uno studente di Tiziano. Il terzo libro della raccolta è dedicato al sistema vascolare mente il sesto libro tratta principalmente del cuore ed in misura minore dei polmoni. Sfortunatamente il meno soddisfacente dei sette libri è quello che tratta del sistema vascolare. Sebbene la descrizione del cuore sia abbastanza buona, essa non è comunque eccezionale ed è ancora influenzato dai concetti errati di Galeno riguardanti la funzione. È a causa di questo lavoro che Vesalio fu giustamente chiamato il fondatore dell’anatomia descrittiva. Nella prima edizione della sua opera egli pose in dubbio l’esistenza dei mitici pori di Galeno, mentre nella seconda edizione la rifiutò. Il frontespizio del suo libro è una brillante indicazione di come la sua opera fosse popolare e molto seguita. Questo mostra Vesalio come dissettore, e fu una delle riforme basilari che Vesalio istituì quand’era professore a Padova. Notare le differenti posizioni assunte da Vesalio e Mondino durante le dissezioni.
L’opinione di Vesalio su Galeno era in netto contrasto con quella sostenuta da Jacobus Sylvius, una principale autorità di quel tempo, e come menzionato prima, un suo ex insegnante. Fu durante i suoi anni formativi come giovane studente che Vesalio rimase deluso da Sylvius. Sylvius non abbandonò mai la credenza che Galeno fosse infallibile, che il De usu partium di Galeno fosse divino e che nessuna nuova conoscenza dopo Galeno fosse possibile.

Nonostante la fanatica aderenza di Sylvius agli errori di Galeno, egli diede il suo contributo alla conoscenza anatomica del sistema cardiovascolare. Sebbene si creda che sia stato Eustachio (1520-74) a descrivere per primo la valvola che porta il suo nome tra la vena cava inferiore e l’atrio destro, sembra che invece questo onore debba andare a Sylvius. Inoltre Sylvius aiutò a standardizzare la nomenclatura anatomica il più possibile con nomi classici ed eliminando molte espressioni arabe ed ibride che si erano accumulate negli anni.
Il De Fabrica continuò ad essere stampato per lungo tempo dopo la morte di Vesalio. La sua ultima ristampa avvenne nel 1782. molte delle figure originali di Vesalio furono copiate e plagiate. Due dei più noti imitatori furono Ambroise Parè ed il medico inglese Helkiah Cooke (1576 – 1648) . Il Singer racconta come Cooke ingiuriasse Vesalio per aver disprezzato Galeno.
Guido Cesare Aranzio (1530-1589) descrisse le differenze anatomiche tra il cuore dell’adulto e quello del feto. Egli indicò la chiusura del dotto arterioso e forame ovale nel periodo post natale. I noduli cartilaginei delle valvole semilunari sono chiamate così dal momento che egli fu il primo descriverle. Un altro eponimo è il legamento di Aranzio che egli notò durante la vita intra-uterina. Questo era il canale comunicante tra le vena ombelicali e la vena porta. Si dovrebbe notare che molti altri anatomisti, incluso Galeno, erano consapevoli dell’esistenza del forame ovale e il dotto arterioso. Gabriele Fallopio (Fallopius 1523-1562) fece accurate descrizioni delle vene giugulari e vertebrali e delle branche delle arterie carotidee. La maggiorparte dei suoi contributi anatomici fu, comunque, al di fuori del sistema cardiovascolare.
Fabrizio D’Acquapendente (1537-1619) continuò la tradizione anatomica a Padova studiando l’Anatomia con Fallopio ed eseguendo dissezioni mentre lavorava qui come professore di chirurgia. La sua fama divenne così grande che fu costruito un vasto anfiteatro soprattutto in suo onore dalle autorità veneziane per prendere il posto di un altro che lui stesso aveva fatto costruire a proprie spese. Il suo trattato sulle valvole delle vene è considerato lo spunto d’interesse e ricerca alla fisiologia della circolazione di Harvey.
Andrea Cesalpino emerge come uno dei più importanti anatomisti della sua era anche per la controversia che lo interessò nel corso della storia della medicina. Cesalpino nacque probabilmente ad Arezzo, in Toscana, nel 1519 e lavorò come professore di medicina e medico personale il papa Clemente VIII. Arcieri profuse tanto impegno nel tentativo di affermare Cesalpino, piuttosto che Harvey, come lo scopritore della circolazione. Arcieri avanza come prova di questa posizione riferimenti precisi alle dissezioni dettagliate di Cesalpino. Egli determinò attraverso osservazioni piuttosto che con delle congetture, la presenza di comunicazioni tra la vena cava inferiore e le vene portali.
Una figura molto ricca di pathos nel corso questo tempo è lo Spaniardo da Villanova di Sigena, Miguel Serveto (Michael Servetus). La sua vita fu breve, attraversando gli anni dal 1509 al 1553. È insieme a Ibn-an-Nafis uno di coloro che per prima descrissero la circolazione polmonare. Serveto fu principalmente un teologo e tale descrizione fu parte di un trattato religioso intitolato Restituto Christianismi. In questo libro descrive sia la natura dello spirito santo che la circolazione polmonare. Questa opera fece abbattere su Serveto l’ira di Calvino e probabilmente ne causò la sua messa al rogo.
Un altro personaggio che fu accreditato come lo scopritore della circolazione polmonare è Matteo Colombo di Cremona. Colombo fu prosettore di Vesalio a Padova. Anche Colombo praticò la vivisezione, dimostrando in questa maniera che le vene polmonari contengono sangue piuttosto che vapori ed aria. Nonostante questa accurata descrizione, egli sbagliò nel credere che le vene trasportassero sostanze nutritive attraverso il corpo e che il fegato, invece che il cuore, eredità degli insegnamenti di Galeno, fosse il centro del sistema cardiovascolare.
Jacopo Berengario da Carpi, contemporaneo di Vesalio, pubblicò un’isagoge nel 1592 e in essa descrisse le valvole cardiache. Berengario notò la posizione obliqua del cuore, descrisse il pericardio, le cavità cardiache e l’aorta. Egli descrisse con attenzione le arterie carotidi e le loro ramificazioni, così come con altre arterie, dopo avervi iniettato dentro acqua tiepida, disdegnato così l’uso di liquidi tinti. Confuse l’arteria spinale anteriore con un nervo.

