Una leggenda della chirurgia italiana del novecento: Achille Dogliotti

Una leggenda della chirurgia italiana del novecento: Achille Dogliotti

 

Achille Dogliotti

Achille Dogliotti (1897-1966) nacque e si laureò a Torino nel 1920. Per ampliare le proprie conoscenze, fu più volte all’estero, ove frequentò le più importanti cliniche chirurgiche: nel 1925 e nel 1927 in Francia, a Lione e a Parigi, nel 1929 negli Stati Uniti, nei più prestigiosi centri chirurgici.
Nei primi anni trenta il suo interesse fu attratto principalmente dal sintomo “dolore” quale elemento dominante di tanti processi morbosi, e per attuarne una efficace terapia ideò e perfezionò alcuni metodi originali: conseguentemente il suo nome godette di una prima ondata di notorietà, che si estese anche fuori dell’Italia.


dogliotti come anestesista

Il blocco alcolico sottoaracnoideo delle radici posteriori per il trattamento delle algie ribelli e il metodo dell’anestesia peridurale (1933) si diffusero ovunque. Il suo “Trattato di Anestesia” (Torino 1946) ebbe il raro onore per un testo italiano di una traduzione integrale negli Stati Uniti d’America, ove fu largamente adottato come manuale di insegnamento.
Nel 1937 vinse il concorso per la cattedra di Chirurgia a Catania. Gli anni in Sicilia furono caratterizzati da una crescente attività di ricerca, così che, accanto alla chirurgia classica, poté affrontare settori di estrema avanguardia quale quello dell’exeresi dei tumori laringei (era suo vanto la statistica di venticinque laringectomie totali consecutive, senza decessi, eseguite prima dell’era antibiotica). 


IL RITORNO A TORINO e la cardiochururgia

Achille Dogliotti mentre opera (1961) http://www.gettyimages.co.uk/detail/news-photo/italian-doctor-achille-mario-dogliotti-and-his-team-news-photo/174305880

Dopo la seconda guerra mondiale, con il ritorno alla normalità, Dogliotti dedicò ogni sua energia alla ricostruzione della clinica chirurgica di Torino, portandovi innovazioni e ampliamenti tali da farne esempio tra le più importanti d’Europa. Egli, tra l’altro, realizzò nel suo istituto la prima sala operatoria antibiotica a sterilizzazione totale.
Invitato negli Stati Uniti per un ciclo di conferenze nel 1946, ebbe modo di assistere ad alcuni dei primi interventi sul cuore operati dal celebre Alfred Blalock. Ebbe così inizio il suo interesse per la cardiochirurgia, alla quale dedicò in seguito tanta parte del suo tempo e del suo ingegno, con un duro cammino che lo portò a essere considerato uno dei creatori della cardiochirurgia degli anni ’50. Ideando nuovi strumenti e apparecchiature (apparecchio per la circolazione extracorporea, valvulotomo ad anello, angiostato per anastomosi vasali), proponendo nuovi procedimenti tecnici (per la valvulotomia a cuore chiuso e a cuore aperto nella stenosi mitralica, per la plastica nella insufficienza mitralica, per la correzione a cuore chiuso delle comunicazioni interatriali), egli legò il suo nome a numerosi e importanti capitoli della chirurgia cardiaca. Nel 1951 fondò a Torino il Centro Cardiochirurgico A. Blalock, che in breve tempo acquisì fama internazionale e registrò un tale successo da accumulare casistiche la cui ampiezza non era eguagliata da alcun altro servizio cardiochirurgico, nemmeno da quelli americani. Nell’agosto dello stesso anno Dogliotti, per la prima volta nel mondo, poté eseguire sull’uomo un intervento in circolazione extracorporea.
Per quanto la circolazione extracorporea fosse da anni oggetto di ricerche sperimentali, che avevano ormai aperto la via a possibili realizzazioni cliniche, questa felice prima applicazione di Dogliotti sull’uomo segnò una data storicamente importante. Essa rappresentava il giusto coronamento dei suoi studi sull’argomento, che gli consentirono poi di associare alla circolazione extracorporea l’ipotermia, dando così origine a una nuova tecnica ancor oggi largamente seguita negli interventi sul cuore.


un chirurgo generale

Dogliotti prima di un intervento (1960) http://www.gettyimages.it/detail/fotografie-di-cronaca/italian-medical-luminary-achille-mario-dogliotti-fotografie-di-cronaca/470683170?esource=SEO_GIS_CDN_Redirect#italian-medical-luminary-achille-mario-dogliotti-is-shot-inside-the-picture-id470683170

Dogliotti estese la sua attività anche in altri settori, tra l’altro creando il primo Centro italiano di endocrinochirurgia (assai noto in questo campo fu il suo metodo di ipofisectomia radiobiologica) e ideando nuove tecniche per la ricostruzione delle vie biliari, quali l’intraepatodottogastrostomia e la doppia intracpatodottodigiunostomia, ancora oggi ricordate nel mondo intero con il suo nome. Particolare cura dedicò pure alla ricostruzione dell’esofago e la tecnica da lui sistematizzata di colon-esofagoplastica ha permesso di restituire alla normalità con minimo rischio un alto numero di operati.

Dogliotti si distinse pure nella chirurgia dell’ipertensione portale, legando il suo nome alla tecnica dell’anastomosi onfalo-cava latero-laterale. In questo settore della clinica chirurgica un suo allievo, G. Abeatici, mise a punto l’importante, prezioso procedimento diagnostico della splenoportografia (La visualizzazione radiologica della porta per via splenica, in Minerva medica, XLII [1951], pp. 593 s., in coll. con L. Campi).


Fonte:

Tratto da un articolo di Francesco Morino – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 40 (1991)

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