UN CASO DI “TAENIA SOLIUM” TRATTO DAL N.E.J.M.

UN CASO DI “TAENIA SOLIUM”


Un paziente di 48 anni si è presentato con storia di dolori addominali e letargia da due mesi. L’esame fisico ha rivelato pallore, ed i risultati degli studi di laboratorio hanno mostrato una lieve anemia (emoglobina, 9.2 g per decilitro [normale, 12 a 15 g per decilitro]). La Colonscopia ha rivelato una proglottide da un verme solitario nel colon rettosigmoideeo, e la Gastroduodenoscopia ha individuato la sua posizione nel duodeno prossimale, che si estendeva distalmente.
Un gastroscopio e delle pinze sono stati utilizzati per identificare la punta del verme solitario, ed il verme solitario è stato estratto attraverso la bocca del paziente. Il verme solitario misurava 188 cm di lunghezza ed è stato identificato come Taenia Solium, chiamato anche verme solitario di origine suina. La rimozione endoscopica non è essenziale per la gestione dell’infezione da Taenia Solium; la terapia medica standard è di somministrare praziquantel o albendazolo. Nel caso di questo paziente, dopo la rimozione di tutto il verme solitario, è stata somministrata una dose di praziquantel. Un mese dopo la procedura di estrazione, il paziente è rimasto asintomatico.

vedi:

breve storia della Cisticercosi

Taenia Solium (http://www.notesonzoology.com/zoology/taenia-solium-structure-and-life-history-plathelminthes/3110)

La cisticercosi è una parassitosi causata dalla forma larvale di un Platelminta Cestode del genere Taenia: Taenia solium. La malattia causata dalla forma adulta della tenia è detta teniasi.

Nel 380 a.c. Aristofane fu il primo a citare, nella commedia I cavalieri, la presenza di cisticerchi in animali (pietruzze che si possono incontrare sotto la lingua dei maiali) ricordando la pratica dei cuochi della Grecia antica di esaminare la lingua dei porci fino alla radice, per individuare le carni infestate.  Aristotele parlò della panicatura delle carni (gragnuola o gramigna), che renderebbe la carne più gradevole, se le cisti non sono troppe, ma che la renderebbe umida e sgradevole se le cisti sono numerose. Nel IV secolo a.C. Ippocrate nel libro delle Epidemie citò un caso di cisticercosi umana:

La moglie di Tersandro, essendo un poco leucoflemmatica e allattando, aveva una febbre acuta; la lingua le bruciava; tutto il resto scottava; a questo punto la lingua divenne rugosa, come disseminata di tanti chicchi di grandine.

Nel 1650, il medico romano Domenico Paranoli (1587-1657) fu il primo a descrivere il reperto autoptico di vescicole rotonde, bianche, piene di liquido chiaro, nel corpo calloso di un prete epilettico. Nel 1656,  l’anatomista inglese Thomas Wharton (1614–1673) descrisse per primo la cisticercosi diffusa umana, trovando cisticerchi nel tessuto adiposo e nei muscoli. Nel 1686 Francesco Redi (1626-1697) e Marcello Malpighi dimostrarono la natura parassitaria delle vescicole.

Nel 1853, lo zoologo belga Pierre Joseph van Beneden (1809-1894) dimostrò che cisticerchi e tenie sono forme diverse dalla stessa specie: diede da mangiare uova di tenia a dei porci, nelle carni dei quali si svilupparono i cisticerchi, mentre non se ne sviluppavano in quelli che non ne avevano mangiato. Nel 1855, il medico tedesco Gottlieb Friedrich Heinrich Küchenmeister (1821-1890) somministrò cisticerchi di suino a un condannato a morte prima dell’esecuzione: all’autopsia del giustiziato si trovarono nel duodeno alcune piccole tenie. Nel 1867, il medico-antropologo italiano Cesare Lombroso (1835-1909) dimostrò un caso di neuro-cisticercosi (NCC) in un paziente psichiatrico ed epilettico. Nel 1909, il medico tedesco Wilhelm Weinberg (1862-1937) inventò il primo test diagnostico sierologico: una reazione di fissazione del complemento.

vedi:

 

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