La scuola di Alessandria


LA SCUOLA medica ALESSANDRINA


 (Storia di una rivoluzione scientifica fallita)


Forse non esiste città al mondo la cui storia sia legata in maniera indissolubile allo sviluppo della cultura e delle scienze come Alessandria d’Egitto. Eccone i tratti salienti della sua storia dalla fondazione fino al XIX secolo. 


Alessandria d’Egitto 


Alessandria d’Egitto (arabo “al-Iskandariyya”), Metropoli del mondo antico, oggi la seconda città del moderno Egitto (5.000.000 ab. nel 2006), capoluogo dell’omonimo governatorato, sorge a una ventina di km dalla sezione più occidentale del delta del Nilo, su un lembo di terreno sabbioso che separa il lago litoraneo Maryut dal Mediterraneo. L’isoletta di Faro (in arabo “Ras et-Tin”), congiunta alla terraferma da una diga (lunga circa 1200 m), determina due golfi: l’orientale, il ‘porto grande’ degli antichi, di scarsi fondali, oggi frequentato soltanto da piccole imbarcazioni; l’occidentale, di costruzione moderna, protetto da un frangiflutti esterno, con un ampio specchio d’acqua, 12 km di banchine e buoni fondali, vasti depositi e magazzini.
La città fu fondata da Alessandro Magno nel 332-331 a.C.; con i primi Lagidi (Tolomeo I e II) divenne una grande realtà monumentale e urbanistica, accolse le spoglie del fondatore e sostituì Menfi come capitale dell’Egitto ellenizzato. Fin dal tempo del primo Tolomeo cominciarono a sorgere, nel quartiere reale, il Museo e la Biblioteca, due delle più grandi istituzioni culturali dell’antichità. Tutti i successivi sovrani Lagidi contribuirono all’incremento e abbellimento della città, che ebbe non solo nelle costruzioni, ma nella lingua, negli ordinamenti e nelle leggi un carattere prettamente greco sino alla fine del mondo antico.
Passata con Augusto a far parte integrante dell’Impero romano, fu sede del governatore della provincia imperiale d’Egitto e oggetto delle premure di Augusto stesso, di Adriano e di Antonino. La decadenza cominciò sotto Caracalla, si accentuò con Aureliano e con Diocleziano. Sotto Traiano vi fu una violenta rivolta di Giudei.
I secoli IV e V videro l’affermazione del cristianesimo e la secessione monofisita fra tumulti e distruzioni in cui perì buona parte del patrimonio monumentale antico.
Nel 619 AD, dopo un rovinoso assedio, il persiano Khusraw II strappò Alessandria all’Impero d’Oriente, a cui un decennio dopo la recuperò Eraclio.
Nel 642 vi entrò il conquistatore dell’Egitto, Amr ibn al-As: a partire da quel periodo il centro politico e amministrativo d’Egitto tornò a spostarsi a Sud del delta (al Cairo) e Alessandria divenne centro secondario, cui tuttavia la posizione sul mare serbava importanza economica e militare.
Nel sec. VIII vi si rifletté la contesa fra Omayyadi e Abbasidi; fra 811 e 827 vi si insediarono avventurieri e pirati musulmani provenienti dalla Spagna.
Nel 1166 la città fu assediata da Amalrico re di Gerusalemme, appoggiato da una flotta pisana e dal visir fatimida Shawar, contro una guarnigione sira comandata da Saladino. La decadenza si accentuò sotto i Mamelucchi e i Turchi, che usarono le rovine dei monumenti antichi come materiali per le moschee e le fabbriche di Costantinopoli.
Il dominio di Mohammed Ali, seguito alla spedizione francese d’Egitto del 1798-1801, diede inizio alla ripresa della città, continuata poi per tutto il 19° secolo 
[1]


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La Biblioteca di Alessandria 


