L’anatomia rinascimentale post-vesaliana

L’anatomia rinascimentale post-vesaliana

Giovanni Battista Canani (o Canano) – (Ferrara 1515 – ivi 1579).

Come la storia del cinema si divide in prima e dopo “Roma città aperta” di Rossellini, così la storia della medicina (e dell’anatomia) si divide in prima e dopo il “De Humani Corporis Fabrica” di Vesalio.
Abbiamo visto, nel precedente articolo, come la rivoluzione vesaliana, pur con molte difficoltà, sia riuscita a spezzare le catene che tenevano la medicina ancorata all’anatomia galenica, fondata sulla dissezione degli animali. La Chiesa, travisando completamente il pensiero del grande di Pergamo, aveva cristallizzato la ricerca scientifica medica per oltre milleduecento anni. Con Vesalio tutto cambia. I medici hanno finalmente a disposizione un testo fedele alla dissezione, corredato da immagini che, con la loro chiarezza espositiva, danno un contributo decisivo allo studio dell’anatomia anche senza un cadavere a disposizione.


GIOVAN BATTISTA CANANI

Quindi il segreto del successo è un testo efficace, corrispondente alla realtà della dissezione anatomica, corredato da immagini chiare ed esplicative.
In questo articolo verranno presentati i maggiori anatomisti rinascimentali, l’effetto che Vesalio ebbe sul loro lavoro, e le loro opere principali.
Cominciamo con Giovan Battista Canani.

I libri della “Fabrica“, fondata sull’impiego massiccio della ‘xilografia‘ (riproduzione su carta dei disegni intagliati su matrici lignee), avevano ancora la colla della rilegatura umida, quando sulla scena dell’editoria iniziò a essere utilizzata la ‘calcografia‘. Con questa tecnica si impiegano incisioni su rame; questo rende più precisa l’illustrazione dei dettagli più fini dei vari apparati. Il primo professore di anatomia ad utilizzare questa nuova tecnica fu appunto il Canani (1515-1579), che insegnava a Ferrara.


Il “Musculorum humanis corporis picturata dissectio

Tavola anatomica del “Musculorum humanis corporis picturata dissectio” di G.B. Canano.

Egli si apprestava alla realizzazione di un’opera di anatomia illustrata da Girolamo da Carpi (1501-1556). I disegni della muscolatura dell’arto superiore sono molto dettagliati. Canano era un amico di Vesalio che gli presentò la sua opera. Probabilmente l’uscita della “Fabrica” tagliò le gambe all’entusiasmo del ferrarese, il quale si convinse di non poter superare l’opera di Andrea, abbandonando quindi il suo progetto. Pubblicò solo il primo volume della sua opera prevista in sei: “Musculorum humanis corporis picturata dissectio” (“Dissezione con disegni dei muscoli del corpo umano”), Ferrara, Francesco Rossi, verosimilmente nel 1543.

Canani proveniva da una famiglia di medici. Si formò presso l’Università di Ferrara, dove, a ventisei anni, succedette a suo zio nell’insegnamento dell’anatomia. Nel 1552 diventò il medico del Papa Giulio III.

Nel suo libro egli descrive ed illustra per la prima volta il muscolo palmare breve. Nel 1547 dimostrò pubblicamente l’esistenza delle valvole venose, ne dette anche comunicazione a Vesalio, che le aveva già notate, senza considerarle. Comunque entrambi gli anatomisti non riuscirono ad ipotizzarne la funzione fisiologica.


DA PADOVA A ROMA

Miguel Serveto (o Miguel de Villanueva)

Non voglio entrare nella diatriba sulla scoperta della circolazione sanguigna. A mio avviso anche se Michele Serveto (Villanueva de Sigena, 19settembre 1511 – Ginevra, 27ottobre 1553), Matteo Realdo Colombo (Cremona, 1516 – Roma, 1559), Girolamo Fabrizio d’Acquapendente (Acquapendente, 1537 – Padova, 21maggio 1619), Giulio Cesare Casseri (Piacenza, 1552 circa – Padova, 8marzo 1616) etc. riuscirono a trovare qualche tessera, l’unico che riuscì a completare il puzzle fu William Harvey (Folkestone, 1aprile 1578 – Roehampton, 3giugno 1657). Ricordiamo però che l’ambiente è quello patavino; Harvey verrà a studiare a Padova, e coinvolge gli allievi e successori di Vesalio: Colombo e Serveto (che succedette a Vesalio come assistente di Guinterio a Parigi). Importantissima poi la spinta degli artisti nella riscoperta dell’anatomia e nel pensiero anticlericale. La voglia di innovazione rinascimentale che permea ogni aspetto dell’uomo.


IL CONNUBIO TRA ARTE E ANATOMIA

Michelangelo Buonarroti: La Creazione di Adamo.

Questo connubio fra arte, anatomia e pensiero proto-illuministico è, a mio avviso, ben rappresentato nella “Genesi” di Michelangelo Buonarroti.

