Erofilo di Calcedonia raccontato dallo Sprengel

UN VERO PIONIERE DELL’ANATOMIA: EROFILO DI CALCEDONIA

Ai giorni di Tolomeo I, per testimonianza di Galeno e di Celso, fiorirono in Egitto i due più grandi anatomisti, Erofilo di Calcedonia (335-280 ac circa, ndr) allievo di Prassagora, ed Erasistrato.
Erofilo praticò l’anatomia su corpi umani e secondo Celso sezionò anche condannati ancora in vivo.
Erofilo fu il primo a considerare i nervi come organi della sensazione, anche se anche egli gli denominò “pòroi”, ossia canali, come Aristotele. Secondo lui alcuni nervi sono soggetti alla volontà, e nascono dal cervello e dal midollo spinale; altri servono ad unire le articolazioni, e vanno da osso in osso, da muscolo in muscolo. Dunque anche lui continuò a confondere i nervi con i legamenti. 


ANATOMIA, FISIOLOGIA E PATOLOGIA

“Erofilo mentre insegna l’Anatomia”, di José Maria Veloso Salgado (1906)

Egli opinò che il fornice dei ventricoli laterali fosse la sede principale della sensazione. Trovò e descrisse il quarto seno, detto da lui torculare e chiamò calamo scrittorio quel solco che forma l’estremità del quarto ventricolo.
Egli distinse le vene del mesenterio che vanno al fegato dai vasi noti successivamente come vasi lattei, anche se non li descrisse esattamente come Erasistrato. Egli chiamò vena arteriosa l’arteria polmonare. Fu il primo a dare il nome di duodeno alla parte iniziale dell’intestino. Ignorò le origini delle vene o non si espresse se nascano nel cuore o nel fegato.
Sembra che egli abbia tenuta la facoltà che presiede alla respirazione per facoltà dell’anima. Ammise una sistole ed una diastole polmonare tendente ad esalare ed inspirare aria. Egli paragonò il polso con le battute musicali e ne rintracciò nel cuore e non nelle arterie la loro forza motrice.
Erofilo accumulò sottigliezze senza numero nella sua Patologia. Egli considerò sempre le corruzioni degli umori come cause delle malattie, anche se affermò nella mancanza di influssi della forza nervosa la causa della paralisi. Ascrisse a buon diritto la morte improvvisa ad una paralisi del cuore. 


tratto da:
  • Storia Prammatica della Medicina‘, Vol. 2 capp. 67-71, di Kurt Sprengel, 1792-1799]

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