Émile Littré

Èmile Maximilien Paul Littrè, nato a Parigi il primo febbraio 1801 e morto a Parigi il 2 giugno del 1881, fu un lessicografo e filosofo francese positivista, amico di Comte, conosciuto soprattutto per il suo Dizionario della Lingua Francese, comunemente chiamato il Littrè.
Interruppe gli studi di medicina per dedicarsi all’insegnamento e approfondire la conoscenza delle lingue classiche e orientali. Partecipò alla vita politica come fervente democratico, soprattutto attraverso il giornalismo.
Ma ciò che più ci interessa a riguardo è il suo lavoro, pubblicato in dieci tomi, su Ippocrate (Hippocrate. Oeuvres Completes) e l’opera completa del medico di Cos, tradotta in francese con testo greco a fronte, tra il 1839 ed il 1861.
Nell’introduzione a quest’opera egli afferma che il suo lavoro ha un triplice significato: far rivivere il testo, rifare la traduzione e dare un’interpretazione medica. Egli crede, oggi possiamo dire ingenuamente, che la medicina antica e quella moderna siano in continuità tra loro, per cui la conoscenza approfondita della medicina antica favorirà lo sviluppo di quella moderna. Alcuni passi dell’opera sembrano confermare questa sua idea. Per esempio, facendo una breve introduzione delle dottrine di Ippocrate, egli fa riferimento al fenomeno della cozione come momento della guarigione degli umori patologici. Littrè, in un rigurgito di umoralismo, correla il vecchio concetto ippocratico di cozione a quello moderno (per i suoi tempi) di risoluzione del quadro clinico, arrivando a definire la cozione come l’immagine esterna della risoluzione del quadro patologico interno.
Altre sue opere a contenuto scientifico furono la traduzione e pubblicazione della Storia Naturale di Plinio (1848-1850) oltre che alla collaborazione della traduzione da parte di A. J. L. Jourdan, sempre in francese, di Handbuch der Physiologie(Manuale di Fisiologia) di Johannes Peter Muller (1851), in cui egli aggiunge una prefazione in cui propone di assegnare alla biologia il suo vero ruolo nell’ordine delle scienze.
Nella prefazione al testo di Fisiologia di Muller, pubblicato da J. B. Bailliére, Emile Littrè, viene definito come appartenente all’Istituto della Società della storia naturale di Halle, alla Società di biologia di Parigi, alla Società medica di Atene, e corrispondente dell’Accademia ercolana d’archeologia.



Prefazione al testo di Fisiologia di Muller 

(Luglio 1851)