La “Creazione di Adamo” conosciuta anche come “La Genesi”, è un affresco di Michelangelo Buonarroti, del 1511, che fa parte della decorazione della volta della Cappella Sistina, nei Musei Vaticani a Roma, commissionata dal Papa Giulio II.
Se osservate bene il contorno della cappa rossa intorno a Dio, che contiene le altre figure, noterete bene la sezione sagittale del lobo frontale e temporale del cervello, mentre il ginocchio di un putto e la cappa verde si prolungano nel contorno del tronco dell’encefalo. Orbene una delle possibili interpretazioni è la seguente: non è Dio che ha creato l’uomo, ma è il cervello umano che, per vincere l’angoscia esistenziale (l’ineluttabilità della morte), ha creato gli dei!


REALDO COLOMBO

Frontespizio del “De Re Anatomica” di Realdo Colombo.

Torniamo però alla storia dell’anatomia, lasciando lungo la strada sia i filosofi che gli amici immaginari, e concentriamoci su Realdo Colombo classe 1516. Questi, allievo di Vesalio, nel 1542 lo sostituirà a Padova, per poi passare a Pisa (cattedra che Andrea aveva rifiutato) e infine a Roma nel 1548.
Nella città eterna, Colombo occuperà la cattedra di Anatomia della Sapienza fino alla sua morte nel 1559. Nel 1550 diventò uno dei chirurghi del Papa Giulio III.
Secondo Valverde, che fu un suo allievo, Colombo descrisse per primo la circolazione polmonare, e capì che la funzione principale del cuore è la contrazione. Realdo descrisse accuratamente i tessuti mesoteliali (pleura, pericardio e peritoneo). Il suo libro “De re anatomica” uscì postumo nel 1559, grazie all’impegno dei propri figli. Benché Colombo abbia cercato la collaborazione artistica proprio di Michelangelo, il suo libro ha come unica illustrazione il frontespizio. Probabilmente la prematura scomparsa dell’anatomista ha impedito l’accordo con il Buonarroti.


IL ‘DE RE ANATOMICA’

Il “De re anatomica” stampato a Venezia, in-folio (dove i fogli di stampa sono piegati una sola volta di modo che, ciascuno di essi, presenti quattro facciate), da Nicolò Bevilacqua, pur senza illustrazioni, per lo stile efficace, la chiarezza dell’argomentazione, l’impostazione epistemologica originale e le numerose scoperte anatomiche, ebbe successo in tutta Europa. La seconda edizione fu pubblicata a Parigi dopo soli tre anni, una versione in-ottavo (dove i fogli di stampa sono piegati tre volte, in modo da ottenere sedici pagine per ogni segnatura). Il breve lasso di tempo fra la prima e la seconda edizione e il formato più piccolo di quest’ultima, più economico, ci danno un’idea della rilevante diffusione del libro come testo di studio. Il libro nei secoli è stato più volte tradotto, citato e ristampato. L’ultima edizione con traduzione italiana dal latino, risale al 2014, sotto la direzione di Gianluigi Baldo (https://www.lesbelleslettres.com/livre/449-de-re-anatomica-libri-xv).


Gabriele Falloppio

Ritratto di Gabriele Falloppio o Falloppia (Modena, 1523 circa – Padova, 9ottobre 1562)

Gabriele Falloppio nacque a Modena nel 1523. Indirizzato inizialmente alla carriera ecclesiastica, abbandonò presto questa strada, per dedicarsi alla medicina, che iniziò a studiare sempre a Modena, sotto la guida di Nicolo Machella (1494-1554). Più tardi si trasferì a Ferrara, diventando un allievo di Antonio Musa Brassavola (1500-1555); lì si laureò in Medicina e Filosofia nel 1548. In quello stesso anno iniziò ad insegnare anatomia a Ferrara, per poi passare l’anno seguente a Pisa, alla cattedra lasciata vacante da Colombo.
Nel 1551 passò a Padova, prendendo il posto lasciato vacante sempre da Realdo Colombo, con l’obbligo di insegnare anatomia, chirurgia e semplici (inteso come botanica farmaceutica). Fin dal medioevo per “semplici“, si indicavano i vegetali con virtù medicamentose. I semplici si coltivavano in varie città: orto dei semplici. Nel mondo occidentale, il primo orto dei semplici venne costituito a Salerno, ad opera di Matteo Silvatico, appartenente alla Scuola medica salernitana, tra il tredicesimo ed il quattordicesimo secolo.


Gabriele Falloppio e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse

Pur essendo un discepolo di Vesalio, Gabriele non lesinò critiche costruttive al maestro. Nel 1561 pubblicò le “Observationes anatomicae” sulla Fabrica. Falloppio corresse molti errori di Vesalio, che, come abbiamo già visto, sapeva accettare le critiche basate sull’obiettività scientifica.

