Clisteri attraverso siringa: una breve storia

Clisteri attraverso siringa: una breve storia

A fashionable lady being given an enema by a charming young. Line engraving by Dicuelt.

Il clistere è una procedura con la quale un apposito strumento s’introduce attraverso l’ano dell’intestino retto del liquido medicamentoso a scopo evacuativo purificativo o lavativo. L’origine dell’invenzione dell’apparecchio, una siringa di stagno detta anche ‘serviziale‘, è discussa.

L’uso di un cilindro cavo con un pistone mobile per aspirare e iniettare liquidi era conosciuto in tempi remoti. Erone di Alessandria, vissuto circa 100 anni prima di Cristo, descrisse uno strumento che aspirava fluidi per effetto del vuoto, e in una traduzione latina del sedicesimo secolo della sua opera fu aggiunta la figura di una siringa per illustrare il testo originale.

Alcuni studiosi l’attribuiscono al famoso chirurgo arabo Albucasis, (nome in arabo Abu al-Qasim al-Zahrawi, 936-1013 dc) vissuto a Cordova nel X secolo; altri al medico vercellese Marco Gattinara, professore di medicina a Pavia del XV secolo.


albucasis

A man administers an enema to a baby. Reproduction of a painting by J.A. Garemyn, 1778.

La descrizione fornita da Albucasis non lascia dubbi. Lo strumento “è d’argento o d’avorio, cavo, con un lungo tubo sottile, come una sonda; interamente cavo con l’eccezione della parte finale. […] La parte cava contenente il pistone è esattamente di dimensioni tali da essere chiusa da questo, cosicché il liquido è aspirato quando lo si tira su, e quando lo si spinge giù è emesso in un getto.” Albucasis poi descrive come usare questo strumento per iniettare un fluido nella vescica del paziente attraverso l’uretra. Albucasis tuttavia non ne rivendicava l’invenzione. Però qualcuno ha attribuito l’invenzione della siringa per clisteri proprio al chirurgo arabo.


gattinara

Abraham Bosse: A young fashionable apothecary surgeon (clistere).

Nel diciannovesimo secolo si diffuse l’idea che la grande siringa degli speziali fosse stata inventata dal medico Marco Gattinaria, originario di Vercelli e attivo nella seconda metà del quindicesimo secolo a Milano e poi a Pavia ove fu anche professore universitario. Gattinaria (talvolta anche chiamato Gatenaria, Gatenara, Gattinaria o Gattinara) rimase famoso per il suo libro “De Curis Aegritudinum Particularium Noni Almansoris Practica Uberrima pubblicato per la prima volta (postumo) nel 1504 e poi numerose altre volte nel giro di un secolo. Questa opera commentava il nono libro dell’Almansor del celebre medico persiano Rhazes, vissuto tra il nono e il decimo secolo. Così facendo Gattinaria usava il metodo di molti medici illustri della sua epoca e posteriori, cioè quella di basare la propria attività e il proprio insegnamento sull’autorità dei medici preferiti del passato, nel suo caso quelli arabi. L’invenzione della siringa fu attribuita per la prima volta a Gattinaria nel 1840 dal chirurgo e autorevole storico francese Joseph-François Malgaigne nella sua introduzione a un’edizione delle Œuvres Complètes d’Ambroise Paré.


il gattinara secondo malgaigne

Malgaigne, che era un ammiratore di Gattinaria, scrisse tra l’altro:

Ciò che deve assicurare a Gatenaria una riconoscenza giusta e duratura è il fatto che è l’inventore di questo strumento così semplice e tuttavia così ingegnoso, così ben apprezzato da essere stato adottato comunemente in tutti i paesi, e col quale per la stessa ragione i medici non trovarono più confacente alla loro dignità sporcarsi le mani, in una parola, la siringa, che essendo adatta in tutte le sue diverse forme a una varietà di operazioni, è ancora oggi uno degli strumenti ai quali il chirurgo fa ricorso più spesso. Gatenaria descrisse la siringa sotto il nome di strumento per clisteri, e considerò anche necessario produrne un’illustrazione; ma, come la maggioranza degli inventori di quell’epoca, non osò introdurre nella pratica una così grande invenzione come proprio merito personale. Si rifugiò dietro Avicenna, che l’aveva descritta – egli disse – ma che era stato capito male da molti. Questa dichiarazione del modesto autore ci obbliga tuttavia a dichiarare che non c’è assolutamente alcunché di simile in Avicenna.

In una nota Malgaigne aggiunse che lo strumento descritto da Avicenna era la comune vescica attaccata a una cannula.


altre forme di clisteri

auto-somministrazione di clistere.