IL SEICENTO

021Tractatus de CordeIl XVII secolo vide l’emergere di spiegazioni coincise per le nuove scoperte e osservazioni pubblicate nei vari giornali che divennero uno strumento di conoscenza delle società appena nate. Questa fu una novità rispetto alla precedente pratica della pubblicazione di un intero testo e diede la possibilità ad ogni autore di mostrare il proprio giudizio rispetto ad un particolare argomento. L’anatomia era l’importante fondamento della conoscenza in Italia e l’interesse si diffuse rapidamente in tutta l’Europa. La dissezione iniziava ad essere praticata con maggiore libertà e frequenza. I furti di cadaveri dalle tombe divennero sempre più frequenti per la sempre maggiore domanda dei dissettori.
Gasparo Aselli fu professore di anatomia a Pisa. Scoprì i vasi chiliferi mentre sezionava un cane che aveva appena mangiato un pasto grasso. Ciò avvenne nel 1622 e, nel suo trattato sulla materia, descrisse erroneamente che questi si svuotavano nel fegato piuttosto che nel dotto toracico. Passarono due anni prima che Jacques Meutel descrivesse il dotto toracico, una riscoperta, dal momento che era stato originalmente descritto da Eustachio. Un medico parigino dal nome Jean Pecquet descrisse come la linfa nei cani veniva trasportata dall’intestino al dotto toracico da dove e defluiva in quella parte del sistema venoso formato dalla giuntura tra la giugulare sinistra e la vena succlavia. Nuck, nel 1691 si interessò anche lui ai linfatici subepicardici e li tratteggiò iniettandovi del mercurio.
Durante l’ultima parte del XVII secolo venne delineata per la prima volta l’anatomia del sistema linfatico, creando un nuovo collegamento nell’anatomia del sistema circolatorio. Principale innovatore di queste tecniche fu Frederick Ruysch (1638-1731) di Amsterdam che iniettava della cera nei campioni anatomici. Egli portò tale metodo ad un livello così alto che riuscì a descrivere dettagliatamente i vasi e la struttura dei polmoni così come la rete vascolare delle pelle.
Niels Stensen (italianizzato Niccolò Stenone, 1638-1686) espresse la sua convinzione che il cuore fosse puramente ed esclusivamente un organo muscolare nel suo “De Musculis and glandulis observationum specimen“. Questa ipotesi fu confermata più tardi da Richard Lower (1631-1691) nel 1669 nel suo “Tractatus de Corde”. Lower descrisse il corso spirale delle fibre miocardiche come pure le valvole cardiache e i vasi coronari. Egli utilizzò anche la tecnica dell’iniezione nel suo studio dei vasi coronari, descrivendo con questo metodo le anastomosi tra questi vasi.

