Anomalie cardiache strutturali acquisite

Anomalie cardiache strutturali acquisite

Veduta generale della patologia cardiovascolare


PRIMA DEI GRECI

Durante l’era pre-ellenica, specialmente tra gli Ebrei, ma anche tra gli Egizi e gli Assiro-Babilonesi, la malattia era ritenuta principalmente un’afflizione causata da divinità vendicative. Rigide leggi rituali furono stabilite ed osservate nello sforzo di propiziarsi qualunque divinità fosse in voga in quel tempo così da non attirarne l’ira.
In aggiunta, altre due teorie eziologiche furono introdotte da tali civiltà riguardo alle causa delle malattie non traumatiche. Queste erano legate agli aspetti alimentari e metereologici. I cambiamenti stagionali del clima, le variazione dei venti, l’alimento che uno aveva mangiato, le caratteristiche degli escrementi, furono considerati tutti fattori importanti. Alla prima occhiata questo sembra essere un approccio abbastanza scientifico ma, in realtà non erano altro che nozioni aventi una base magica o religiosa.


I GRECI

Furono i Greci coloro che per primi iniziarono a gettare qualche forma di base scientifica nel loro approccio verso la malattia. I loro scritti medici sono forniti di riferimenti alle malformazioni ed alle infezioni, mentre mantengono ancora alcuni aspetti nozionistici riguardanti la meteorologia. Essi enfatizzarono gli effetti nocivi delle “imprudenze dietetiche”, e l’importanza dell’acqua come un veicolo che diffonde la malattia o come mezzo per mantenere il corpo in salute (come nei bagni) o portare sollievo a certe disfunzioni corporee come nell’idroterapia.
Con il tempo l’aspetto “gastro-eziologico” della malattia si evolse in una fondamentale teoria “corpo-fluido” della patologia basata sulla digestione stessa. Si pensava che l’ultimo prodotto della digestione fosse una sostanza chiamata “cozione”, un nutriente che, una volta introdotto nel corpo, diventava un’importante sorgente di mantenimento. Fintanto che i vari passaggi nella produzione di questa “cozione” erano indisturbati allora il corpo rimaneva in uno stato di benessere. La disfunzione si manifestava attraverso un meccanismo umorale che coinvolgeva l’elaborazione dei seguenti quattro umori: sangue, flegma, bile gialla e bile nera.
Il Corpus Hippocraticum contiene tutto ciò, sostiene che gli eventi metereologici esercitano i loro effetti attraverso questa catena digestiva, mentre spiega l’infezione e il contagio su una differente base.


I ROMANI

La teoria umorale era in contrasto con le opinioni di Asclepiade. Egli adottò al suo posto un insegnamento di Epicuro basato sull’atomismo di Democrito. Con il tempo, i suoi seguaci divennero noti come i Metodisti per distinguerli dai Pneumatisti e dagli Umoralisti. La malattia, secondo i Metodisti, era dovuta ad una disposizione disordinata degli atomi che costituiscono il corpo umano. La disposizione disordinata si aveva quando gli atomi diventavano troppo stretti o troppo lassi.
I Pneumatisti crearono ancora più confusione durante questa epoca. Guidati da Ataneo, aggiunsero un quinto elemento ai precedenti quattro umori descritti. Come implica il nome della scuola, questo elemento era “pneuma” o “essenza d’aria”. Secondo i Pneumatisti, il calore e l’umido portavano salute, mentre il calore e la secchezza determinavano uno stato di malattia. D’altra parte, se c’era freddo piuttosto che il secco, insorgeva uno stato di malattia cronica.
Sfortunatamente i medici di Roma perpetuarono queste falsità. Importanti descrizioni delle alterazioni patologiche si possono trovare per la prima volta nelle composizioni di Celso. Il suo De Medicina, comunque, non scopre delle anomalie cardiache. Anche Galeno non aggiunse molto alla patologia cardiaca. Comunque egli diede la prima definizione di aneurisma. Galeno dice

in un arteria che è diventata anastomizzata (cioè dilatata) l’affezione si chiama aneurisma”.


GLI ARABI

Avenzoar.

Tra le opere degli Arabi si possono trovare degli scritti di Ibn-Zuhr (1091-1161, noto come Avenzoar) sulle pericarditi sierose.
Quando la dissezione iniziò ad essere praticata più frequentemente in Italia, nella ricerca della conoscenza medica, la patologia cardiovascolare fu inizialmente studiata per ragioni forensi più che per la conoscenza delle trasformazioni strutturali.