La Biblioteca reale di Alessandria fu la più grande e ricca biblioteca del mondo antico ed uno dei principali poli culturali ellenistici.
Andò distrutta nell’antichità, probabilmente più volte tra l’anno 48 a.C. e il 642 d.C.; in suo ricordo è stata edificata, ed è in funzione dal 2002, la moderna Bibliotheca Alexandrina.
La Biblioteca di Alessandria fu costruita intorno al III secolo a.C. durante il regno di Tolomeo II Filadelfo. Questo polo culturale, annesso al Museo, era gestito da un “sovrintendente”, ruolo di grande autorità. Il sovrintendente era nominato direttamente dal re (il primo filologo ad occupare tale carica fu Zenodoto di Efeso). Questi dirigeva una squadra di preparatissimi grammatici e filologi che avevano il compito di annotare e correggere i testi delle varie opere. Di ciascuna opera si redigevano delle edizioni critiche, che venivano poi conservate all’interno della Biblioteca. Si suppone che al tempo di Filadelfo i rotoli conservati fossero circa 490.000 (quando non bastò più lo spazio, venne costruita una seconda struttura, la Biblioteca del Serapeo) 
[2].
È probabile che l’ideazione della biblioteca sia stata di Tolomeo I Sotere, che fece edificare anche l’annesso tempio delle Muse, il “Museo”. La biblioteca fu arricchita nel tempo tra IV e I secolo a.C.
Questo fatto sarebbe comprovato dalla “
Lettera di Aristea”, la quale attribuisce l’iniziale organizzazione della biblioteca a Demetrio Falereo, amico di Teofrasto e allievo di Aristotele, la cui biblioteca sarebbe servita da esempio per l’ordinamento di quella di Alessandria.
Secondo le fonti, Demetrio fu cacciato da Tolomeo II (figlio di Tolomeo I) all’inizio del suo regno ed è quindi probabile che i lavori di costruzione della biblioteca iniziarono già sotto Tolomeo I.
Sicuramente è da attribuire al Filadelfo l’impulso dato all’acquisizione di opere, soprattutto con il cosiddetto “fondo delle navi”. Questa raccolta deve il suo nome al fatto che, secondo un editto faraonico, tutti i libri che si trovavano sulle navi che sostavano nel porto di Alessandria dovevano essere lasciati nella biblioteca in cambio di copie 
[3].
Costruita nel Brucheion (Quartiere Reale) nello stile del 
Liceo di Aristotele, adiacente al Museo, la Biblioteca comprendeva probabilmente (la struttura non ci è nota) un Peripato, gardini, una sala da pranzo oltre a sale di lettura e di conferenze

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raffigurazione del rogo del 391 dc della Biblioteca

 

 La scuola medica di Alessandria 


Afferma il 
Pazzini [4]: La medicina, come le altre scienze, emigrò dalla Grecia in Alessandria, ivi formando appunto una scuola che fu il primo vero focolaio di studio basato sull’esperimento biologico.
Insieme con questo, la scuola alessandrina tributa sommo onore ad 
Ippocrate, anche se, isolatamente, qualcuno si azzardò a scostarsi dai suoi dettami. Nella sua biblioteca infatti si conservarono e si studiarono i suoi libri, risollevando anche la medicina clinica a grande onore.
Ma fu specialmente l’anatomia (e con questa anche la fisiologia, per quel tanto che si poteva) a trarre vantaggio da questo magnifico impulso degli studi. Fu fatta colpa agli Alessandrini, di aver ricorso a vivisezioni per conoscere la struttura e la funzione degli organi. Se ciò fu vero, se può apparire inumanità l’aver affidato a un medico un condannato a morte che, invece degli strazi di una esecuzione, spesso atroce, veniva prima addormentato e quindi ucciso nel sonno (sorte, invero, meno crudele) devesi con ciò, riconoscere che fu grande il “furor studendi” di quei medici. In Alessandria, difatti, si compiono scoperte anatomiche che hanno quasi del meraviglioso, scoperte che, dimenticate, dovranno essere ritrovate nel più tardo Rinascimento o anche in epoche moderne. In Alessandria ebbe il primo spunto l’anatomia patologica, quella scienza che, dopo lungo intervallo, dovrà fiorire in Italia ed avere la sua rinascita nel secolo XV. La semeiotica ha il suo sviluppo con l’osservazione più accurata del polso, già adombrata da 
Prassagora di Coo.
Il 
Puccinotti [5] prima di descrivere la “scuola di Erasistrato” fa un preambolo molto interessante.
Egli inizia con una polemica verso coloro che chiama “gli storici”, i quali avrebbero affermato che né presso le Scuole mediche orientali, né verso gli 
Asclepiei si poteva praticare l’anatomia, a ciò indotti dalla forma sacerdotale di tali istituti, e che tale pratica (compresa la possibilità concessa ad Erofilo di “notomizzare i vivi malfattori”) fu permessa ad Erofilo ed Erasistrato grazie al favore dei Re. Il Puccinotti risponde a tali affermazioni con la sua verità storica, sostenendo che i due scienziati non avrebbero avuto successo nel Museo di Alessandria se non fossero stati “innanzi preparati e maturati a quel punto nelle Scuole Asclepidee della Grecia”. Infatti, continua il Puccinotti, Erofilo fu avviato “nelle cognizioni e negli esercizi anatomici” da Prassagora, ultimo della confraternita sacerdotale di Coo”, mentre Erasistrato “usciva dalle Scuole di Crisippo di Cnido e di Teofrasto, dove “avea tratto a zelo e perizia nel notomizzare”.
Dunque, nel preambolo di Puccinotti, la vecchia anatomia Egizia, conservata nel Serapeo del Museo di Alessandria, sotto i riti sacerdotali, si incontrò ai tempi dei Tolomei con l’anatomia giovane e piena di speranze ed educata e cresciuta entro gli Ospizi Asclepidei della Grecia, e grazie a questo “incontro” Erofilo ed Erasistrato seppero accrescere la stessa anatomia dentro al nuovo “Instituto Alessandrino” (forse lo stesso Serapeo), per “decreto” degli stessi Tolomei, presieduto da un Sacerdote supremo, “onde mantenere nel nuovo Museo le forme e costumanze antiche egiziane”.
Il ruolo dei Tolomei nel favorire la pratica della dissezione viene sminuito dal Puccinotti, il quale sostiene che gli storici a riguardo non altro alcune prove se non un passo di Plinio