Gabriele descrisse per primo le tube uterine, il canale intrapetroso del VII nervo cranico, introdusse termini ginecologici come vagina e placenta. Fu anche un valente chirurgo, scrisse vari trattati sul trattamento di plurime patologie: polipi nasali, ferite e ulcere, tumori, lussazioni etc.
All’epoca infuriava la lue, Gabriele dimostrandosi anche un grande epidemiologo, intuì per primo la modalità di contagio, venerea, proponendo l’utilizzo della guaina di lino come profilattico. Riuscì anche a descrivere le modalità per distinguere il condiloma sifilitico da quello non-sifilitico. Il suo lavorò sulla lue (“De morbo gallico liber absolutissimus“) uscì però postumo, nel 1564, in quanto Falloppio morì precocemente, nel 1562, probabilmente a causa della tubercolosi.


BARTOLOMEO EUSTACHIO

Busto dedicato a Bartolomeo Eustachio

Bartolomeo Eustachi o Eustachio, nacque a San Severino Marche, da una famiglia nobile. La data di nascita è però incerta, può essere indicata fra il 1500 e il 1510. Il padre era un medico, ed avendo la disponibilità economica, inviò il figlio a studiare Medicina a Roma.
Nel 1539 gli venne offerto un posto di medico condotto nella sua città natale; Bartolomeo, in ristrettezze economiche per la morte del padre e del fratello (anche lui medico) accettò. Bartolomeo si dimostrò subito un valente medico, per cui fu chiamato alla corte del duca d’Urbino. Nel 1547 diventò il medico personale del fratello del duca, il cardinale Giulio Della Rovere.
Due anni dopo Bartolomeo seguì il cardinale a Roma.
Bartolomeo era uno studioso a tutto tondo: oltre al greco e al latino, conosceva bene l’arabo. Ciò gli permise di studiare direttamente i testi di Avicenna. In seguito si dedicò allo studio della geometria e della matematica. Questa affinità per le scienze esatte ed il rigore metodologico, la ritroveremo anche nelle sue tavole anatomiche.


TAVOLE ANATOMICHE DELL’EUSTACHIO

una tavola anatomica dell’Eustachio.

Tavole artisticamente meno valide rispetto alle vesaliane, ma sicuramente più tecniche e precise. Ogni rappresentazione anatomica è racchiusa, infatti, in una cornice che, oltre alla misura reale dell’organo, ce ne dà anche una precisa rappresentazione bidimensionale, grazie al diagramma cartesiano con ascisse e ordinate.

A Roma, Bartolomeo si mise in luce per la sua grande preparazione scientifica, diventando presto protomedico dello stato Pontificio. Come protomedico, ricevette il permesso di sezionare i cadaveri provenienti dagli ospedali di Santo Spirito e della Consolazione.
Sicuramente dal 1555 (ma forse anche da qualche anno prima) Bartolomeo occupò la cattedra di Medicina Pratica della Sapienza, tenendo anche lezioni di Anatomia (la base della medicina) avendo come primo dissettore Pier Matteo Pini.
Bartolomeo si sposò ed ebbe almeno un figlio: Ferrante (conosciuto anche come Ferdinando), divenuto anche lui medico e poi professore di medicina (inaugurando quell’usanza, tipicamente italiana, della trasmissione dell’insegnamento universitario per via ereditaria).


OPERE DI EUSTACHIO

Eustachio – Tabulae anatomicae (Rome, 1783). Frontespizio.

In vita pubblicò vari opuscoli anatomici, poi raccolti in un unico libro “Opuscula Anatomica” (Venezia 1564). Migliorò la conoscenza anatomica del rene, dell’apparato uditivo (tromba d’Eustachio), della dentizione, del sistema venoso etc.

Qualche anno più tardi abbandonò l’insegnamento, verosimilmente per motivi di salute, soffriva infatti di gotta; non conosciamo la data esatta, ma nel 1567 non era più nominato nei Ruoli della Sapienza. Continuò invece l’attività di medico, sempre al servizio del cardinale d’Urbino.

Nel 1574 fu chiamato da cardinale d’Urbino, che necessitava delle sue cure, a Fossombrone. Bartolomeo si mise in viaggio, ma si ammalò gravemente e morì il 27agosto 1574 in una località imprecisata, nelle vicinanze di Fossato di Vico.


Il “dissensionibus”

Bartolomeo Eustachio: tavola anatomica del sistema nervoso.

La più grande opera di Eustachio, il “De dissensionibus et controversiis anatomicis” (Sui dissensi e sulle controversie anatomiche), frutto della sua ricerca anatomica, non venne mai pubblicata. Considerata a lungo una chimera, fu rintracciata nel 1972 dal Professor Luigi Belloni (1914-1989) dell’Università di Milano, come manoscritto C.IX 17 della Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena. Il manoscritto presenta due grafie, quelle di Bartolomeo e del Pini. Il primo era infatti affetto da artrite (probabilmente gottosa), e spesso non riusciva neanche a scrivere, dettando all’allievo. Nel manoscritto viene incompletamente descritta l’anatomia umana nel suo complesso: ossa, muscoli, nervi, vene, arterie, addome, torace e cranio, organizzata per syngrammata e antigrammata, cioè citazioni di Vesalio, principalmente dalla Fabrica, e successive obiezioni o confutazioni di Bartolomeo.
Le tavole che dovevano illustrare l’opera, hanno avuto invece tutta un’altra storia. A partire dal 1552, sotto la direzione di Bartolomeo e del Pini, 47 tavole furono disegnate dal veneziano Giulio de’Musi, e da queste si prepararono le incisioni in rame.


tra le tavole ed il manoscritto di eustachio

Bartolomeo Eustachio: tavola anatomica.

