Breve storia della Neurologia

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Esordi in Occidente

Encefalocentrismo: Alcmeone, Ippocrate e Platone, identificavano il cervello come sede del pensiero.
Cardiocentrismo: Aristotele riteneva che il centro del pensiero fosse contenuto nel calore innato, a sua volta contenuto nel ventricolo sinistro, il focolare del corpo, mentre i nervi (da intendere con come tendini) da qui si dipartivano, insieme ai muscoli, per raggiungere ogni parte dell’organismo. Lo stagirita riserva al cervello il ruolo di moderare la temperatura corporea e quello di ricettacolo delle sensazioni.
Per quanto riguarda la scuola alessandrina, sembra che Erofilo di Calcedonia avesse proceduto alla dissezione di cadaveri umani: egli distingue i nervi sensitivi e motori. Erasistrato elabora un sistema fisiologico che ritroveremo ampliato in Galeno.

Galeno di Pergamo (130-201 dc circa) enumera 7 paia di nervi cranici (in realtà sono 12). I suoi studi sull’animale lo portano a rivelare come una sezione completa tra la I e la II vertebra cervicale conduca a morte immediata, mentre una lesione a carico della colonna lombosacrale conduca a paralisi (flaccida) degli arti inferiori. Egli descrive il percorso del nervo laringeo nel maiale e nel definisce il collegamento con l’attività della fonazione. Secondo la fisiologia galenica, contenuta principalmente nelle opere “De usu partium corporis humani libri XVII” e “De Anatomicis administrationibus libri XV”, lo “spirito vitale”, formatosi nel cuore per affinamento dello “spirito naturale” originatosi nel fegato, viene portato dalle arterie carotidi, che qui si diramano in un intricato reticolo vasale, la “rete mirabilis”. In tale sede lo spirito naturale viene ulteriormente affinato, trasformandosi in “spirito animale” che, distribuito attraverso i nervi periferici, ritenuti cavi, dota il corpo di sensibilità e movimento.


Rinascimento 

Berengario da Carpi (1470-1550 circa), nella sua opera “Isagoges breves”, e Vesalio, nella sua “De humani corporis Fabrica” del 1543, negano l’esistenza della rete mirabile, assestando un colpo duro alle teorie galeniche ritenute indiscutibili fino ad allora.
La “Cerebri anatome” di Thomas Willis (1621-1675) contiene la più dettagliata e completa descrizione del sistema nervoso comparsa fino ad allora. Egli propone una nuova classificazione dei nervi cranici in dieci paia e da una descrizione molto dettagliata delle arterie della base cranica, il cosiddetto “poligono di Willis”. Egli comprende come l’occlusione di una delle arterie carotidi non debba necessariamente condurre a lesioni cerebrali proprio per l’azione di compensazione di questo poligono. Willis conia anche il termine neurologia.
Cartesio, nella sua opera “L’homme” del 1664 da la prima descrizione di un’azione riflessa. Questa si verificherebbe attraverso “la riflessione degli spiriti vitali” dalla cute alla ghiandola pineale e di qui nuovamente verso la periferia, al muscolo (esempio dell’arto troppo vicino al fuoco che si retrae in maniera immediata e senza intervento della volontà”).


encefalo


Il Seicento ed il Settecento 

Il XVIII secolo inizia con la prima osservazione della “decussatio piramidum” (1709) ad opera di Domenico Mistichelli e la descrizione nell’anno successivo dell’incrocio bulbare delle vie piramidali da parte di Francois Pourfour du Petit. Tali scoperte costituiscono le fondamenta anatomiche di certi quadri clinici (detto volgarmente: lesione del cervello destro = paralisi e anestesia sinistra).
Le acquisizioni più importanti del settecento riguardano però la neurofisiologia e l’anatomia patologica. Il caposcuola indiscusso nel primo campo è Albrecht von Haller (1708-1777) autore degli “Elementa physiologiae corporis humani”. Egli distingue “irritabilità” o contrattilità dalla “sensibilità”, descrivendo la prima come una proprietà comune a diversi tessuti, tra cui quello muscolare, e la seconda come funzione esclusiva del tessuto nervoso (“De partibus corporis humani sensibilibus e irritabilibus”) senza riferimento agli spiriti galenici.
Robert Whytt (1714-1766) descrive il riflesso pupillare alla luce e, nella sua opera principale, “An essay on the vital and ohter involuntary notions of animals”, opera una chiara distinzione tra azioni volontarie e involontarie. Egli, attraverso esperimenti sulla rana, stabilisce che il riflesso è mediato attraverso connessioni nervose che non si stabiliscono nel nervo o nell’encefalo, ma all’interno del midollo spinale.
Il volgere del secolo vede la nascita dell’elettrofisiologia grazie ai contributi di Luigi Galvani (1737-1798).
Il vescovo della Pomerania, Edwald von Kleist, aveva dimostrato nel 1745 che la carica di una macchina elettrica può essere trasferita in una bottiglia di vetro ed immagazzinata dentro. Il vescovo potrebbe essere stato una delle prime vittime dello shock da elettricità statica. Una volta caricate, queste macchine elettriche, sebbene primitive, immagazzinavano una grande quantità di elettricità statica. Un giorno, dopo aver spinto un’asta di ferro attraverso il tappo di una bottiglia riempita con mercurio, egli portò l’asta sulla parte conduttrice di una macchina elettrica. Il vescovo toccò accidentalmente il conduttore e provò immediatamente un violento shock sul suo braccio. La scossa di von Kleist fu sperimentata anche dai fisici dell’Università di Leida che conducevano ricerche con bottiglie cariche sotto la direzione di Pieter van Musschenbroek.
La notizia di queste esperienze richiamò l’attenzione dell’abate Nollet che, nello stesso periodo, studiò le possibili cause di questi incidenti. Jean-Antoin Nollet chiamò la bottiglia di vetro “bottiglia di Leida” e da allora quel nome si è conservato. La bottiglia di Leida divenne un importante strumento di ricerca negli anni successivi.
Alla fine del settecento vi è un diffuso interesse per i fenomeni elettrici. Si nota anche che certe specie di pesci, come le torpedini, sono in grado di produrre una scossa elettrica. John Hunter (1728-1793) fornisce, tramite dissezione, l’evidenza che la rete nervosa di questi pesci è particolarmente ricca e possiede strutture colonnari peculiari, dando un ulteriore vigore al quesito se l’impulso nervoso possa essere o meno di natura elettrica. L’opera di Galvani “De viribus electricitatis in motu musculari commentarius”, del 1791, conferma l’esistenza dell’elettricità animale e seppellì in maniera definitiva l’ipotesi galenica dello spirito naturale.
Decisiva per lo sviluppo della medicina è l’adozione del metodo anatomo-clinico nello studio delle malattie, importantissimo contributo dovuto all’opera di Giovanni Battista Morgagni (1682-1771) “De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis”. Nel primo libro di quest’opera egli pone i fondamenti della moderna neuropatologia.
In ambito clinico, William Cullen (1712-1790) respinge la teoria umorale classica e, con la sua opera “First lines of the practice of phisic”, egli elabora una classificazione tra affezioni “spastiche” e “adinamiche”, dovute rispettivamente all’eccessiva o carente energia nervosa.