Prima dell’invenzione della siringa era in uso “la borsa per clisteri” una specie di vescica legata a una cannula, strumento che richiama molto le nostre perette di gomma. La pratica del clistere era frequente nell’antichità.
Lo storico greco Erodoto scrive che gli Egizi lo usavano una volta al mese a scopo di pulizia. Ippocrate in due suoi libri: “Sulla dieta salubre” e “Delle malattie” lo raccomanda per espellere gli umori nocivi. Allo stesso modo è consigliato da Paolo d’Egina, medico bizantino vissuto ad Alessandria nell’ VIII secolo.
Ma il vero abuso del clistere, la ‘siringa‘, fu nel XVII secolo, specialmente in Francia. Bouvard, medico di Luigi XIII, racconta che al re ne furono eseguiti ben 212 in un solo anno. Da un diario della salute di Luigi XIV, tenuto da medici, ne sono annotati un numero elevatissimo.


L’illuminismo

somministrazione di un clistere nel XVIII secolo.

Si vuole ancora che Madame de Maintenon, la famosa amante del re Sole, si facesse applicare un clistere durante la rappresentazione di una commedia. Sembra ancora che le dame della reggia di Versailles si facessero clisterizzare addirittura alla presenza dei gentiluomini di corte.

La bella Ninon de Lenclos, cortigiana d’alto bordo francese e ispiratrice del filosofo Voltaire, sosteneva che il clistere fatto tre o quattro volte al giorno con acqua al fior d’arancio essenza di rosa o di bergamotto, mantenesse la pelle fresca e bianca. Il clistere veniva applicato diluendo nell’acqua medicamenti diversi (di solito infusioni di fiori, foglie, semi e frutti di varie erbe medicinali) secondo le finalità terapeutiche perseguite, per cui si avevano clisteri aster purganti, analgesici, antinfiammatori, astirgenti, carminativi, ecc.)


il sedicesimo secolo

Joseph Kuhn-Regnier: An Enema illustration from The Works of Hippocrates; 1934.

Ambroise Parè, il celebre chirurgo francese del ‘500 descrive un apparecchio da lui costruito che consentiva alle donne di praticarsi il clistere da sé stesse, salvando in tal modo il proprio pudore. Nel sedicesimo secolo ormai la siringa aveva il favore della maggioranza dei medici e degli speziali, ma c’era ancora qualcuno che preferiva la vecchia borsa per clisteri, come Joannes Lange (Medicinalium Epistolarum Miscellanea, 1544).

La siringa comune però non era adatta all’autosomministrazione da parte del paziente, per cui già nel 1564 Ambroise Paré nei suoi Dix Livres de la Chirurgie presentò, accanto a una siringa normale, uno strumento inventato da lui per quello scopo. Questo sembra però uno strumento a gravità piuttosto che una siringa, perché si vede un coperchio per la parte cilindrica ma non un pistone. Nonostante ciò, Paré lo descrisse un po’ curiosamente come “altra siringa per una donna che sarà pudica, la quale potrà somministrarsi il clistere da sola“. 


IL SEICENTO

Clistere (vignetta del 1908).

Il grande medico e fisiologo olandese Reinier de Graaf, morto a 32 anni nel 1673, constatò che molti pazienti per pudore rifiutavano di farsi somministrare clisteri da estranei, ma trovò che tutti gli strumenti allora esistenti che consentivano l’autosomministrazione, come la vecchia borsa legata a una cannula, o le siringhe con cannule ricurve o ad angolo retto, avevano gravi inconvenienti e limitazioni. Perciò de Graaf decise di ideare e presentare un suo strumento, che era una siringa normale dotata di un tubo impermeabile flessibile interposto tra il cilindro e la cannula. Per questo de Graaf scrisse un trattato pubblicato nel 1668 come seconda parte del trittico De Virorum Organis Generationi Inservientibus, de Clysteribus et de Usu Siphonis in Anatomia e presentò anche un’illustrazione del suo tubo flessibile.
Un estimatore del clistere fu Francesco Redi, poeta e medico del granduca di Toscana, vissuto nel XVIl secolo.


EVOLUZIONE E DECLINO DELLA SIRINGA

Scène de lavement au XVIIIe siècle. Museo Nacional do Azulejo, Lisbonne.