in Aegypto, Regibus corpora mortuorum ad scrutandos morbos insecantibus

Del resto prosegue Puccinotti, è tanto incerto il preteso singolare favore accordato dai Tolomei allo studio dell’anatomia che nessuno degli antichi storici del Museo o di Alessandria ne fa menzione; e si ignora persino in “quale gigantesco stabilimento”, se vi fosse il locale destinato alle sezioni e lezioni di anatomia, mentre tutti gli appartamenti noti del Museo, il Bruchium, il Poseidon, il Paucion, l’Homerion, il Sebasteum, il Claudium, il Didascaleon, ebbero “tutt’altra destinazione fuori che quella di sezionare i cadaveri”.
Dice il Puccinotti che è per “semplice congettura” che si può supporre che gli studi e le lezioni di Erofilo ed Alessandro avvenissero nel Ginnasio eretto da Alessandro, che sotto i Tolemaidi fu quasi sempre deserto, o in qualche parte del Serapeo, confinante con la Necropoli, in cui i sacerdoti “praticavano l’antico rito orientale del sezionare e imbalsamare i cadaveri”. Il Puccinotti sempre tendere per l’ipotesi del Serapeo come luogo in cui si praticavano le dissezioni allorchè scrive

“E qui dove le due anatomie, la greca e e la orientale si incontrarono; quella zotica maestra dovette confondersi e lasciarsi sopraffare e vincere dalla prode sua alunna per tutto il tempo avvenire”.


Puccinotti prosegue il suo preambolo contestando le affermazioni (attribuite a 
Cornelio Celso e Tertulliano) secondo cui Erofilo avrebbe praticato la dissezione su persone vive. Egli cerca di smontare tali “favole” appoggiandosi alle tesi dello Sprengel [6] per quanto riguarda Celso e scostandosi poi riguardo alle affermazioni dello stesso Sprengel su Tertulliano. In buona sostanza, come lo Sprengel, Puccinotti afferma che non si può credere che Alessandro e poi i Tolomei, nel paese del culto di Iside, avessero potuto favorire la pratica della vivisezione sugli uomini ferendo il sentimento religioso sia degli Egizi che dei Greci. Ma a differenza dello Sprengel che (“malignamente”) sosteneva che “a diffonderla [tale favola] in seguito [dopo Celso] si adoperarono i creduli Padri della Chiesa”, citando Tertulliano, il Puccinotti afferma che Tertulliano era sì “avverso ad Erofilo” ma mai sostenne che costui “notomizzato avesse uomini vivi”. Puccinotti, interpretandone le parole, dice che Tertulliano voleva fare notare come Erofilo con tutte le sue seicento sezioni non poteva essere giunto a conoscere perfettamente la naturale costruzione della macchina umana, dal momento che la morte induce notevoli cambiamenti così come notevoli cambiamenti “artificiali ne induce lo stesso scalpello anatomico”. 