Littrè afferma in tale prefazione che, così come chimica e fisica costituiscono la base dell’industria, la storia ed il diritto la base della gestione dell’amministrazione della magistratura, alla stessa maniera la fisiologia costituisce il fondamento per la medicina. Tale ripartizione si ripercuoterà anche nel mondo della formazione:
1) la Scuola Politecnica sarà il centro delle scienze inorganiche, e le materie come matematica, astronomia, fisica e chimica formeranno il troncone iniziale della verità filosofica con la loro capacità di conoscere con esattezza le leggi del mondo inorganico.
2) La Scuola Biologica cercherà, con minor precisione alla prima, di introdurre i legami necessari del suo mondo vitale con il resto dell’ordine naturale.
3) Lo studio della Legge e dell’Economia Politica si trova in una situazione ancor più rudimentale, poiché si fondono semplicemente su una preparazione letteraria e metafisica.
Il sistema degli esseri viventi è l’oggetto della biologia. Tale definizione mostra che i vegetali fanno parte integrante della scienza, la quale comprende tre gruppi: vegetali, animali, esseri umani. I vegetali sono indipendenti da animali ed esseri umani e si potrebbe concepire questo, o qualsiasi altro pianeta, come formato da sole piante. Essi sono semplici e tutta la loro attività vitale si limita alla nutrizione ed alla riproduzione. Gli animali sono molto dipendenti dai vegetali, poiché solo attraverso i vegetali essi possono assimilare le materie inorganiche. Essi sono al contempo più complessi ed hanno le facoltà d muoversi e sentire. Infine gli esseri umani poggiano la loro esistenza sui vegetali e gli animali; anche gli animai sono indispensabili per l’uomo perché lo è la loro alimentazione a base di carne. La specie umana è la sola che ha una storia vera e che si costituisce in una esistenza immensa, forte e capace di dominare il globo.
Questi tre gruppi formano una scala in cui cresce la dipendenza e la complessità. Nel seno di ogni gruppo è dimostrabile una gerarchia. Tale gerarchia, a livello umano, viene descritta come dei gradi (ma non delle diseguaglianze) tra le popolazioni umane.
Ritornando sul discorso della biologia, egli afferma che essa si distingue in due grandi gruppi: lo stato statico, o anatomia, e lo stato dinamico, o fisiologia. A dire il vero, quest’ultima non è che una pura vista dello spirito e, al fondo, non è reale. L’anatomia e la fisiologia sono niente l’una senza l’altra.
L’anatomia si suddivide in generale e speciale: la prima studia gli elementi, i tessuti e gli umori, ed i sistemi; la seconda studia gli organi, gli apparati ed infine il corpo tutto intero.
Gli elementi, dice M. Ch. Robin, sono le ultime parti dalle quali si può attingere l’analisi anatomica, e questi, senza decomposizione chimica, ma per semplice sdoppiamento successivo, riconducono i tessuti e gli umori a tutte le parti del corpo. Questi corpi sono di due ordini: 1) gli elementi anatomici, cioè gli ultimi corpi ai quali i tessuti possono essere riportati anatomicamente. Essi sono corpi solidi o semi-solidi, molto piccoli, formati dalla combinazione complessa di più principi immediati, presentanti un insieme di caratteristiche che costituiscono specialmente i tessuti e sono senza analoghi nel regno minerale; 2) I principi immediati, ultimi corpi solidi, liquidi o gassosi, dai quali si può risalire senza decomposizione chimica, ma per coagulazione e cristallizzazioni successive, agli umori diversi.
I tessuti e gli umori sono delle sostanze complesse che formano i sistemi e che si decompongono in particelle costituenti principi organici irriducibili anatomicamente. I tessuti sono parti solide formati dalla riunione per aggrovigliamento o semplice contiguità degli elementi anatomici. Gli umori sono parti solide formate dalla combinazione di principi immediati che tengono gli elementi anatomici in sospensione. I tessuti e gli umori presentano un grado uguale di complicazione nella loro organizzazione, ed essi non differenziano tra loro se non per il loro stato solido o liquido e la modalità di unione delle loro parti, la quale è in rapporto con le differenze chimico-fisiche dei principi immediati e gli elementi anatomici.