L’Ottocento e il Novecento 

Il XIX secolo vede raccogliersi un’imponente messe di acquisizioni in campo neurologico, in ambito sia clinico che della ricerca di base. Essenziali sono le applicazioni delle nuemerose innovazioni tecnologiche che si rendono via via disponibili per la ricostruzione delle complesse connessioni delle vie nervose: introduzione delle lenti acromatiche; impiego di nuove e sempre più performanti tecniche di fissazione e colorazione tessutale (Reil, Blum, Gudden, Weigert, Nissl, Golgi); studio della degenerazione delle fibre (Waller).
Nel 1809 Luigi Rolando pubblica “Saggio sopra la vera struttura del cervello dell’uomo e degli animali” in cui appare un’accurata descrizione delle circonvoluzioni cerebrali e della scissura omonima.
Prima Charles Bell e poi Francois Magendie, tra il 1811 e il 1822, identificano la funzione sensitiva delle “radici midollari posteriori”
Teodor Schwann descrive nel 1838 la guaina mielinica, mentre un anno prima Jan Evangelista Purkinje aveva identificato le cellule nervose del cervelletto.
Nel 1850 August Waller dimostra che la sezione di un fascicolo nervoso provoca la degenerazione del suo tratto distale, e questa scoperta fornirà la base per lo studio del decorso delle vie nervose.
Il metodo di colorazione tramite impregnazione argentica di Camillo Golgi (1843-1926) permette di ottenere nitidi immagini neuronali. Nella diatriba tra coloro che sostengono che esistono delle soluzioni di continuità e coloro che ritengono che le cellule nervose formano una sorta di reticolo interconnesso, Golgi (sbagliando) si schiera con i secondi. Heinrich Waldeyer (1827-1921) sostiene il concetto di autonomia della singole cellula nervosa, che chiama per la prima volta “neurone”, e che descrive come costituito da un corpo cellulare provvisto di una porzione afferente, i dendriti, e una porzione efferente, l’assone. Santiago Ramon y Cajal (1852-1934) porrà fine alla diatriba in una maniera curiosa: egli dimostra che il neurone è un’entità singola utilizzando la tecnica dello stesso Golgi.
Franz Gall (1758-1828) e Johann Spurzheim (1776-1832) dimostrano per primi che la sostanza bianca è costituita di fibre nervose e postulano l’esistenza di differenti centri per le diverse funzioni cerebrali, perfino in maniera eccessiva, arrivando ad ipotizzare numerosissimi centri cerebrali per “funzioni” quali il senso dell’amicizia e l’ambizione.
Riguardo ad una funzione cerebrale, Pierre Paul Broca (1824-1880) localizza nella terza circonvoluzione frontale sinistra il centro motorio del linguaggio che da lui prende il nome.
Tra le scoperte del XX secolo ricordiamo Edgar Adrian e Charles Sherrington per i loro studi sulle funzioni sinaptiche; Henry Dale e Otto Loewi per aver dimostrato la trasmissione chimica dell’impulso nervoso; l’introduzione dell’elettroencefalografia (H. Berger, 1929); la descrizione di “homunculus motorius” ed “homunculus sensitivus” ad opera di Penfield e Rasmussen nel 1957; l’introduzione della diagnostica per immagini nello studio delle funzioni e patologie neurologico dal vivo (TAC nel 1961; SPECT, PET, e RMN).

 



FONTE 1: “Storia delle discipline Mediche” a cura di Damiano Rondelli, 2001, HIPPOCRATES Edizioni Medico-Scientifiche S.r.l; pagg. 167-188.
FONTE 2: “The History of Cardiology”, di Louis Acierno (per quanto riguarda la storia della bottiglia di Leida.)

Articolo riassuntato dal dr Concetto De Luca (11/11/2013) 

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