[A mio parere questo preambolo del Puccinotti è molto interessante e sembra finalizzato a porre l’attenzione su tre argomenti focali: 1) l’anatomia non nacque per merito dei re alessandrini, ma fu l’incontro di due culture sacerdotali; 2) gli alessandrini non praticarono mai la dissezioni su persone vive; 3) il cristiano Tertulliano non affermò mai che gli alessandrini praticarono la dissezioni su persone vive. (Concetto De Luca)] 



Sempre il Puccinotti, nella sua “Storia della Medicina” 
[7], scrive che nonostante il dogmatismo post-ippocratico

Pure la Grecia era giovane ancora, e poteva, se il macedone conquistatore non l’avesse a forza sposata col canutissimo Oriente, dare ancora per altri secoli una prole di ingegni fresca robusta e degna della gloriosa Nazione. Ma tanto la filosofia che la medicina trapiantate dagli Asclepiei di Cos, e dai Ginnasi, e dai Licei, e dalle Terme e dalle mediche officine di Atene entro allo sterminato e babilonico Museo di Alessandria, si sostennero finchè il buon sangue portatovi continuò loro ad animare i nobili e vivaci spiriti; ma a poco a poco dovettero cedere all’invincibile impero dei nuovi usi e dei tempi nuovi, ed invece di grecizzare l’oriente, siccome era forse pensiero di Alessandro, coll’oriente si confusero in maniera da non rimanere quasi più sembianza veruna“. 


Quando noi medici (così prosegue il Puccinotti) diciamo Scuola Alessandrina, intendiamo le sole mediche istituzioni di Alessandria; ma filosofi, matematici, letterati, teologi, filologi, musici e grammatici intendono la Storia del famoso Museo eretto da Tolomeo Sotero, entro il quale tutte queste discipline erano con fasto asiatico riunite, professate e insegnate con anfiteatri, sale accademiche, biblioteche di 700.000 volumi, templi dedicati a Serapide ed Iside, la corte dei Re annessa, e “sepulcreti” delle famiglie reali.
La storia del grande Museo, che Filostrato, meglio di ogni altro chiamò Convito Egiziano, si estende dal primo Tolomeo sino alla caduta di Alessandria sotto l’invasione bizantina, comprendendo così circa nove secoli (293 ac – 641 dc). Il Matter divide questi nove secoli in tre periodi che chiama di dominazione Greca; ed un quarto di dominazione Romana; in un quinto periodo d’impero del cristianesimo sotto Costantino; in un sesto che finisce all’entrata dei maomettani in Alessandria.” 



  • Il Puccinotti continua affermando che tale suddivisione mal si adatta a quella della storia della medicina, e prosegue con una propria distinta in tre periodi:
    1) 
    Periodo Greco: che comprende le istituzioni di Erofilo ed Erasistrato, e la Scuola degli Empirici, nella quale una parte di bontà greca si trasfuse nel metodo, degenerando in un pretto orientalismo. Dal 293 ac sino all’Era Volgare.
    2) 
    Periodo della Medicina e Filosofia Ermetica Alessandrina, ossia dei Neo-Pitagorici e Neo-Platonici, e della conservazione di molta parte di Medicina e Filosofia greca, per opera dei Padri Cristiani, entro al “Didascaleon” del Museo. Dall’Era Volgare fino al 360 dc.
    3) 
    Periodo dei cosiddetti Greci posteriori. Da Oribasio sino a Paolo d’Egina. Dal 360 sino al 634 dc.
    Il Puccinotti intravvede una sorta di decadenza progressiva nel passaggio dalla cultura greca a quella orientale. Infatti sostiene che Erofilo, Erasistrato, Stratone di Lampsaco ed Euclide da sé soli avrebbero potuto sostenere la greca sapienza nelle scienze mediche, nelle zoologiche e fisiche, e nelle matematiche.