I sistemi sono le parti del corpo che costituiscono l’insieme degli organi primari o tessuti. Essi sono il sistema medullare, il sistema tegumentario, ecc.
All’anatomia speciale appartengono lo studio degli organi, degli appartati e del corpo considerato nel suo insieme.
Gli organi sono delle parti complesse, ognuna di forma speciale, e che sono costituiti dal più parti distinte, similari negli organi dello stesso ordine.
Gli apparati sono delle parti di corpi formati dalla riunione di organi diversi che, per la loro disposizione reciproca, costituiscono un tutt’uno differente dalle altre parti del corpo.
Infine, lo stesso corpo, risulta dalla combinazione di organi diversi e dalla concatenazione di apparati che prendono una forma determinata secondo lo stato di vegetalità o animalità.
La fisiologia è tutta questa anatomia messa in attività. Essa si suddivide necessariamente in fisiologia generale e fisiologia speciale.
La fisiologia generale è relativa agli elementi, ai tessuti ed umori, ed ai sistemi.
È agli elementi che si rapporta essenzialmente l’idea della vita, cioè un doppio movimento continuo di composizione e decomposizione, da cui accrescimento, riproduzione, diminuzione e fine. Le loro proprietà vitali sono:
A) Vegetative. 1) Nutrizione essenzialmente caratterizzata dal doppio movimento continuo o la doppia facoltà di assimilazione o deassimilazione, la più netta proprietà vitale fondamentale e la più elementare, senza la quale gli elementi non manifestano alcuna proprietà. Caratteristiche derivanti dalla nutrizione sono la secrezione e l’assorbimento. 2) Riproduzione o moltiplicazione; caratterizzate dalla proprietà che che hanno gli elementi vegetali ed embrionali, animali o cellule, di segmentarsi e determinare la formazione di elementi sembianti a loro, con l’aiuto degli umori (o l’accrescimento dei tessuti). Gli animali dall’organizzazione più semplice (infusori), ridotti in qualche modo ad un solo elemento anatomico, vivendo per proprio conto e senza apparato riproduttore, si riproducono per segmentazione del loro corpo.
B) Proprietà animali. 3) Contrattilità; 4) Sensibilità.
Anche gli umori hanno due ordini di proprietà: 1) una sola proprietà vitale, la più elementare e la più generale, quella della nutrizione, caratterizzata dal doppio movimento di composizione e decomposizione; 2) le proprietà umorali, fisiche o chimiche che possono presentare i liquidi secondo il loro grado di fluidità e di complessità della composizione.
Infine i sistemi, rappresentano ciascuno tessuto visto nel suo insieme, rispondente alla nozione dell’uso generale e della distribuzione delle proprietà del tessuto.
E qui inizia la fisiologia speciale, che si occupa del gioco degli organi, degli apparati e del corpo intero. Gli organi hanno funzioni particolare, uniche o multiple, ed un unico organo può svolgere un’unica o più funzioni.
Gli apparati corrispondono all’idea della funzione. Gli apparati si suddividono in apparati della vita vegetativa ed apparati della vita animale.
A) Vita Vegetativa; essa comprende 1) la Nutrizione: apparato digestivo e digestione, apparato respiratorio e respirazione, apparato urinario e minzione; apparato vascolare e movimento dei liquidi, apparato di Wolff e vita vegetativa embrionale; 2) la Riproduzione: apparato generatore e la generazione.
B) Vita animale: apparato delle sensazioni, da cui proviene la comunicazione con il mondo esteriore; apparato locomotore o locomozione e fonazione; apparato della vita speculativa o anima. Infine, i corpi offrono, come attributo dinamico, l’idea di azioni speciali più o meno varie in rapporto con la vegatalità, l’animalità e la sociabilità.
Littrè esorta tutte le persone che leggono un libro di fisiologia a considerare bene questa distinzione tra a fisiologia generale e quella speciale in modo tale da poterne ricavare un quadro completo e senza fratture. Infatti, l’essere vivente non va più rappresentato in maniera astratta man nel suo rapporto con ciò che lo circonda. E ciò che lo circonda si chiama ambiente, e la teoria dei suoi rapporti si chiama teoria degli ambienti. Dunque, corpi viventi ed ambiente non sono separati. Blainville è il primo che ha introdotto sistematicamente nella scienza lo studio degli ambienti. E Littrè a riguardo, riprende le parole di Ippocrate.

