La grande era della cardiochirurgia

La Grande Era della Cardiochirurgia

i cardiochirurghi Shumway (a sx) ed Harrison (a dx) illustrano alla stampa il primo trapianto cardiaco di adulto negli USA (il quarto in assoluto) nel 1968, alla Stanford University.

Tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli inizi degli anni settanta la fama di cardiochirurghi ed astronauti raggiunse picchi davvero stellari. Diciamo che la loro popolarità fu simile ai MasterChef di oggi. Tutti volevano andare ad Houston per sostituire una valvola cardiaca o essere sparati sulla luna.
Le conferenze di chirurghi come Demikhov e DeBakey attiravano giornalisti e colleghi da ogni parte del mondo. Anche in questo campo la concorrenza con i sovietici era elevata, ma la palma per il primo trapianto di cuore tra umani andò ad un sudafricano, Christiaan Neethling Barnard, probabilmente un furbone che aveva scopiazzato dagli uni e dagli altri: in realtà questi interventi erano un azzardo, visto l’alto rischio di reazioni da rigetto immunologico. Eppure la tecnica operatoria era efficace, e se ne ebbe la prova quando negli anni ’80 venne introdotta la ciclosporina come farmaco antirigetto: le percentuali di sopravvivenza a lungo termine furono altissime.
Ma oramai la fama dei cardiochirurghi andava scemando; le fiction mediche di George Clooney e nonno Libero erano pronte a prendere il posto di rinomati maestri del bisturi come Cooley e Dogliotti nel cuore dell’audience e dei pazienti.


di: dr Concetto De Luca

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