Ma da Erofilo, prosegue il Puccinotti venne Filino di Cos, e da questo Serapione che, dichiarando inutile il fondamento anatomico del maestro, distrussero e predicarono un empirismo, che, desumendo fatti alla rinfusa in mezzo alla superstizione pratica della medicina demotica orientale, degenerò in ciarlataneria e obbrobri terapeutici. Erasistrato ed alcuni della sua scuola si salvarono, abbandonando Alessandria dalla corruzione orientale; ma come il loro maestro così essi, non raccogliendo completamente la greca medicina di Ippocrate, non poterono rappresentarne che una sintesi precoce e viziosa. 


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un’altra ricostruzione della biblioteca di Alessandria


Questo è il duro commento del Puccinotti verso “l’abbandono” della via maestra greca.
Prosegue il Puccinotti: Gli Erasistratei che si trovarono o rientrarono in Alessandria, quando a Tolomeo VII piacque di riaprire il Museo che poco prima aveva chiuso, e richiamò i sapienti che aveva espulso, o divennero “Empirici” o si votarono agli ozi della Biblioteca del Bruchium, a compilare glossari o a commentare i libri delle scuole mediche “a loro talento”.
Stratone di Lampsaco, discepolo di Teofrasto, aveva nel Museo una sala di preziosi oggetti di Storia Naturale da ordinare e descrivere; ma Tolomeo, più letterato che naturalista, non favorì questo studio, e la Zoologia in Alessandria divenne un goffo commento ai libri che Aristotele e i suoi discepoli, a suo nome, avevano lasciato all’esame degli scienziati.
Arduamente, quasi con grido di dolore, il Puccinotti arriva ad affermare che Euclide, educato in Atene, dopo la grande Scuola di Platone, da cui era uscita la teoria delle sezioni coniche, della geometria trascendente, dei luoghi geometrici, e l’insegnamento della stereometria, entrato come maestro delle matematiche nel Museo, poteva con il suo solo esempio e la severità del suo metodo trattenere i medici greci nel sistema sperimentale; ma perduta di vista l’unità della scienza, distaccata che ne ebbero questi la Patologia, il dogmatismo subentrò al metodo geometrico, e teorizzando con le filosofie, ne prepararono la decomposizione in tante specialità sulle quali più facilmente l’orientalismo distese in seguito il suo dominio.
Il giudizio del Pazzini appare più favorevole, anche in sostanza non si discosta di molto da quello del Pucinotti riguardo alla decadenza della scuola medica alessandrina: Erasistrato fu un vero caposcuola. Ebbe discepoli numerosissimi in Alessandria, e il suo insegnamento si ripercosse per oltre tre secoli. Le sue opere, però, sono andate tutte disperse, essendo rimasti solo frammenti che si trovano specialmente nell’opera di Galeno. È noto che egli scrisse parecchi libri, sulle malattie dell’addome, sull’emottisi, sulla maniera di conservare la salute, sulla pletora, sulla gotta, sulla paralisi, oltre a molti libri di anatomia.
Un terzo nome, sebbene meno glorioso dei due precedenti, è quello di 
Eudemo che, a testimonianza di Galeno, fu molto fecondo nelle scoperte anatomiche. Eudemo fu contemporaneo di Erofilo ed Erasistrato.
I discepoli di Erofilo e di Erasistrato formarono due sette chiamate degli “Erofilici” e degli “Erasistratici”. Queste sette non fecero altro che seguire pedissequamente i maestri, e senza nulla aggiungere di nuovo, si limitarono a commentare i testi già esistenti, ma fu ben strana questa sorte, quella di queste scuole, poiché mentre seguivano pedissequamente il detto dei maestri, fu proprio da quella degli Erofilici che derivò un forte impulso alla contestazione degli “Empirici”.
 



FONTI 
[1] http://www.treccani.it/enciclopedia/alessandria-d-egitto/
[2] 1. Lionell Casson, Libraries in the Ancient World, Yale University Press (2001), passim e s.v.; consultato anche in trad. ital., Biblioteche del mondo antico, Sylvestre Bonnard (2003).
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_di_Alessandria
[4] Adalberto Pazzini: “Storia dell’Arte Sanitaria”, Minerva Medica, pag. 185
[5] Francesco Puccinotti: “Storia della Medicina”, vol 1, libro terzo, cap. III, pagg. 516-520
[6] Kurt Sprengel: “Storia prammatica Della medicina” T. II, pag. 273
[7] Francesco Puccinotti: “Storia della Medicina”, vol. I, libro III, cap. I, pagg. 509-513

Articolo scritto da dr Concetto De Luca (28/2/2014) 


 

 

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