“Io credo che la medicina da sola non arriverà a qualche conoscenza positiva sulla natura umana…”.

E come fa osservare M. Segond, l’ambiente si compone di due parti, una fisico-chimica e l’altra sociale (essendo la società un agente molto potente nel modificare gli individui). La teoria degli ambienti, parti integranti della biologia, implica la conoscenza di tali ambienti. La biologia, gerarchicamente inferiore alla cosmologia, vivifica tutto il nostro sapere e diventa la base della vera filosofia, che può essere definita con due metodi: risalendo dalla biologia verso le scienze anteriori o discendendo dalle scienze anteriori verso la biologia. Il primo dei due metodi è più appropriato agli studiosi della medicina mentre il secondo è più vicini agli storici.
Il fatto più generale della vita è la nutrizione, e cioè il movimento di composizione e decomposizione. La vegetalità non è nulla più di ciò. Nell’animalità, le proprietà superiori della contrattilità e della sensibilità non sono possibili se non su questo fondamento comune di tutto l’organismo. Ma i fenomeni della composizione e decomposizione non solo altro che fenomeni chimici e dunque non si può procedere nella conoscenza se non si parte dalla chimica.
E la chimica, a sua volta, cos’è? Tutta l’antichità ha completamente ignorato questo scienza. Nel medioevo, sotto il nome dell’alchimia, la curiosità di provare la trasmutazione dei metalli, studia le sostanze più disparate. Nell’alchimia viene riconosciuta dal Littrè una piccola-grande vittoria sull’Antichità del Medioevo, che abbandona i pregiudizi classici e non ha paura di sorprendersi per le nuove conoscenze o quelle abbandonate. Ma l’alchimia non è ancora la chimica e per permettere questo passaggio deve essere creata la fisica. Attraverso la fisica, la chimica abbandona le sue chimere, le nozioni positive penetrano questa scienza e, quando arrivano gli uomini di genio del XVIII secolo, il concetto di composizione e decomposizione molecolare entra nel dominio della scienza. Quello che ha detto la storia lo ripete la riflessione. Cosa sarebbe stato della chimica senza il soccorso della conoscenza su argomenti quali la pesantezza, il calore, l’elettricità ed i fenomeni ottici? Queste due scienze aderiscono intimamente alla stessa natura cosi come la biologia con la chimica.
È facile estendere lo stesso ragionamento alla fisica. Essa, a suo volta, sebbene sia indipendente dalla chimica, scienza posteriore, è dipendente dall’astronomia e dalla matematica, scienze anteriori. All’astronomia è necessaria la grande teoria della gravitazione universale, mentre la matematica interviene con grande forza: essa può penetrare con i suoi calcoli tutto il mondo della fisica. Senza i gli studi dei geometri greci sulle sezioni coniche, l’introduzione dell’algebra nelle questioni geometriche da parte di Cartesio e l’impulso dell’analisi la fisica non avrebbe potuto progredire. La matematica è il primo gradino del sapere umano, la scienza realmente indipendente dalle altre. Essa è la più antica, perché nulla ha potuto svilupparsi senza che essa si sviluppasse, la più semplice, perché lo spirito umano, dalla sua infanzia ha potuto applicarsi ad essa e svilupparla, la più indipendente, perché si occupa dei fenomeni più generali.
La matematica, l’astronomia, la fisica e la chimica si riferiscono alla conoscenza del mondo inorganico; La biologia costituisce il punto di partenza (“entame”) del mondo organico. Il mondo organico è in dipendenza stretta con quello organico. L’arte medica è in tutto e per tutto preceduta dalla biologia. Secondo me si riconoscono tre periodo della storia preparatoria biologica: 1) uno è statico o anatomico, non penetra nel meccanismo della funzione e si estende dall’antichità ad Harvey; 2) l’altro fa dei grandi progressi nella conoscenza del gioco degli organi, e va da Harvey a Bichat; 3) il terzo fonda la biologia collegando direttamente le proprietà organiche ai tessuti elementari; questo inizia con Bichat, dura ancora e durerà fino a che questa biologia prenderà un nuovo spirito e più sicure direzioni.
Dei tre, il primo periodo è quello di gran lunga più lungo. Nell’antichità quattro nomi diedero un idea sufficiente di tutto il lavoro biologico: Ippocrate, Aristotele, la scuola alessandrina e Galeno. Ippocrate e gli ippocratici avevano un’idea imperfetta dei corpi viventi, ma le loro interpretazioni degli ambienti furono brillanti. Il trattato Sulle Acque, Sulle arie e Sui Luoghi è un monumento ragguardevole del loro genio biologico. Aristotele ebbe conoscenze anatomiche superiori e la sua suddivisione delle facoltà superiori da quelle inferiori (Trattato sull’Anima) è rimarchevole. La scuola di Alessandria, nei nomi di Erasistrato ed Erofilo, viene resa immortale dagli studi anatomici. Galeno cercò di assemblare il meglio delle conoscenze a lui precedenti. La sua opera De Usu Partium, attesta tali profonde conoscenze. 
Ma tutti costoro non sapevano ancora come si muove il sangue, come respirano i polmoni, come opera la digestione, ecc. Tutto era ridotto a nozioni preliminari sulla conformazione degli organi e le loro funzioni.
Nel medioevo, gli arabi ed i cristiani, hanno conservato e trasmesso la scienza antica. Degli spiriti potenti, come Averroè e Avicenna, hanno raffinato, rispetto alle esigenze del loro tempo, il lavoro di Galeno. Ma non hanno aggiunto niente di essenziale. 
Nel sedicesimo secolo, Vesalio riprese le ricerche anatomiche indipendenti, ed egli divenne il punto di partenza di un’investigazione attiva che fu fruttifera. L’anatomia avanzò molto, ma lo stato della biologia cambiò di poco.
Harvey inaugurò in maniera meravigliosa il secondo periodo: è quello in cui si entra con successo nello studio del meccanismo per cui si eseguono le funzioni. E la circolazione sanguigna è un passo decisivo in questa direzione. Le scoperte diventano sempre più numerose anche se niente, ancora, sembra annunciare l’avvenire di una dottrina biologica.
Il terzo periodo costituisce la base stessa della scienza. Non c’è concetto più bello di quello di Bichat, che attribuisce agli elementi le loro proprietà specifiche, e determina le forze realmente vitali e definitivamente irriducibili alle forze inorganiche. Questo fondamento decisivo segue di poco l’introduzione della chimica.
Nel giorno in cui c’è stata un’anatomia generale, si ha avuto una fisiologia generale; nel giorno in cui questa doppia generalità è stata stabilita, la biologia, cessando di essere rudimentale e frammentaria, ha formato un insieme ed ha avuto una dottrina.
Così la storia conferma pienamente le necessità intrinseche che abbiamo riconosciuto nell’evoluzione successiva delle scienze. Esse si sono realmente sviluppate come dovevano svilupparsi, e questo sviluppo è la migliore lezione che di filosofia che si possa dare.
Per quanto riguarda questa proprietà fondamentale che assoggetta le biologia alle quattro scienze più semplici (matematica, astronomia, fisica e chimica) non posso resistere al desiderio di citare Comte:

“Le leggi cosmologiche (matematica, astronomia, fisica e chimica) sono indipendenti dalle leggi biologiche, che non apportano che delle modificazioni secondarie … l’esistenza organica si trova subordinata all’esistenza inorganica, ed anche planetaria … Sul nostro pianeta, il solo in cui noi possiamo conoscere le leggi biologiche, la vita è possibile solo negli strati superficiali … Dunque, sotto l’aspetto scientifico, lo studio positivo della biologia esige una profonda conoscenza della cosmologia …”.


