AMBROISE PARE’, IL LEONARDO DA VINCI DELLA MEDICINA

AMBROISE PARE’, IL LEONARDO DA VINCI DELL’ingegneria biomedica

Poichè la flessione e l’estensione possono essere ottenute artificialmente su braccia e gambe, le ho riportate su questi disegni. I dettagli li ho spiegati ad un piccolo uomo chiamato Lorrain, un fabbro che vive a Parigi, uomo di buon spirito, con nomi e descrizioni di ciascuna parte di detti disegni, fatti propri dall’artigiano: in modo che ogni fabbro o orologiaio possa ascoltarli e realizzare braccia o gambe artificiali simili, che vengono utilizzati non solo per l’azione delle parti tagliate, ma anche per la bellezza e l’ornamento del corpo, come si può vedere dalle seguenti figure.

[Ambroise Parè: “Moyens et artifices d’adjuster ce qui defaut naturallement ou par accident“, cap. XIII]


Descrizione della ‘mano di ferro’.

Ambroise Parè (1510-1590), progettò macchine per sostituire arti amputati come Leonardo progettò macchine per volare ed andare sotto acqua. Uno dei primi riferimenti scritti alle protesi si trova in un suo libro pubblicato in Francia nel 1579.
Come chirurgo militare, egli aveva rimosso molti frammenti di gambe o braccia di soldati, ed alla fine iniziò a progettare e costruire protesi artificiali per aiutare gli uomini che erano stati mutilati.
Parè voleva che le sue protesi fossero funzionali, non solo soluzioni ‘tappabuchi’. Egli era un esperto anatomista, e quando progettava gli arti cercava di fare un lavoro in modo che funzionassero come arti biologici. Quando congegnava le protesi, gli dava una rotazione meccanica che si poteva bloccare a piacimento. Egli disegnava schizzi preliminari di un arto che poteva essere piegato con una puleggia la quale ne mimava i muscoli.


Le Petit Lorrain

Ambroise Paré (Bourg-Hersent, Laval, 1510 – Parigi, 20 dicembre 1590)

Parè pensava di usare il progresso della robotica che avveniva nel suo periodo per creare protesi che funzionavano con i congegni inventati per oggetti robotici o orologi.
Straordinario fu il suo disegno di una mano meccanica. Essa era una mano che operava attraverso fermi e molle multiple, che simulavano le articolazioni di una mano biologica. La sua ‘Le Petit Lorrain’, una mano meccanica che operava attraverso fermi e molle, fu indossata da un capitano dell’armata francese in battaglia.

Quando egli mostrava il suo progetto ai colleghi aveva la sensazione che potessero lavorare su un prototipo, e nel 1551, una protesi mobile fu indossata in battaglia da un capitano dell’armata francese. Il capitano affermò che questa funzionava così bene che egli riusciva ad afferrare e rilasciare le redini del suo cavallo.


tratto da:

 

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