Nonostante che siringhe di dimensioni gigantesche siano state mostrate innumerevoli volte nelle caricature, la siringa classica era raramente più grande di una bottiglia di vino. Tuttavia la siringa era piuttosto pesante, non sempre facile da manovrare e scomoda da portare in viaggio. Per queste ragioni varie persone ingegnose cercarono di migliorarla e anche di trasformarla in qualcosa di diverso. A quel punto gli speziali, ormai diventati farmacisti, non erano più coinvolti nel suo uso.

Nella prima metà del diciannovesimo secolo tre inventori inglesi si misero in competizione per produrre e propagandare nuovi strumenti per clisteri, superiori (secondo loro) a tutti quelli precedenti, e in particolare alla siringa tradizionale.


READ, JUKES E SCOTT

I loro nomi erano John Read (che non era medico ma aveva una particolare inclinazione per la meccanica), Edward Jukes (chirurgo e forte propugnatore dei clisteri) e James Scott (medico chirurgo fautore dei clisteri abbondanti e probabilmente l’autore più prolifico su questo argomento). Gli strumenti proposti da questi inventori erano straordinariamente simili, e tutti erano piccole siringhe usate come pompe con un’azione intermittente aspirante e premente.  Il primo di questi strumenti fu brevettato da Read nel 1820 e raccomandato in due suoi libri molto simili del 1824, An Appeal to the Medical Profession e A Vindication of Read’s Patent Syringe. Un apparecchio apparentemente quasi identico era apparso nel 1822 sotto il nome di Jukes, per cui Read lo giudicò un plagio e se ne lamentò. Jukes nel 1824 riconobbe in una lettera a Read la superiorità dello strumento originale del rivale, ma nel 1831 presentò un suo strumento dello stesso genere in On Indigestion and Costiveness.


READ, JUKES E SCOTT, EGUISIER E DECLINO

The enema (from illustrierte sittengeschichte vom mittelalter bis zur gegenwart) by Eduard Fuchs.

Scott pubblicò almeno sei libri sull’argomento dei clisteri e dapprima fece propaganda alla pompa di Read, ma poi consigliò un suo strumento in Instructions in the Use of Lavements for Preventing Confinement of the Bowels del 1832, e poco più tardi rivendicò personalmente il merito di tutti i perfezionamenti apportati per parecchi anni agli apparati per clisteri e si autodefinì il più grande esperto esistente in quel campo.

Nel 1846 il medico francese C. Éguisier presentò uno strumento chiamato da lui “irrigateur“, conosciuto anche molto più tardi sotto il suo nome e particolarmente utile per l’autosomministrazione dei clisteri. L’apparecchio, approvato dall’Académie Nationale de Médecine, era una grande siringa verticale munita di un rubinetto, di un tubo flessibile collegato a una cannula, e di un meccanismo azionato da una molla.

Tra la fine del diciannovesimo secolo e i primi decenni del ventesimo i nuovi enteroclismi a gravità e le perette di gomma soppiantarono tutte le siringhe per la somministrazione dei clisteri; ma la siringa, tornata a essere molto più piccola come ai tempi di Albucasis e munita di un ago cavo, si è diffusa enormemente per la somministrazione di medicinali attraverso la cute e quindi occupa di nuovo un posto importante nella storia della farmacia.

Un pensiero su “Clisteri attraverso siringa: una breve storia


  1. In materie di clisteri,mi interesserebbe sapere quale soluzione fosse impiegata per gli enteroclismi che venivano praticati “di routine” prima di ogni banale intervento in anestesia generale,fino alla metà degli anni ’90 circa.

    Mi risulta che si trattasse di una soluzione che si presentava come “molto schiumosa”.

    Per questo era popolarmente nota come “acque e sapone”,ma sicuramente NON poteva esserlo :
    il sapone che poteva essere usato (e veniva usato in tempi passati) era sapone neutro senza addittivi nè altro e quindi NON poteva essere “molto schiumoso”.

    Anzi di schiuma ne faceva pochissima ed al più si presentava come soluzione lattiginosa,piuttosto complessa da preparare : il pezzo di sapone doveva essere agitato fino a raggiunta saturazione,ossia finchè la soluzione non cambiava più “ad occhio”.

    Non poteva essere sciolto in altro modo : basta una piccolissima percentuale di sapone per saturare una soluzione acquosa e se si mette “il sapone in ammollo” rimangono particelle solide insolute che possono essere fonti di reazioni allergiche se arrivano nell’intestino.

    Pertanto,l’enteroclisma di “soluzione schiumosa”,somministrato “di routine” doveva contenere una sostanza diversa ed essere molto più semplice da preparare :qualcuno di voi ricorda di cosa si può trattare?

    Ho già individuato in realtà la possibile sostanza,ma vorrei delle conferme.

    Cordiali Saluti

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