Il metodo universale, come prova la storia, è in effetti lo scopo verso il quale marciano le scienze. La biologia è un prolungamento naturale delle scienze inorganiche. Dal mondo inorganico si passa al regno della vita, e questo passaggio avviene regolarmente attraverso un incatenamento che non ha niente di fortuito o d’arbitrario.
Dopo le prime cinque scienze ascendenti che rappresentano il mondo inorganico (matematica, astronomia, fisica e chimica) ed il mondo organico (biologia), non resta che una sola categoria di fenomeni naturali, i fenomeni storici e sociali. Essa è stata riservata alla nostra epoca ed ha avuto un profondo pensatore che ho già avuto occasione di citare (M. Auguste Comte). La scienza sociale è stata così tardiva perché è subordinata alla biologia e, attraverso questa, al sistema totale delle scienze inferiori.
Le sei scienze formano tutto il nostro sapere. Ed affermazioni del tipo “la medicina non ha avuto alcun progresso dopo Ippocrate fino ai nostri giorni” sono solo paradossi suggeriti dalla cieca ammirazione dell’antichità e dei classici.
Per quanto riguarda la patologia, il termine ideale è di assimilarla in tutto e per tutto ad un idea di fisiologia. Più i sistemi sono lontani da questo ideale, più sono rudimentali ed imperfetti.
In definitiva, la biologia, considerata dal punto di vista della fisiologia, si posiziona tra le scienze inorganiche e la scienza sociale, mentre considerata dal punto di vista medico, è la base di tutta la medicina.


Breve Commento personale alla prefazione del testo di Muller :
In questa prefazione di Littrè sembrano embricarsi teorie antiche consolidate ma in fase di demolizione, come quelle umorale e atomista democritea con nuove teorie più scientifiche, ma in fase embrionale, che stanno per prendere il posto delle precedenti, come quella chimica moderna degli atomi e delle molecole, e la teoria cellulare riconducibile al motto “omnis cellula ex cellula”.
Da una parte, egli accenna agli umori, a corpi anatomici irriducibili ed a corpi solidi o semi-solidi presenti nel mondo biologico che sono senza analoghi nel regno minerale. Un certo accenno a concetti vitalistici sembra poi contraddetto del tutto da espressioni che affermano la dipendenza del mondo organico da quello inorganico fino a poi sostenere che “Dal mondo inorganico si passa al regno della vita, e questo passaggio avviene regolarmente attraverso un incatenamento che non ha niente di fortuito o d’arbitrario”. Le particelle elementari, infatti, possono combinarsi tra loro creando forme anatomicamente più complesse, anche tramite “sdoppiamento successivo”.
Per quanto riguardo la teoria degli ambienti, accennata nella prefazione, essa ricorda i vecchi discorsi classici del rapporto tra micro e macrocosmo.
Le scienze vengono riclassificate secondo ordine gerarchico in base ad uno schema positivista per cui la matematica è considerata come scienza prima da cui derivano le altre.
Curiose ed interessante, mio parere, sono l’espressione, allorchè Littrè fa un breve excursus della storia della chimica: “… Più tardi, e quando il cristianesimo comincia a sostituire in maniera impercettibile (“insensiblement”) il paganesimo, nacque l’arte ermetica…” e la definizione di un Medioevo (in Italia parleremmo forse già di Umanesimo o Rinascimento) superiore alla classicità in quanto pronto a stupirsi delle nuove conoscenze, come una piccola anticipazione dell’età dei lumi.
Una gerarchia a livello umano viene descritta come dei gradi (ma non delle diseguaglianze) tra le popolazioni umane. In questo frammento Littrè entra (ma per fortuna ne esce subito) in un argomento che ai tempi di oggi (XXI secolo) definiremmo perlomeno scivolosi.
(by Concetto De Luca) 


FONTI: 1) Èmile Littrè da Wikipedia (pagina dal francese) 2) Treccani.it 3) Prefazione del Manuale di Fisiologia, di J. Muller, volume I, 1851, pagg. V-XXIV

Autore: dr. Concetto De Luca (17/8/2012)

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