La morte però ghermisce prematuramente il maestro, che lascia tutti i documenti a Pini. Purtroppo quest’ultimo cade in depressione e non riesce a superare la morte del maestro. Quando si riprende anche lui sarà falciato dal tristo mietitore, senza riuscire a pubblicare le tavole.
Negli anni a seguire, vari medici e anatomisti cercarono le tavole senza successo.

Nel 1712 Giovanni Maria Lancisi (1654 –1720), convinto che le tavole vadano cercate a Urbino, dove Pini trascorse gli ultimi anni, chiede ed ottiene l’aiuto del Papa Clemente XI. Grazie al Papa si individua presto l’erede del Pini e, a casa di questo, le incisioni in rame, ma non il testo del libro “Sui dissensi e sulle controversie anatomiche“. Oppure insieme alle tavole fu trovato anche il testo. Sempre ipoteticamente il manoscritto incompleto e lacunoso, ritenuto insufficiente se paragonato al valore didattico delle tavole, fu regalato e per vie varie arriverà a Pisa. Il Papa acquista le incisioni e le affida al Lancisi (che è il suo archiatra).


IL LANCISI, L’EUSTACHIO e l’albinus

Frontespizio delle tavole anatomiche di Eustachio. Collezione dell’autore. Nota bene: l’autore possiede una delle tante copie anastatiche poste in commercio negli anni.
Quindi la dizione “Collezione dell’autore” viene riportata con il precipuo scopo di far suscitare invidia nell’amico Concetto De Luca.

In occasione dell’inaugurazione della biblioteca dell’ospedale Santo Spirito (ora biblioteca Lancisiana) il 21 maggio 1714, di fronte al Papa, fu presentata l’edizione in folio delle 47 tavole anatomiche di Bartolomeo Eustachio, commentate da Giovanni Maria Lancisi con l’aiuto dell’anatomista Antonio Pacchioni (1665-1730). Vi è anche un saggio del Morgagni (1682 – 1771) sulle scoperte anatomiche che sarebbero da attribuire all’Eustachio.
Nel frontespizio vi è un’acquaforte di Pietro Leone Ghezzi, che rappresenta Eustachio mentre dissezione un cadavere umano nel teatro anatomico; sopra si legge il nome di Clemente XI, a cui è dedicata l’opera (il Papa aveva patrocinato sia il recupero delle tavole, che la loro pubblicazione).

Negli anni vi furono molte ristampe, ancora in commercio.
Particolarmente apprezzata fu l’edizione del 1744, curata dall’anatomista olandese Bernhard Siegfried Weiss (24febbraio 1697 – 9settembre 1770), conosciuto con il nome latinizzato di Albinus. Tre anni più tardi Albinus pubblicò il suo famoso atlante anatomico, basato sulle tavole di Eustachio.
L’atlante di Albinus influenzò l’opera dell’anatomista Paolo Mascagni e degli artisti della ceroplastica Ercole Lelli e Felice Fontana.


juan valverde

Un anatomista spesso accusato di aver copiato a piene mani dalla “Fabrica” è il Valverde, allievo di Colombo.
Juan Valverde nacque ad Amusco, una piccola cittadina spagnola, in provincia di Palencia, nel 1525. A diciassette anni, dopo aver compiuto gli studi umanistici, si recò in Italia per studiare Medicina. Approdò a Padova, dove diventò assistente e primo dissettore di Realdo Colombo, che lo portò con lui, prima a Pisa e poi a Roma.

Valverde si laureò a Roma, dove fu allievo anche di Eustachio e lavorò nell’ospedale Santo Spirito.
L’opera più famosa di Valverde è rappresentata dalla “Historia de la composición del cuerpo humano” (Storia della composizione del corpo umano), pubblicato per la prima volta in spagnolo a Roma nel 1556.

Il libro è stato prodotto secondo rigorose logiche di mercato, ma anche rispettando il maestro.


L’ANATOMIA DEL CORPO UMANO SECONDO VALVERDE

Una tavola anatomica del Valverde ed il San Bartolomeo di Michelangelo

Gli editori desideravano un libro di anatomia più snello rispetto alla “Fabrica“, con meno pagine e figure, meno costoso e quindi più adatto agli studenti. Valverde pensa prima ai suoi concittadini, colmando una grande lacuna editoriale spagnola.

Inizialmente non ne scrive una versione latina, in rispetto al maestro Colombo, che deve far uscire la propria (postuma), annunciandone nel contempo la prossima pubblicazione, come si evince nella dedica a Filippo II nella traduzione in italiano “Anatomia del corpo umano” stampata sempre a Roma nel 1560.

Sempre nell’introduzione all’imperatore, Juan ribadisce che le figure del Vesalio sono:

”…più degne d’imitazione, che di biasimo…”

Quindi perché perdere tempo a disegnare nuove figure quando vanno bene quelle vesaliane?


VALVERDE VS VESALIO

Tavola anatomica tratta dall’opera del Valverde.

Il Vesalio accusò di plagio Juan, affermando anche che egli aveva eseguito poche dissezioni anatomiche. Studiando però le immagini con occhio critico, si vede che Valverde ha corretto, quando necessario, le immagini della “Fabrica“, ad esempio quelle su occhio, naso e laringe.
Le illustrazioni originali furono eseguite da Gaspar Becerra e Pedro de Rubiales, mentre le calcografie su rame sono state verosimilmente eseguite da Nicolas Beatrizet.
Una delle tavole originali più famose dell’opera, è quella dello scuoiato, una figura che tiene la propria pelle in una mano e un coltello nell’altra, che è stata paragonata al San Bartolomeo del giudizio universale di Michelangelo, nella Cappella Sistina.

Juan morì a Roma verso il 1578.

L’Anatomia del corpo umano fu sicuramente un libro di grandissimo successo, il primo libro di anatomia in italiano. Oltre all’edizione spagnola fu in seguito stampata anche in latino. L’ultima edizione, veneziana, è del 1682; nel XVIII secolo se ne stampò anche una versione in greco.


UN ANATOMISTA DI INDUBBIO VALORE

Tavola anatomica tratta dall’opera del Valverde.

Juan non copia pedissequamente l’opera vesaliana, umilmente l’adotta come modello, poi ne migliora i dettagli morfologici, introduce correzioni basate su dati scientifici rilevati dalle proprie dissezioni, include anche cambiamenti estetici e teologici.

In conclusione non ci sentiamo di bollare il Valverde come un semplice falsario. Juan era un anatomista di indubbio valore, allievo prediletto di Colombo e studente di Eustachio. Come Vesalio utilizzò il metodo scientifico in anatomia, correggendo vari errori del fiammingo. Contribuì allo sviluppo dello spagnolo scientifico (e dell’italiano, con l’aiuto di Antonio Tabo da Albenga), convinto che pubblicando libri di testo in volgare, si potessero raggiungere più lettori. Come Vesalio con il latino, Valverde introdusse i principi di chiarezza, semplicità e rigore metodologico, pubblicando il primo manuale di anatomia scientifica in spagnolo (e poi in italiano), manuale che per le sue dimensioni, il linguaggio semplice e le immagini esplicative, ebbe un grande e duraturo successo (alla faccia dei detrattori di qualunque epoca).

Tavola anatomica miologica tratta dalla ‘Fabrica’ di Andrea Vesalio.

Tavola anatomica miologica tratta dall’opera di Juan Valverde.

Il principe e il povero. La mirabolante storia di Giulio Cesare Casseri e del suo padrone Girolamo Fabrizio d’Acquapendente

GIROLAMO FABRIZI D’ACQUAPENDENTE

Girolamo Fabrizi d’Acquapendente (ritratto)

Hieronimo Fabritij (Girolamo Fabrici o Fabrizi o Fabrizio) nacque ad Acquapendente, una cittadina della Tuscia, ora in provincia di Viterbo, intorno all’anno 1533. La difficoltà nella datazione è legata principalmente ad un buco (dal 1530 al 1547) nel registro delle nascite; secondariamente all’usanza dell’epoca (sic!) di togliersi degli anni quando si doveva dichiarare la propria età, anche nelle lettere agli amici. La famiglia di Girolamo appartiene alla nobiltà della città; è iscritta infatti fra i Gonfalonieri.

Giovanissimo si recò a Padova, accolto da una famiglia amica, per studiare latino, greco, logica e filosofia. Nel 1554 diviene allievo di Gabriele Falloppio. Verso il 1559, a ventisei anni, si addottora in Medicina e Filosofia. Collabora quindi con il suo maestro, fino alla morte di quest’ultimo il nove ottobre 1562.


GIROLAMO E PADOVA

Una tavola anatomica di Fabrizi tratta dal ‘De Formato Foetu’.

Girolamo l’anno successivo incomincia a tenere corsi privati di anatomia, finché nel 1565 gli viene affidata la cattedra di chirurgia con l’obbligo di anatomia. Fabrizio rimarrà a Padova per tutta la sua vita accademica, cioè fino al 1613. Questo mezzo secolo nell’ateneo patavino, fu segnato da alti e bassi. Persona introversa e di salute cagionevole, Girolamo fu molto discontinuo nell’insegnamento, attirando su di sé aspre critiche, specie dagli studenti. Aveva comunque una personalità istrionica e riuscì sempre a navigare nel burrascoso mare accademico, blandendo gli studenti e ingraziandosi i notabili dell’epoca (sono celebri le sue feste, dove si esibivano leggiadre fanciulle svestite da ninfee).


