Un dottore tutto matto, sulla testa un gatto

Bruno Pincherle… ‘Un dottore tutto matto, sulla testa un gatto’

Il pediatra che curò i bambini nutrendoli con una corretta alimentazione, somministrando gratis la penicillina e, specialmente, donando infinito affetto.


Bruno Pincherle

Bruno Pincherle (Trieste, 17 marzo 1903 – Trieste, 5 aprile 1968) è stato un medico pediatra vissuto a Trieste nella prima metà del Novecento, dalla personalità forte ma generosa, grande amico del poeta Umberto Saba, impareggiabile studioso di storia della medicina e di Stendhal e collezionista di libri antichi. L’anticonformismo e il valore ‘del pensare’ erano elementi profondamente radicati nella sua anima.

Il dott. Pincherle dedicò la sua intera vita a curare bambini, impegnandosi a diffondere le conoscenze sulle nuove scoperte scientifiche, a contrastare i problemi legati all’alimentazione scorretta, alla sedentarietà e ai consumi sponsorizzati dalle pubblicità che iniziavano, a quel tempo, ad affiorare come problemi ‘moderni’.


prevenire le malattie

Un concetto a lui ben chiaro e caro era quello di impedire l’insorgere delle malattie senza, quindi, dover arrivare a curarle agendo prevalentemente e preventivamente sul contesto sociale.

In quegli anni di inizio ‘900 del secolo scorso uno dei problemi più drammatici, che la pediatria doveva affrontare, era rappresentato dalle terribili diarree che colpivano i lattanti nutriti, spesso, con latte mal conservato. Dal 1901 al 1905 i bambini sotto i 12 mesi morti a Trieste per gastroenteriti furono 320 l’anno. Considerando questo importante dato Pincherle si impegnò con ogni sua forza e sacrificio a produrre e distribuire latte sterilizzato sul modello delle ‘Case del latte’ sorte in Germania.

Pochi anni dopo disse con entusiasmo: ‘Nel 1932 abbiamo distribuito 37mila litri di latte; nel 1934 39.500!’. Dal 1931 diventò dipendente della Società Amici dell’Infanzia, che era un istituto filantropico privato. Pincherle è considerato il medico dei poveri, molto amato dai bambini, cui regalava a fine giro visita dei disegni da lui stesso realizzati, offrendo mentine mentre narrava filastrocche.
Arguto com’era aveva capito, durante le attività di reparto, che le malattie dei bambini erano causate frequentemente dalla povertà e dalle difficili condizioni di vita. Le cartelle cliniche compilate da Pincherle raccontavano storie, in cui si descrivevano le condizioni fatiscenti delle case, formate da stanze umide, poco soleggiate e abitate da numerose persone, le situazioni familiari, i problemi della disoccupazione, la povertà, ecc. Spesso i neonati erano ricoverati non perché ammalati ma perché abbandonati dalla propria madre alla nascita e questi casi erano talmente numerosi da costringere chi gestiva gli ospedali a strutturare all’interno degli stessi spazi dedicati alle balie che allattavano i figli di altre mamme. La diagnosi frequente era ‘distrofia da farina’, patologia dovuta ad una alimentazione povera di proteine, vitamine e grassi, ma basata solo su pappine di farina e acqua. La cura prescritta da Pincherle consisteva essenzialmente in una buona alimentazione con ‘Latte quattro volte al giorno, pappette di riso due volte al giorno, olio di fegato di merluzzo, acido ascorbico o succo di limone’. Per aiutare le famiglie che non riuscivano a garantire ai figli un’alimentazione adeguata Pincherle aveva, persino, aperto un conto in macelleria.


malattie a trasmissione sessuale

Oltre alle malattie da carenza erano frequenti, anche, le malattie infettive a trasmissione sessuale, come la sifilide e la gonorrea, che Pincherle iniziò a studiare dopo avere incontrato, nel 1933, la piccola Norina, una bambina di un mese di età, che presentava tutti i segni caratteristici di quello che allora si chiamava ‘morbo gallico’, che includevano le eruzioni cutanee, il naso infossato (‘a sella’) e le convulsioni dovute ai danni cerebrali. Si stimava che circa un centinaio di bambini ogni anno nascessero affetti da sifilide perché le loro mamme non erano mai state curate durante la gravidanza. Questi bambini venivano trattati con disinfettanti a base di mercurio e arsenico ma raramente sopravvivevano, ma grazie alla penicillina, scoperta nel 1928 da Alexander Fleming, l’evoluzione della malattia si modificò positivamente. La penicillina, però, costava molto ed era disponibile in quantità insufficiente, tanto da far nascere una sorta di mercato nero parallelo a quello ufficiale. Pincherle si mosse subito per organizzare la distribuzione gratuita del farmaco e grazie al suo impegno, nel 1946, Trieste fu la prima città italiana a distribuire gratuitamente gli antibiotici in ospedale.


contro la poliomielite

In quel periodo imperversava, anche, un’altra grave malattia, la poliomielite che, prima dell’introduzione del vaccino, mieteva molte vittime anche in Italia. Pincherle provò a utilizzare i primi trattamenti con siero di pazienti guariti, che non sempre funzionava, mentre giravano ciarlatani che, sfruttando la credulità e la disperazione dei genitori, propagandavano e vendevano uno sciroppo ‘fatto di niente’ che, chiaramente, non aveva alcuna efficacia contro questa malattia.
Sarà solo negli anni Sessanta, con l’introduzione del vaccino di Salk e Sabin, che la poliomielite verrà definitivamente sconfitta. Pincherle per rassicurare le mamme, spaventate dalle vaccinazioni da poco introdotte, e diffondere, così, la pratica vaccinale raccontava loro la storia di Jenner e del suo rimedio contro il vaiolo ricavato dal siero di vacche, da cui derivava il termine vaccino.


concetti di igiene

Inoltre, Pincherle ebbe il merito di far capire l’importanza di utilizzare sistematicamente, nelle attività ospedaliere, la prassi del lavaggio delle mani introdotta dal medico ungherese Ignác Semmelweis nel 1847, che consentiva di evitare le contaminazioni microbiche.
Nel 1954 Pincherle andò in pensione ed entrò in politica.

Nel 1955, eletto in consiglio comunale, si impegnò a denunciare i problemi concreti che riscontrava nella sua realtà quotidiana, cercando, successivamente, di porvi rimedio. Con l’arrivo degli anni ‘60 i temi da considerare e affrontare erano le sofisticazioni e le frodi alimentari. A tal riguardo una battaglia personalissima di Pincherle fu quella rivolta contro le bibite gasate e la pubblicità di un famoso formaggino industriale che le mamme utilizzavano nelle minestrine al posto di quello fresco. Si impegnò anche a promuovere, tra gli insegnanti, l’educazione fisica nelle scuole e ad implementare la procedura dell’intervento chirurgico di tonsillectomia, in modo che venisse sempre eseguito in anestesia e non su bambini svegli e legati come, invece, si realizzava fino ad allora.
Nel 1966 a Pincherle fu diagnosticata una leucemia che, il 5 aprile del 1968, lo portò via dai suoi piccoli amatissimi ammalati.


Fonti:

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *