Marco Aurelio Severino, chirurgo ed anatomista del seicento

MARCO AURELIO SEVERINO: chirurgo ed anatomista del seicento

Marco Aurelio Severino (1580-1656)

Marco Aurelio Severino (Tarsia, 2novembre 1580 – Napoli, 12luglio 1656) è stato lettore di Anatomia e Chirurgia nello Studio di Napoli dal 1622 al 1645, nonché medico di chirurgia pratica presso il Nosocomio degli Incurabili di Napoli.
Teorico e operatore diretto di una chirurgia attiva detta da lui stesso ‘del medicar crudo‘, fu valente anatomista e pubblicò la “Zootomia Democritea” la prima opera di anatomia comparata.
In occasione di un’epidemia di angina gangrenosa, probabilmente difterite, detta dagli spagnoli ‘enfermedad del garratillo‘, scoppiata nel corso del 1610, Severino applicò la tecnica della tracheotomia con l’uso di una cannula già proposta da Santorio Santorio


il “de recondita abscessum natura”

L’immagine, tratta dall’opera di Severino, mostra un paziente affetto da ‘ascesso muco-carneo’ in regione genitale.

Nel 1632 Severino pubblicò la sua prima opera chirurgica il “De recondita abscessum natura“, sulla natura nascosta degli ascessi: egli era convinto che la maggior parte delle malattie esitava con la produzione di un ascesso, nel cui concetto comprendeva forme differenziate di lesioni patologiche, quali formazioni innaturali, escrescenze, tumori e rigonfiamenti indipendentemente dalla natura e causa determinante.

Per quanto riguarda la terapia, Severino propose di evitare di ritardare l’apertura di un ascesso con bisturi (ferro) nel caso in cui abbia raggiunto lo stadio di maturazione, cioè se la materia che lo forma è ‘cotta‘. Tuttavia, se la materia permane allo stato ‘crudo‘, o se evolve lentamente, Severino non ha dubbi sul metodo di recidere l’ascesso per mezzo di un ferro rovente (ferro e fuoco), il cui calore trasmesso fa raggiungere a maturazione rapida la materia al grado di ‘cozione‘, mentre il ferro permette l’eliminazione chirurgia della lesione. 


alcuni casi di severino

La tavola mostra una gibbosità pulsatile aneurismatica descritta nell’opera “Sulla Natura recondita degli Ascessi” (“De recondita abscessuum natura” libri VIII, 1632) del chirurgo napoletano Marco Aurelio Severino.
La causa dell’ascesso – secondo il Severino gli aneurismi erano delle forme di ascesso – sarebbe da ascrivere ad un eccesso di Venere (quindi malattia sessualmente trasmessa di origine sifilitica) e la terapia consisteva nell’astinenza di Cerere e Bacco (cioè mangiare meno e non bere vino).

Un’altra tavola mostra il caso di idrocefalo osservato nel 1600 AD in un paziente di nove mesi. La tumefazione si era sviluppata dal quinto mese di vita.
Severino descrive anche sintomi convulsivi del piccolo malato e racconta come casi simili furono descritti anche dai medici arabi Albucasis e Razes (Rey, 865 – Rey, 925) oltre all’italiano Filippo Ingrassia.


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