La Scuola Dogmatica


I Razionalisti



Riferisce il Pazzini nella sua “ Storia dell’Arte Sanitaria” che questo appellativo

“va inteso nel giusto valore, in quanto che non devesi intendere, con esso, quel dogmatismo che inaridisce nell’ipsedixismo ogni ulteriore sviluppo, pago esclusivamente di seguire il detto di chi si è scelto ad oracolo dottrinario, sibbene quella corrente di pensiero che, partendo da una base solidamente gettata, da essa prosegue ampliandone le vedute ed i confini”. 


Asserisce Galeno nel libro “Ab sanguinis in arteriis natura contineatur” che, nello studio e nell’interpretazione dei fenomeni naturali, vi sono due generi di indagatori:

“Vi sono coloro che a causa delle cose sconosciute dubitano anche di quelle che sono note. Altri, a causa delle cose note, asseriscono anche le ignote. I primi sono gli scettici. I secondi sono i dogmatici.” 


L’importanza di questa “scuola” sembra essere, talvolta, sottovalutata, forse perchè è considerata come un periodo di passaggio, di assestamento, proemio quasi, della ben più luminosa affermazione del pensiero scientifico, che sarà la scuola di Alessandria. 
Nella scuola dogmatica, le due visioni [quella “italiota”, siciliana ed empedoclea, che si volgeva alla filosofia della natura, mantenendosi in un campo di pura astrazione razionalistica, pur ricordando i primi tentativi di indagine alcmeoniana, e quella di “marca greca”, che volgeva il suo interesse prettamente al malato, la clinica e l’interpretazione patogenetica] si fusero, dando spunto ad una iniziale completezza di veduta, che in seguito dovrà sempre più rafforzarsi. 
Infatti, già nella scuola Siciliana, Empedocle aveva delineato la dottrina dello pneuma. In una successiva interpretazione, lo “pneuma” diventa aria (come appare nel “Timeo” di Platone), la quale altro non è che l’evaporazione del fuoco di Eraclito; l’aria, penetrata nell’organismo attraverso la bocca e le narici, giunge al cuore dal quale si spande per tutto il corpo allo scopo di presidiare le funzioni della vita fisica e psichica. 
Questo concetto, attraverso alcuni rilievi di Empedocle, Filistione di Locri e, sembra, dello stesso Platone, si delineò nella scuola dogmatica, e lì, sposandosi con l’umoralismo, generò quel “complesso pneumatico-umorale” che rimase in seguito. Così pure, in quella scuola furono gettate le basi per l’ulteriore sviluppo del concetto del movimento sanguigno, con la definizione del cuore quale sorgente del sangue e stazione centrale dello pneuma, e con una distinzione delle grosse vie sanguigne. 
Oltre a qualche modifica al concetto di patologia, ed a qualche perfezionamento ala chirurgia, questa scuola dette un primo serio impulso allo studio dell’anatomia e, per prima, vide un sistematico valore semeiologico nel polso, delineandone una dottrina ed aprendo in tal modo una nuova strada a questa indagine che dovrà acquistare, in seguito, valore fondamentale. 
La scuola Dogmatica ebbe inizio subito dopo la morte di Ippocrate, con i discendenti diretti da lui: i figli, Tessalo e Dracone, e il genero, Polibo. Essa durò fino al 310 ac, epoca nella quale la filosofia stoica, infiltrandosi nella scuola medica, ne alterò i principi e ne travisò la fisionomia, facendone un semplice attributo del filosofo pratico, il quale aveva l’obbligo di conoscere a fondo la natura e l’uomo onde poter effettuare la completa coesione tra quest’ultimo e l’universo. Con questa infiltrazione, cessò quella serena ed equilibrata visione della conoscenza, instaurata dalle scuole italiote e completata da quelle greche. 
Tessalo prestò le sue cure alla corte di re Archelao di Macedonia. Fiorì intorno al IV secolo ed è da considerarsi il principale fondatore della scuola dogmatica. La critica lo ritiene autore del libro “Sulle Malattie” del Corpus Hippocraticum, del secondo, quinto, sesto e settimo libro delle “Epidemie” e del secondo dei “Prorretici.” 


Alla scuola dogmatica appartennero, in seguito, altri medici più o meno importanti, quali Diosippo di Coo, Apollonio, Filistione di Locri, Prassagora di Coo, Diocle di Caristo. Questi ultimi due, specialmente, furono i più rappresentativi esponenti di essa. 


Diocle di Caristo fu, tra i dogmatici, colui che maggiormente coltivò l’anatomia. Nacque a Caristo, nell’Eubea, nel IV secolo ac. Fu detto il più grande medico dell’antichità, dopo Ippocrate. 
Insieme con l’anatomia, egli studiò anche l’embriologia, la terapeutica e la tossicologia. 
Come Galeno mise già in evidenza, a suo tempo, l’anatomia di Diocle è ben lungi dall’essere completa e impeccabile. Tuttavia il suo sforzo di rimettere in auge i pensiero anatomico merita di essere segnalato. 
Diocle corresse errori di angiologia e asserì che dal cuore partono due sistemi di vasi, a vena cava e la grossa arteria contenente sangue ed aria. 
Si occupò degli organi della generazione, sebbene mostrasse di non aver visto l’utero umano, che asserisce essere munito di cotiledoni. 
Chiamò con il nome di meningi tutte le membrane del corpo. 
Per quanto riguarda la vitalità del feto, egli affermò che aveva principio al settimo mese. 
In fisiologia si occupò della respirazione, della generazione, della sanguificazione, riconoscendo quale origine del sangue gli alimenti trasformati dal fegato. 
Si occupò anche della digestione, che considera come una decomposizione degli alimenti. Seguendo la scuola siciliana, egli dette molta importanza allo pneuma che ripose nella metà sinistra del cuore. 
Diocle si occupò anche di dietetica, tanto da essere compreso tra i migliori scrittori dell’antichità su questo argomento, dopo Ippocrate. 
Scrisse anche un’opera di argomento igienico. 
Come terapeuta, egli scrisse un’opera intitolata “Rizotomikon”, ossia una specie di manuale per erborista, lo scritto greco più antico sull’argomento. La terapia, tuttavia, non differisce molto da quella di Ippocrate. 
Per quanto riguarda l’anatomia di Diocle, il Pazzini riferisce di non sentirsi autorizzato ad assegnarli un’opera anatomica, inclusa nel “Corpus Hippocraticum”, ma essa può mostrare alcuni caratteri che potrebbero anche essere riconosciuti corrispondenti allo stato culturale di quella scuola. Si tratta del Libro “De Corde” [“Sul Cuore”], il quale, come il Pazzini riferisce di aver già dimostrato, rivela conoscenze più progredite di quanto potrebbe essere l’anatomia ippocratica, se la si mette a confronto con le opere di tal genere del “Corpus Hippocraticum”, mentre si rivela nettamente inferiore, se la si confronti con i frammenti anatomici di Erofilo ed Erasistrato. Risultando, quindi, un qualcosa di intermedio tra il “prima” e il “dopo”, lecita potrebbe sembrare, se non certa, la sua attribuzione alla scuola dogmatica. 

 


Prassagora di Coo fu, insieme con Diocle, l’altro numero del binomio più luminoso di questa scuola. Visse anche egli nel IV secolo, essendo fiorito tra il 340-320 ac. Fu maestro di Erofilo, e si occupò anche egli di anatomia, di fisiologia, ma specialmente di clinica e semeiotica, nelle quali branche si distingue per aver fatto una nuova osservazione: quella del polso.
Egli distinse un polso normale normale da uno patologico che distingue, a sua volta, in un polso frequente e un polso “tremante”. 
Fu anche chirurgo di una certa “audacia” e terapista. 
Seguì, pure, da vicino, la dottrina ippocratica, e, in alcuni punti, anche Diocle di Caristo (per esempio, nell’uso dei semplici vegetali) dal quale tuttavia, seppe scostarsi, come quando riconobbe nei polmoni la sede della pleurite, e della peripneumonite nei plessi venosi degli stessi.