Jean Riolan (1577 o 1580 – 1657) continuò ad essere uno dei più strenui difensori delle teorie galeniche. Nonostante la sua accurata descrizione delle arterie interne della carotide, egli affermò che lo spirito vitale di Galeno era essudato dalle loro piccole branche per svuotarsi nei ventricoli del cervello dove veniva convertito in spirito animale e poi trasportato dai nervi alle varie parti del corpo.
Raimond Vieussens visse a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo. Dovrebbe essere ricordato nella storia della cardiologia principalmente perché nel suo trattato sul cuoreegli tentò di correlare la struttura con la funzione.
Marcello Malpighi è considerato lo scopritore dei capillari. Questo fu il collegamento che assicurò il fondamento anatomico alla fisiologia circolatoria. La scoperta di Malpighi sui capillari fu portata a conoscenza in due lettere che egli scrisse al suo amico intimo Giovanni Borelli. Era il 1661. In queste lettere le ramificazioni dei rami bronchiali negli alveoli sono descritte come la mirabile rete di Malpighi (le branche terminali dell’arteria polmonare). Malpighi fu ammesso, come membro onorario, nella Royal Society e, per il resto della sua carriera accademica, le Philosophical Transactions della Royal Society costituirono il mezzo per le pubblicazioni di Malpighi. Egli può essere chiamato legittimamente il primo istologo.

il settecento

Antonio Scarpa nacque nel 1752 e morì nel 1832. Il suo mentore fu Morgagni. La prima accurata descrizione dei nervi del cuore si trova nelle sue Tabulae neurologicae ad illustrandam historiam anatomicam cardiacorum nervorum, noni nervorum cerebri, glossopharyngaei et pharyngaei ex octavo cerebri.
Jean-Batiste de Senac è noto per il suo manuale che trattava di anatomia, fisiologia e malattie del cuore. Questo testo era anche accompagnato da notevoli illustrazioni. Il libro, intitolato “Traitè de la structure du coeur, de son action, et de se maladies”, fu pubblicato nel 1749.
Felix Vicq D’Azyr (Valognes, 23aprile 1746 – Parigi, 20giugno 1794) fu molto attivo, durante la sua breve vita, come docente privato in anatomia e segretario permanente della Società Reale di Medicina che egli aiutò ad affermarsi. Egli è ricordato, nel campo dell’anatomia cardiovascolare, per il suo importante testo sull’anatomia comparativa ed il suo libro che tratta del sistema nervoso. Il primo aiutò a definire le differenze della struttura cardiaca tra i mammiferi, specialmente uomo e scimmie, mentre il suo testo sul sistema nervoso aiutò a definire l’innervazione del cuore.
Bernhard Siegfried Albinus è ricordato come uno dei più grandi illustratori anatomici del XVIII secolo. I suoi atlanti sono famosi per il dettaglio e l’accuratezza con cui dipingono le vene e le arterie dell’intestino. 

Albrecht Von Haller fu un allievo di Albinus e descrisse abbastanza accuratamente la muscolatura del cuore, il pericardio e gli elementi valvolari delle vene.
Il tedesco Adam Christian Thebesius (1686-1732) è molto famoso tra i cardiologi per aver descritto le vene minime del cuore, ora conosciute come le vene di Tebesio, gli orifizi di queste vene e la valvola della vena coronaria ora chiamata con l’eponimo valvola di Tebesio.

L’OTTOCENTO

Lo sviluppo dell’anatomia durante il XIX secolo fu portato avanti principalmente dai ricercatori europei e in minor misura da quelli americani. L’anatomia continuò a rimanere una parte vitale della fisiologia, ed insieme alle nuove tecniche sempre più disponibili, l’anatomia microscopica iniziò a fare grossi progressi.
Johannes Evangelist Purkinje (o Purkyne, 1787-1869) fu uno dei primi ad usare il microtomo ed il balsamo canadese. Egli elaborò preparati istologici del tessuto di conduzione, che His descrisse per primo, con un microtomo più efficiente e affidabile.
Jacob Henle (1809-1885) è ricordato oggi soprattutto per le anse microscopiche nei reni che è il sito farmacologico per molti diuretici famosi. Egli portò contributi anche alle nostre conoscenze dell’istologia delle arteoriole notando la presenza del muscolo liscio nello strato medio.
Dalla fine del XIX secolo, la conoscenza del cuore si è sviluppata molto velocemente. La fotomicrografia fu introdotta durante questo periodo ma l’ultrastruttura del sistema cardiovascolare non sarebbe stata esplorata bene fino al XX secolo con l’invenzione del microscopio elettronico
Ma la semplice descrizione degli elementi strutturali era di per sé insufficiente. L’anatomia, sia macro che microscopica, doveva essere definita ed analizzata in termini di funzione. William Harvey fu il primo a fare ciò in una maniera sistematica, ma fu durante il XIX secolo che la fisiologia iniziò ad assumere una stretta relazione con l’anatomia.


Articolo tratto dal Testo:
  • The History of Cardiology” del prof. Louis J. Acierno (capitoli 1 e 2)

Autore: dott. Concetto De Luca (novembre 2011)


 

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