Questo approccio iniziò ad emergere alla fine del XIII secolo.


IL RINASCIMENTO

Theophile Bonet con il frontespizio del suo “Sepulchretum”.

Nel Rinascimento crebbero i disagi contro la patologia umorale galenica. Si ritiene che Jean Fernel, (1497 – 26aprile 1558) insieme ad altri come Ambroise Parè (Bourg-Hersent, Laval, 1510 – Parigi, 20dicembre 1590), abbia ascritto la causa degli aneurismi arteriosi alla sifilide, che era pandemica durante il Rinascimento.
Durante il XVII secolo, sebbene Marcello Malpighi (Crevalcore, 10marzo 1628 – Roma, 29novembre 1694) avesse allertato il mondo sui benefici della microscopia, l’applicazione di questa tecnica di studio dell’anatomia patologica necessitò ancora dei secoli prima di diventare uno strumento importante e rilevante. Probabilmente, il più importante lavoro nel campo della patologia durante il XVII secolo fu la monumentale opera di Theophile Bonet (Ginevra 6marzo 1620 – Ginevra 20marzo 1689). Il libro di Bonet fu pubblicato a Ginevra nel 1679, e porta il titoloSepulchretum sive anatomia practica ex cadaveribus morbo denatis”. Tale lavoro ha ottenuto grandi riconoscimenti, ma solo nel senso che è la più grande collezione di dati nel campo della patologia sino a quel tempo, essendo basato su circa 3.000 autopsie. Le descrizioni patologiche sono classificate in base ai sintomi clinici come “difficoltà del respiro”, “pulsazioni anormali”, “morte improvvisa”. Dei due casi registrati riguardanti la morte improvvisa, uno è quello di un individuo con una valvola aortica stenotica calcificata, e l’altro deve essere una descrizione di morte improvvisa dovuta alla malattia dalle arterie coronarie, sebbene questa sia una pura speculazione.

IL SETTECENTO

Tavola del cuore tratta dall’opera di Senac. https://www.abebooks.it/prima-edizione/Trait%C3%A9-Structure-Coeur-Action-Maladies-Senac/14380041199/bd#&gid=1&pid=3

Il XVIII secolo produsse una moltitudine di importanti scoperte nella patologia cardiaca. L’impulso fu dato da Giovanni Battista Morgagni (1682-1771), il padre della patologia sistematica. Morgagni aveva 79 anni quando finì il suo “De Sedibus et Causis Morborum per Anatomen Indagatis Libri Quinque”. Questo fu il primo tentativo di correlare lo scenario clinico ai risultati postmortem. Il lavoro si basava su 640 autopsie, la maggior parte delle quali vennero eseguite da lui, ma contenevano anche osservazioni non pubblicate di Valsalva ed (17 gennaio 1666 – 2febbraio 1723) Ippolito Francesco Albertini (Crevalcore, 26ottobre 1662 – Bologna, 26marzo 1738). Il De Sedibus fu il culmine di 20 anni di lavoro e correla per la prima volta il quadro clinico con le trasformazioni strutturali ritrovate alla necroscopia. Consiste di 5 libri, il secondo dei quali tratta delle disfunzioni respiratorie e cardiache. L’idea del libro fu generata nel 1740 mentre Morgagni era coinvolto in una discussione sulle carenze dell’enciclopedica compilazione di Bonet. Morgagni morì improvvisamente, probabilmente a causa di un infarto acuto del miocardio, un evento che aveva ben studiato. L’autopsia fu condotta da Baglivi aiutato da Lancisi. 
Raymond Vieussens (ca. 1641 – 16agosto 1715) descrisse piuttosto chiaramente e con illustrazioni di alta qualità, la stenosi della mitrale con calcificazioni dei lembi valvolari e dilatazione del cuore destro. Inoltre, indicò come le adesioni pericardiche riducevano le azioni di pompa del cuore, il verificarsi dell’effusione pleurica nella patologia cardiaca e come le alterazioni strutturali della stenosi mitrale fossero responsabili di un incremento retrogrado della pressione in modo tale da spiegare molti dei sintomi clinici.
Il “Traité de la Structure du Coeur de son Action et de se Maladies”, di Jean-Baptiste Sénac (1693 – 20dicembre 1770), comparso nel 1749, consisteva di due volumi. Secondo Sénac, la dilatazione era la più comune espressione della patologia cardiaca. Inoltre, egli correlò la presenza di idrotorace con l’insufficienza cardiaca. C’è una descrizione nel suo libro di come evacuò più di tre litri di liquidi dal torace di un palafreniere delle stalle reali. Egli mise in evidenza il fatto che tutte le componenti del cuore erano suscettibili ad infiammazioni contrariamente alle credenze di precedenti osservatori. Descrisse inoltre l’atrofia del cuore così come l’associazione di un aneurisma ventricolare con arteriosclerosi coronaria.
Probabilmente, il più autorevole scrittore di patologia cardiaca durante il XVIII secolo fu Giovanni Maria Lancisi (Roma, 26ottobre 1654 – Roma, 20gennaio 1720). Il secondo trattato di Lancisi “De Motu Cordis et Aneurysmatibus” fu pubblicato nel 1728, circa 8 anni dopo la sua morte. I momenti culminanti del libro sono la descrizione di vegetazioni verrucose e l’ispessimento delle cuspidi valvolari; il verificarsi del cosiddetto “aneurisma gallico” (dilatazione cronica del cuore come sequela della sifilide); la relazione tra la stenosi valvolare e le alterazioni cardiache; e la differenziazione dell’ipertrofia cardiaca con la dilatazione.

