Uno dei padri del concetto di Igiene: Ignác Semmelweis

Uno dei padri del concetto di Igiene: Ignác Semmelweis

Il quadro di Robert Thom (1966) raffigura Semmelweis mentre dispone le misure igieniche di prevenzione della malattia puerperale.

La regola della “Igiene” delle mani, lo strumento con cui entriamo più frequentemente a contatto con le altre persone, si è affermata in seguito all’avvento delle teorie microbiologiche nella seconda metà dell’ottocento, soprattutto grazie alle teorie di L. Pasteur (1822-1895).
Prima di allora era prevalente la teoria che le malattie potessero contagiarsi solo attraverso i miasmi, ossia imprecisate impurità dell’aria, secondo le vecchie teorie ippocratiche e galeniche. A tal riguardo, tra gli operatori sanitari era diffusa l’affermazione ‘Un gentiluomo non ha bisogno di lavarsi le mani’.


un vero rivoluzionario

Ignác Fülöp Semmelweis, disegno a penna di Jenő Doby, 1860.

Tra i pochi, solo un ginecologo ungherese nell’impero austriaco ebbe il coraggio di sfidare apertamente questo dogma: il suo nome era Ignazio Filippo Semmelweis (1818-1865).
La storia inizia nel 1847 allorchè Semmelweis va a dirigere il reparto di Maternità dell’Allgemeine Krankenhaus, il più grande ospedale di Vienna.

A quel tempo una donna su sei moriva di febbre puerperale in ospedale dopo aver partorito. I sintomi erano sempre gli stessi: comparsa di febbre e dolore intenso all’addome fino al decesso della puerpera in modo tale che i neonati diventavano orfani già pochi giorni dopo la nascita. Semmelweis affrontò il problema con spirito pratico e scientifico, libero dai tabù ideologici di millenni di medicina dogmatica.


una teoria al di fuori dei vecchi schemi

Nel suo libro del 1861, Semmelweis dimostra la correlazione esistente tra l’introduzione, nel 1823, dell’anatomia patologica nella clinica viennese (prima linea grigia verticale) e l’aumento delle morti per febbre puerperale. La seconda linea grigia verticale marca l’introduzione del lavaggio delle mani con soluzione di cloruro di calce (ipoclorito di calcio). La curva blu mostra la statistica dell’ostetricia di Dublino, priva di anatomia patologica nel periodo 1784-1849.

Egli si accorse infatti che: 1) le donne venivano spesso visitate da studenti di medicina che provenivano direttamente dalla sala autoptica dopo aver pratico autopsie, che 2) la mortalità delle puerpere era molto più alta rispetto ai reparti di maternità di altri ospedali, e che 3) gli stessi studenti contraevano delle febbri mortali, simile a quella puerperale, dopo essersi feriti durante l’autopsia. In tal senso determinante fu il caso del suo collega ed amico Jakob Kolletschka.
Semmelweis ipotizzò allora che le mani di questi studenti potessero essere il vettore di trasmissione di “veleni” invisibili, i quali causavano queste malattie e morti.
Ordinò allora che tutti i medici provenienti dalla sala autoptica si lavassero le mani con una soluzione di cloruro di calce, aggiungendo la disposizione che per tutte le partorienti si cambiassero le lenzuola sporche con altre pulite.
I fatti diedero drammaticamente ragione a Semmelweis: la percentuale di morte per febbre pueperale calò nel reparto dall’11% del 1846 all’1% del 1848.
Ma il pregiudizio dei colleghi restò duro a morire ed il giovane dottore austriaco trovò la dura opposizione dei suoi colleghi, anche quelli più rinomati, come Rudolf Virchow, il padre dell’istologia moderna.
Semmelweis non riuscì a sopportare le ostilità dei suoi colleghi finendo per essere ricoverato in un manicomio, luogo dove trovò la morte, forse in seguito alle percosse subite dal personale dell’Istituto.


riferimenti:

 

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