GIULIO CESARE CASSERI

Giulio Cesare Casseri (Piacenza, 1552 circa – Padova, 8marzo 1616)

Giulio Cesare Casseri, contrariamente a Fabrizio, nacque da una famiglia di umili origini di Piacenza. Era all’incirca il 1552. Giulio trascorse l’infanzia in grandi restrizioni economiche insieme ai tre fratelli, Teodoro (divenuto poi mercante di panni), Girardo e Cesare, morti in giovane età. Dopo la morte del padre (la madre invece gli sopravvisse), in una data imprecisata, si recò a Padova come servitore di uno studente benestante (più verosimilmente serviva un gruppo di studenti piacentini). Presto però entrò al servizio di Girolamo, prima come domestico, poi come assistente alle dissezioni, fino a diventare il suo braccio destro. Grazie al lavoro, e alle amicizie di Fabrizio, Casseri entrò come studente alla facoltà di Medicina. Sappiamo con certezza che fu allievo di Girolamo Mercuriale (1530-1606), insegnante di medicina a Padova dal 1569 al 1587. Giulio Cesare si laureò in Medicina e Filosofia verosimilmente nell’anno del Signore 1580. Da allora, pur continuando a lavorare come assistente di Fabrizio, iniziò dare lezioni private di anatomia e a svolgere l’attività di medico e di chirurgo.


LE DISSEZIONI DI CASSERI

Di particolare interesse è il metodo con cui Giulio reperiva i cadaveri per le dissezioni. Infatti il governo concedeva solo due cadaveri all’anno per l’insegnamento ufficiale. Casseri, rispolverando le vecchie e sane abitudini vesaliane, cominciò a trafugare i cadaveri dalle chiese. Spesso erano gli studenti a svolgere il macabro servizio in sua vece.
Nel 1584, Fabrizio affetto da artropatie e disturbi oculari cronici, dovette temporaneamente abbandonare la posizione di membro della commissione per l’esame di chirurgia. Il superamento dell’esame era necessario al rilascio della licenza per esercitare la chirurgia. Tale esame non si teneva presso l’Università, in quanto la chirurgia all’epoca era pressoché appannaggio di cerusici e barbieri, ma era prevista comunque la presenza del Rettore. Il posto vacante fu assegnato a Giulio, che nello stesso anno concorse al posto di chirurgo presso l’ospedale di S. Francesco, senza successo.


UN PRESTIGIO CRESCENTE

Il prestigio di Casseri aumentava di giorno in giorno, sia come medico, che come chirurgo (specializzandosi nella cura di ferite e piaghe), che come anatomista. Anche le rendite aumentavano proporzionalmente, tanto che Giulio, raggiunta una posizione economica abbastanza sicura, chiamò presso di sé la madre e il fratello Teodoro.
Fabrizio, geloso, riuscì a far sospendere temporaneamente, le lezioni private, fino al 1586 per incompatibilità con il lavoro accademico di Giulio (un conflitto di interesse ante litteram).
L’entusiasmo di Giulio e le sue grandi qualità d’insegnante, fecero aumentare l’apprezzamento degli studenti che, nel 1591, chiesero formalmente che fosse creata una cattedra straordinaria di chirurgia per incorporare Casseri.
Nel 1595 Fabrizio chiese un congedo per malattia. Il suo posto venne temporaneamente occupato da Giulio. Mentre Fabrizio, pur essendo un eccellente anatomista, era un pessimo maestro, anche a causa della sua voce flebile, difficilmente udibile, Casseri riscosse un grande successo fra gli studenti.


IL MAESTRO CONTRO L’ALLIEVO

Tavola anatomica tratta dal ‘de vocis’ di Casseri.

Il trionfo accademico dell’allievo, invece di rendere orgoglioso il maestro, lo rese geloso. Fabrizio anticipò il rientro dalla malattia e si irritò moltissimo per l’entusiasmo con cui gli studenti, in particolare quelli della nazione germanica, ringraziarono Giulio per il suo lavoro come sostituto docente di Anatomia.
I rapporti di Giulio col vecchio padrone si fecero sempre più difficili, soprattutto nel 1598, quando non poté più far parte delle commissioni esaminatrici per i diplomi in chirurgia. L’ira di Fabrizio verso l’antico servo era però destinata ad aumentare ulteriormente: nel 1600 infatti uscirono contemporaneamente due libri dei nostri: il “De visione, voce, auditu” di Fabrizio, e il “De vocis auditusque organis historia anatomica” di Giulio.

Il lavoro di Giulio superava quello del maestro; in quest’ultimo ci sono varie inesattezze. Fabrizio infatti afferma d’aver scoperto nel 1599 il muscolo rilassatore (tensore) del timpano, che invece era già noto a Casseri.


UNA SFIDA OTORINOLARINGOIATRICA

Tavola anatomica tratta dall’opera di Casseri.

Mentre Giulio nomina sempre gli illustri predecessori, Fabrizio non li menziona mai. Il piacentino fece progredire enormemente la materia rispetto agli anatomisti precedenti, in particolare osservò e descrisse con grande precisione il timpano e la catena degli ossicini. Le sue indicazioni chirurgiche sono avanzate. L’opera del Casseri è corredata da splendide tavole anatomiche che, per precisione e bellezza di esecuzione, segnano un notevole progresso nel campo dell’iconografia anatomica, diventando un modello per le opere successive.

