Uno dei padri dell’embriologia: Giulio Cesare Aranzio

UNO DEI PADRI DELL’EMBRIOLOGIA: Giulio Cesare Aranzio

Giulio Cesare Aranzio (1530-1589) in un’illustrazione di Brambilla GA. “Storia delle scoperte fisico-medico-anatomico-chirurgiche fatte dagli uomini illustri italiani”, 1781. https://www.researchgate.net/publication/299590276_Hippocampus_discovery_First_steps?_sg=Tu6DT2k9evSKuifRUTZ1wJOTMqcd6iy8lB3AaMWOPkIghpzoJ98zNzScNlo1kJzMJIjrSShVfz-JQN3Gnur_APBEyOU-HtiAOA

Giulio Cesare Aranzio nacque a Bologna, probabilmente nel 1530, e si adottorò, il 20 maggio 1556 in Filosofia e Medicina presso lo Studio petroniano, dove era stato allievo del chirurgo Bartolomeo Maggi, archiatra del pontefice Giulio III e suo zio materno.
L’opera dell’Aranzio viene a inserirsi nella fioritura cinquecentesca della Scuola anatomica di Bologna ove egli ebbe quali illustri predecessori, nello Studio, l’Achillini e Berengario da Carpi, e ove fra i contemporanei cultori di studi medici e anatomici si ricordano l’Aldrovandi, il Varolio e il Ruini. L’anno stesso della laurea l’Aranzio venne nominato lettore presso la cattedra di chirurgia e tale incarico sostenne finché non gli fu affidata la cattedra di anatomia, il 27 settembre 1570, dalla quale insegnò per tutto il resto della sua vita, salvo brevi interruzioni durante le quali lo sostituì il Varolio.


il de humano foetu

Il “De humano foetu” (apparso nel 1563 vent’anni dopo l’opera fondamentale di VesalioDe Humani Corporis Fabrica“) costituisce un breve trattato di fisiologia della generazione e in particolare della gravidanza, condotto sulla base di una diretta osservazione anatomica. Nella terza edizione del 1587 si nota una più accurata e precisa trattazione degli aspetti morfologici che acquistano rilievo rispetto a quelli funzionali prevalentemente espressi secondo la fisiologia galenica. A ciò contribuì forse un più diretto contatto con le opere biologiche di Aristotele che in questa edizione vengono ripetutamente citate.
L’esigenza finalistica che spinge a definire di ogni organo l’uso specifico domina tutta la trattazione. La “sapientissima natura” ha così voluto l’aspetto spugnoso dell’utero perché in esso si contenesse maggior copia di sangue e di spiriti.


un osservatore di placente

Mentre la placenta, che in modo particolare attira il suo interesse di osservatore, è definita “iecur uteri” con esplicito riferimento alla sua funzione nutritizia e di purificazione del sangue analoga a quella dei fegato. L’interesse che l’Aranzio mostra per l’anatomia della placenta sembra sorga in lui dall’esperienza e dalle esigenze di medico che fra i primi nel ‘500 esercita quell’arte ostetrica lasciata per lunghi secoli nelle mani delle levatrici. Egli ci assicura così che quest’organo si stacca facilmente come un frutto maturo al momento dei parto, eventualmente con l’aiuto di una delicata tecnica manuale; rilevando poi che i vasi dell’utero non comunicano direttamente con quelli della placenta, non manca di notare quanto ciò sia vantaggioso per evitare gravi emorragie dopo il parto.


un pioniere della circolazione?

L’accurata descrizione che egli conduce sui vasi ombelicali e particolarmente sui rapporti di questi con il cuore fetale (congiunzione della vena ombelicale con la vena porta, dotto arterioso, ecc.) ha contribuito molto alla sua fama di anatomico. La quale secondo alcuni storici come il Portal ed anche il De Renzi è dovuta anche al suo inserirsi in quel gruppo di autori italiani che aprirono la via alla importante scoperta della circolazione del sangue. 


tratto da:

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *