Esordi della moderna ostetricia

ESORDI DELLA MODERNA OSTETRICIA

Cere anatomiche dell’anatomista-scultore Ercole Lelli (1702-1766) al Museo del Palazzo Poggi di Bologna.

Nel Settecento l’esercizio dell’ostetricia, riservato fino ad allora alle levatrici, venne impostato su basi scientifiche e divenne oggetto di specializzazione medica. Nel corso del secolo l’arte del parto divenne oggetto d’insegnamento specialistico per chirurghi e levatrici.
Professore di chirurgia presso l’Università di Bologna, Giovanni Antonio Galli (1708-1782) realizzò a Palazzo Poggi una scuola di ostetricia in cui la scienza dei parti veniva insegnata sia a medici sia a levatrici secondo un metodo, da lui ideato, che si avvaleva dell’ausilio di tavole in cera tridimensionali e di modelli d’utero in argilla e anche di strumenti, le cosiddette “macchine da parto”, che simulavano la situazione reale della gestazione.


ISTITUTO DELLE SCIENZE E DELLE ARTI

modelli ostetrici di cere anatomiche esposti al Palazzo Poggi.

Nel 1711 il Senato bolognese acquistò Palazzo Poggi per insediarvi l’Istituto delle Scienze e delle Arti, voluto da Luigi Ferdinando Marsili. Dopo quasi tre secoli le grandi sale, affrescate dai celebri pittori Pellegrino Tibaldi, Nicolò dell’Abate e Prospero Fontana, ospitano nuovamente gli antichi corredi delle camere di geografia e nautica, architettura militare, fisica, storia naturale, chimica, anatomia umana ed ostetricia, accanto al cinquecentesco museo aldrovandiano.

Recentemente, presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Bologna è stato rinvenuto un bizzarro marchingegno rimasto per anni nascosto in una teca.


la macchina da parto

una macchina da parto, probabilmente appartenuta al professor Galli, rinvenuta presso l’Istituto di Medicina Legale di Bologna.

Una volta trasferita allo SMA, il Sistema museale di Ateneo di Bologna, i tecnici ne hanno svelato il mistero: si tratta di una “macchina da parto” in cuoio di origine settecentesca, che riproduce il ventre ed il bacino femminili ed è dotata di due bambole della misura di un feto medio di 9 mesi. Il dispositivo è probabilmente appartenuto alla collezione della scuola delle scienze del ginecologo Giovanni Antonio Galli, situata nel museo di Palazzo Poggi, dove non a caso è collocato un altro tipo di macchina da parto. I due modellini di feto sono riprodotti nelle parti essenziali, al fine di spiegare nel dettaglio a futuri medici ed ostetriche la dinamica del parto, e le migliori manovre per aiutare la partoriente. Entrambi i bambolotti, infatti, sono provvisti di cordone ombelicale e placenta, e su uno di essi è stata riprodotta la fontanella cranica, oltreché il cavo orale.


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