Nel 1603 Fabrici, per le precarie condizioni di salute, non poté più tenere neppure quelle poche lezioni pubbliche fatte gli anni precedenti, esse perciò furono abolite, sotto sua insistenza, per evitare che Casseri potesse succedergli. Giulio riprese così le sue lezioni private.

Nel 1607 Giulio subì la perdita dell’amato fratello Teodoro. Casseri ebbe una figlia naturale, Margherita, che si sposò nel 1608 con un suo discepolo, gli sposi andarono ad abitare da lui.


SEMPRE IN COMPETIZIONE

Tavola anatomica del Casseri tratta dalle sue “Tabulae Anatomicae“.

Nel 1609 i riformatori dello Studio patavino separarono l’insegnamento della chirurgia da quello dell’anatomia. Fabrici continuò fino al 1613 ad occuparsi dell’insegnamento dell’anatomia, mentre quello di chirurgia passò a Giulio. Dopo la rinuncia definitiva del Fabrici all’insegnamento, nel 1613, pur continuando a detenere ufficialmente la cattedra di anatomia, Giulio continuò a compiere dissezioni privatamente o in un teatro fatto costruire a sue spese.

Allievo e maestro entrarono ancora in competizione, per la pubblicazione di un nuovo atlante anatomico. Giulio era più avanti nel lavoro, fece eseguire, a proprie spese, da Joseph Murer e da Edoardo Fialetti, le tavole necessarie, incise poi dal veneto Francesco Vallesi.

L’opera “Tabulae anatomicae” uscì però postuma, per l’opposizione della nazione germanica, che non voleva indispettire ulteriormente l’Acquapendente.


LE ‘TABULAE ANATOMICAE

Le “Tabulae anatomicae” uscirono solo nel 1627, come atlante del “De humani corporis fabrica” dello Spigelio (Adriaan van den Spiegel, 1578 – 7aprile 1625) che era privo di illustrazioni, grazie al tipografo veneziano Evangelista Deuchino.
Le Tabulae rappresentano il lascito più duraturo di Casserio. Nel 1600 l’opera era quasi pronta, come afferma nell’introduzione del “De vocis auditusque organis historia”.
Giulio per primo descrisse i muscoli lombricali della mano e i muscoli della vescica. In una lettera del 1613 al Senato veneto, cui si rivolge per la nomina alla cattedra di anatomia a Padova, Giulio afferma di avere in casa centocinquanta tavole in rame. Casseri ai primi di marzo del 1616 si ammalò gravemente (qualche male-lingua dell’epoca ipotizzò un avvelenamento da parte di Fabrizio), morì l’otto marzo.

Alla sua morte le tavole passarono al nipote Luca. Il successore di Casseri alla cattedra di Chirurgia di Padova fu Adriano Spigelio (Adriaan van den Spiegel, 1578-1625).


SPIGELIO E RINDFLEISCH

Adriano Spigelio (Adriaan van den Spiegel, 1578-1625)

Spigelio che fu allievo sia di Fabrizio che di Giulio, voleva realizzare un’edizione aggiornata degli studi anatomici successivi alla morte di Vesalio.  Anche lui però morì prematuramente.
L’esecutore testamentario, il suo allievo Daniel Rindfleisch (noto come Bucretius di Breslavia), onorò la volontà del maestro, occupandosi della pubblicazione degli appunti di Spigelio, che integravano l’opera vesaliana. Bucretius chiese agli eredi di Casseri di lasciargli utilizzare le incisioni delle Tabulae, questi acconsentirono.

Bucretius ordinò ulteriori tavole, copiate generalmente da Vesalio, raggiungendo un totale di 97 tavole. Nel 1627 vide la luce il “De humani corporis fabrica” di Spigelio, volutamente con lo stesso titolo dell’opera di Vesalio, per rappresentare la continuità della ricerca anatomica patavina.


IL ‘DE HUMANI CORPORIS FABRICA‘ DI SPIGELIO

L’opera, che contiene le illustrazioni anatomiche più precise dell’epoca, e purtroppo qualche osservazione errata di Bucretius, venne subito elogiata dalla comunità scientifica come un capolavoro. Rimase in vendita per oltre cento anni, entrando nei sillabi dei corsi di anatomia in tutte le principali università europee.

Il genero e allievo di Spigelius, Liberalis Crema, pubblicò successivamente delle tavole anatomiche complementari, le quali contribuirono a far fiorire decine di riedizioni e traduzioni dell’opera, che contraddistinse la storia dell’editoria anatomica europea nel XVII secolo. Fra queste, va menzionata l’edizione in folio di Amsterdam, per i tipi di Johann Blaeu, che riunì, nel 1645, tutte le centodiciassette tavole.