L’OTTOCENTO

Una tavola di anatomia patologica tratta dall’opera di Jean Cruveilhier (1829).

Anche i primi anni del XIX secolo videro in Europa la creazione di nuovi dipartimenti dedicati specificatamente alla patologia. Marie Francois Xavier Bichat (Thoirette, 14novembre 1771 – Parigi, 22luglio 1802) fu uno dei più importanti sostenitori dell’anatomia patologica come parte dell’armamentario della pratica medica. A Parigi il primo professore di patologia fu Jean Cruveilhier (Limoges, 9febbraio 1791 – Sussac, 7marzo 1874).  Durante la sua docenza trentennale come professore di patologia, egli diede grandi contributi in questo campo. Il suo lavoro più importante fu un atlante contenente molte illustrazioni colorate ed intitolatoAnatomie Pathologique du Corps Humain”. Tra queste vi erano illustrazioni di infarti miocardici. Sfortunatamente, egli non correlò tali necrosi con l’occlusione totale delle arterie coronarie. Cruveilhier, comunque, mostrò nel suo atlante esempi di aneurismi cardiaci e rotture del miocardio, anche in questo caso, senza riconoscere le loro relazioni con la malattia delle arterie coronarie. Jean Nicholas Corvisart (Dricourt, 15febbraio 1755 – Parigi, 18settembre 1821) fu un contemporaneo di Lobstein e Cruveilhier. Corvisart classificò l’entità patologiche del cuore in sei categorie. Corvisart fu particolarmente interessato agli aneurismi, applicando in senso non restrittivo questo termine per descrivere la dilatazione sia del cuore che dei vasi sanguigni. Egli classificò gli aneurismi cardiaci in attivo, con ingrandimento dilatazione ed ipertrofia, e passivo, senza ipertrofia. L’evoluzione della nostra conoscenza riguardante l’anatomia patologica del cuore, che era rimasta stagnante per millenni, all’improvviso entrò una fase esplosiva.
Secondo Karl von Rokitansky (Hradec Králové, 19febbraio 1804 – Vienna, 23luglio 1878), appartenuto alla Scuola Medica Viennese, l’effetto nocivo della struttura disordinata sarebbe una funzione disordinata. Nel cuore questo poteva significare una riduzione nella portata cardiaca (l’espressione di base dell’insufficienza cardiaca) fino all’interruzione della portata cardiaca. L’improvvisa cessazione della portata cardiaca poteva essere dovuta a diversi eventi catastrofici, come per esempio la rottura del muscolo cardiaco. La progressiva riduzione della portata cardiaca era dovuta ad indebolimento del muscolo cardiaco e si accompagnava a cardiomegalia di una o più camere cardiache.


Articolo tratto dal
  • Testo “The History of Cardiology“, 1994, del prof. Louis J. Acierno

Autore: dott. Concetto De Luca (novembre 2011 – 27 giugno 2020)


 

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