 


Tra i suoi successori si possono ricordare: Lisimaco (che, secondo Galeno, negò l’importanza del cervello); Dieuchede (considerato dallo stesso Galeno come un eccellente anatomista, e che si occupò anche di terapia, in particolar modo del mal di mare); Filotimo (che ebbe la fama di anatomista, e che avrebbe visto le tube uterine, da lui chiamate “kòlpoi”, e che ebbe la fama di saper guarire l’epilessia); e Mmesiteo (che scrisse di dietetica e, a quanto pare, fu autore di un’enciclopedia medica) 


Dopo il suo primo, e più florido, sviluppo, la scuola Dogmatica, si affievolì fino ad assopirsi. Ma essa, riferisce il Pazzini, aveva già assolto il suo primo compito, che era stato quello di compiere il primo passo di connubio tra la biologia e la medicina [1]. 
Le dottrine della scuola sono descritte da Aulo Cornelio Celso nell’introduzione del suo “De Medicina” [2]. 
Celso fa riferimento ai “razionalisti” (dogmatici), che professano la medicina speculativa, distinguendoli dagli empirici. Per i dogmatici, secondo Celso, non è sufficiente la pratica senza la cognizione dei corpi delle cose. Questi, pertanto (che professano la medicina speculativa), giudicano necessarie le seguenti cose: la cognizione delle cagioni occulte e di quelle che costituiscono le malattie; poi la cognizione delle cagioni manifeste; quindi delle funzioni naturali e; per ultimo delle parti interne. Per cagioni occulte, si devono intendere, secondo quanto riferisce Celso, quelle in cui si ricerca di quali principi constino i nostri corpi; da dove deriva lo stato di salute e quello di malattia. Di modo che, chi ne conosce queste cause, può trovare le terapie adatte. 
Celso intravvede delle differenze tra i diversi autori allorchè riporta come ciascuno di essi cercasse nell’eccesso o nel difetto di uno dei quattro umori la causa delle diverse malattie: tutti gli umori per Erofilo; dello pneuma secondo Ippocrate; del sangue che si trasferisce in quelle vene cui dovrebbe essere destinata l’aria, che eccita il flemmone da cui nasce la febbre, secondo Erasistrato. 
Secondo Celso, costoro non escludono gli esperimenti, anzi li ritengono necessari, ma sostengono che non si possono usare senza qualche raziocinio. 
Celso mette in evidenza anche come spesso, riguardo alle azioni naturali [battito delle vene, respirazione, digestione, il dormire, ecc.] siano poco d’accordo tra loro, a parte il fatto che, essi sono concordi nell’affermare che, solo chi li conosce a fondo potrà curare le malattie. Per esempio, non si può conoscere la reale sede di un dolore se non si conosce quali organi e visceri contiene quella sede, e dunque non si può sapere cosa è intatto o corrotto. 
Celso contrappone a costoro gli “empirici”, che ritengono superflua l’indagine riguardo alle funzioni oscure e naturali, dal momento che la natura è incomprensibile. Per gli Empirici non si deve prestare fede né ai ragionamenti né all’autorità, ma si deve cercare il rimedio da ciò che l’esperienza e la pratica ci ha insegnato, come nelle altre arti (“L’agricoltore e il nocchiero non si formano coi ragionamenti, ma con la pratica”) [3].

FONTI

[1] Adalberto Pazzini: “Storia dell’Arte Sanitaria”; Minerva Medica, pagg. 170-173 
[2] http://en.wikipedia.org/wiki/Dogmatic_school 
[3] A. Cornelio Celso: “Sulla Medicina”, Volgarizzamento di G. A. Del Chiappa, 1838, pagg. 14-18 

Articolo scritto da Concetto De Luca (09/02/2014) 

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