Casseri il primo neuro-anatomista

Nel campo della neuroanatomia, Giulio scoprì le granulazioni aracnoidee, successivamente attribuite a Pacchioni, che classicamente sono deputate al riassorbimento del liquido cerebrospinale. Identificò il forame interventricolare, successivamente attribuito al medico britannico Alexander Monro (Londra, 8settembre 1697 – 10luglio 1767) , che mette in comunicazione i ventricoli laterali con il terzo ventricolo; fu inoltre il primo a descrivere il poligono arterioso alla base del cervello, successivamente attribuito a Willis.

tavola anatomica neurologica del Casseri.

SPIGELIO E CASSERI

Frontespizio del “De Formato Foetu” di Adriano Spigelio.

Nel 1626 furono pubblicate le “Tabulae de formato foetu” insieme ad un opuscolo di Spigelio. Le tavole offrono una dettagliata illustrazione dell’utero al termine della gestazione, della postura del feto, della placenta e dei relativi vasi, oltre agli organi genitali della neonata, da rilevare la prima rappresentazione dell’imene.
In Giulio Cesare, ritroviamo la stessa volontà di affermarsi nella vita, che abbiamo visto in Vesalio. Certamente l’obiettivo di Casseri è meno prestigioso, (professore di anatomia rispetto a medico imperiale), ma Giulio lavorò instancabilmente per trasformarsi da semplice servo, in medico e poi in docente universitario. Una conoscenza scientifica approfondita, un linguaggio semplice ma preciso (da cui emerge la consuetudine alla lettura degli scrittori greci e latini), il riconoscimento dei contributi dei predecessori, sono le caratteristiche più evidenti della sua opera, la cui importanza per la storia dell’anatomia non si può certo giudicare marginale, anche se la prematura scomparsa non ha reso possibile un’ampia diffusione delle sue scoperte, che spesso sono state attribuite ad altri autori.


LE VALVOLE DI FABRIZIO

Torniamo ad occuparci di Fabrizio, tenacemente attaccato alla vita. Nel libro “De Venarum Ostiolis”, che possiamo tradurre con: “Sulle Valvole delle Vene”, pubblicato nel 1603, Fabrizio illustra le valvole venose, già viste da Vesalio; ma anche lui però non ne comprende la fisiologia. Pensa che servano a rallentare il flusso sanguigno, basandosi ancora sui concetti galenici, dove il sangue venoso scorre allontanandosi dal cuore.

Il suo allievo più famoso, William Harvey (1578–1657), capirà invece il funzionamento delle valvole, anzi la dimostrazione della circolazione cardiaca, si basa proprio su questo.
L’unica illustrazione del suo libro più famoso “Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus”, più conosciuto semplicemente come “De Motu Cordis“, del 1628, riprende quella del maestro, e riproduce la dimostrazione del flusso venoso centripeto: svuotando una vena comprimendola fra due dita, essa si riempirà solo sollevando il dito più distale al cuore, non il prossimale: il flusso venoso procede verso il cuore!


UNA PERSONALITà POLIEDRICA

Su Girolamo ci sarebbe da scrivere un intero trattato. Accenniamo brevemente che fu un abilissimo chirurgo, un eccellente divulgatore anatomico, a questo proposito sono famose le sue tavole a colori conservate nella Biblioteca Marciana di Venezia.

Tavola anatomica tratta dal “De Venarum Ostiolis” di Girolamo Fabrizi D’Acquapendente (1603)

Tavola anatomica tratta dalla “Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus” di William Harvey (1628).

Dobbiamo considerarlo uno dei fondatori dell’embriologia e dell’anatomia comparata. Iniziò a studiare scientificamente il concepimento, l’anatomia e la fisiologia del feto, il parto.

A Fabrizio dobbiamo la creazione del primo teatro anatomico stabile del mondo, costruito nel Palazzo Bo a Padova, completato nel 1595 e ancora perfettamente conservato.


ARANZIO, INGRASSIA, VAROLIO E CARCANO

Tavola I, con descrizione in lingua latina, tratta dal ‘De Nervis Opticis’ (1573) di Costanzo Varolio.

Alla fine di questa breve panoramica sul periodo più fiorente della ricerca anatomica italiana, dobbiamo ricordare ancora altri gloriosi anatomisti: Giulio Cesare Aranzio (1530 – 7aprile 1589) professore bolognese, scoprì i noduli della valvola semilunare aortica, il dotto arterioso fra l’arteria polmonare e l’aorta (conosciuto come dotto di Botallo).
Gian Filippo Ingrassia (Regalbuto, 1510 – Palermo, 6novembre 1580), laureato a Padova, fu protomedico di Sicilia, illustre osteologo, scoprì le vescicole seminali, e descrisse per primo la scarlattina.
Costanzo Varolio (1543-1575) allievo dell’Aranzio, professore a Bologna, fu invitato dal Papa Gregorio XIII a insegnare alla Sapienza. Descrisse il ponte tronco-encefalico. La sua opera “De nervis opticis” fu pubblicata nel 1573.
Gianbattista Carcano (1536-1606), allievo del Falloppio, fu professore a Pavia. Descrisse il forame ovale, illustrò i muscoli oculomotori e le ghiandole lacrimali.


Articolo del dott. Carlo Pizzoni


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