L’Homunculus di Penfield: una nota sulla cartografia cerebrale

L’HOMUNCULUS SOMATOSENSITIVO HA DA POCO COMPIUTO 80 ANNI

 
disegno del primo homunculus somatosensoriale (1937)

Nel 1937, il neurochiurugo canadese Wilder Penfield (1891-1976) e Boldrey pubblicarono un documento di eccezionale importanza (“Somatic motor and sensorv representation in the cerebral cortex of man as studied by electrical stimulation“) sulla rivista Brain.

I due descrissero il loro lavoro sugli effetti della stimolazione della corteccia cerebrale nell’uomo, procedure che vennero effettuate come manovre esplorative per definire l’area appropriata per il gli interventi chirurgici programmati.
Essi confermarono la topografia precisa della localizzazione corticale, e furono in grado di collegare la stimolazione di una parte discreta del cervello con i fenomeni motori e sensitivi che influenzano una particolare parte del corpo. La ricerca successiva sull’argomento confermò la scoperta di Penfield e Boldrey, ma questo nuovo concetto, che fu mostrato in maniera grafica particolare creò anche una serie di problemi imprevisti.

la rappresentazione (Topo)grafica

disegno del successivo homunculus somatosensoriale (1950)

Per rappresentare la topografia delle loro osservazioni, gli autori si allontanarono dalla rigorosa descrizione testuale degli effetti della stimolazione del cervello e raggiunsero uno straordinario salto concettuale: un’artista, la signora H. P. Cantlie, venne impiegata per disegnare un homunculus sensitivo e un motorio.

Questo primo homunculus (vedi prima figura) fu creato per dare “un’immagine visiva della dimensione e della sequenza delle aree corticali”. Essa era simmetrica nella forma ed illustrava insieme le caratteristiche motorie e sensoriali: cosa veramente ambigua e che creava confusione.
Tredici anni dopo, nella loro monografia intitolata “The cerebral cortex of man“, Penfield (questa volta con Rasmussen) illustrò in un altro modo la mappa corticale dell’homunculus somatosensitivo, con una sezione traversale, quella che è diventata una vera e propria icona della neurologia (vedi seconda figura) .

tratto da:
  • Penfield’s homunculus: a note on cerebral cartography” (G. D. Schott, 1993)

 

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