Diocle di Caristo 

Diocle di Caristo fu un medico greco antico vissuto nel IV secolo a.C.
Nacque a Caristo in Eubea e visse non molto tempo dopo di Ippocrate, al quale lo accosta Plinio (Nella “Naturalis Historia”, XXVI, 6) per età e fama.
Non si conosce molto della sua vita, tranne che visse e lavorò ad Atene, dove scrisse quello che può essere considerato il primo trattato medico in dialetto attico (non in dialetto ionico, lingua utilizzata nei precedenti scritti medici greci).
I suoi contributi più importanti riguardarono la medicina pratica, in particolare la dieta, ma scrisse anche il primo libro di testo sull’anatomia animale. Diocle appartenne alla 
Scuola Medica Dogmatica, e scrisse numerose opere mediche, delle quali rimangono solamente i titoli e alcuni frammenti, conservati da Galeno, Celio Aureliano, Oribasio, Ateneo (nei “Deipnosophistae”, dove è anche citato un suo “Manuale di cucina”), e da altri antichi scrittori [1].
Secondo alcuni studiosi, egli fu colui dette il nome “anatomia” a tale pratica 
[2].
Al suo nome è associata anche una lettera indirizzata al re Antigono, dal titolo “Una lettera per preservare la salute”, inserita da Paolo di Egina alla fine del primo libro del suo compendio medico, e che, se autentica, è stata verosimilmente indirizzata ad Antigono II Gonata, re di Macedonia, che morì nel 239 a.C., all’età di ottant’anni, dopo un regno di quarantaquattro anni 
[3].
Diocle fu l’inventore di uno strumento chirurgico per l’estrazione di armi e frecce chiamato “Dioclean Cyasthicus” 
[4].
Lo storico della medicina, Adalberto Pazzini, ci presenta Diocle di Caristo come, tra i dogmatici, colui che maggiormente coltivò l’anatomia.
Insieme con l’anatomia, egli studiò anche l’embriologia, la terapeutica e la tossicologia.
Come 
Galeno mise già in evidenza, a suo tempo, l’anatomia di Diocle è ben lungi dall’essere completa e impeccabile. Tuttavia il suo sforzo di rimettere in auge i pensiero anatomico merita di essere segnalato.
Diocle corresse errori di angiologia e asserì che dal cuore partono due sistemi di vasi, a vena cava e la grossa arteria contenente sangue ed aria.
Si occupò degli organi della generazione, sebbene mostrasse di non aver visto l’utero umano, che asserisce essere munito di cotiledoni.
Chiamò con il nome di meningi tutte le membrane del corpo.
Per quanto riguarda la vitalità del feto, egli affermò che aveva principio al settimo mese.
In fisiologia si occupò della respirazione, della generazione, della sanguificazione, riconoscendo quale origine del sangue gli alimenti trasformati dal fegato.
Si occupò anche della digestione, che considera come una decomposizione degli alimenti. Seguendo la scuola siciliana, egli dette molta importanza allo pneuma che ripose nella metà sinistra del cuore.
Diocle si occupò anche di dietetica, tanto da essere compreso tra i migliori scrittori dell’antichità su questo argomento, dopo Ippocrate.
Scrisse anche un’opera di argomento igienico.
Come terapeuta, egli scrisse un’opera intitolata “Rizotomikon”, ossia una specie di manuale per erborista, lo scritto greco più antico sull’argomento. La terapia, tuttavia, non differisce molto da quella di Ippocrate.
Per quanto riguarda l’anatomia di Diocle, il Pazzini riferisce di non sentirsi autorizzato ad assegnarli un’opera anatomica, inclusa nel “Corpus Hippocraticum”, ma essa può mostrare alcuni caratteri che potrebbero anche essere riconosciuti corrispondenti allo stato culturale di quella scuola. Si tratta del Libro “De Corde” [“Sul Cuore”], il quale, come il Pazzini riferisce di aver già dimostrato, rivela conoscenze più progredite di quanto potrebbe essere l’anatomia ippocratica, se la si mette a confronto con le opere di tal genere del “Corpus Hippocraticum”, mentre si rivela nettamente inferiore, se la si confronti con i frammenti anatomici di Erofilo ed Erasistrato. Risultando, quindi, un qualcosa di intermedio tra il “prima” e il “dopo”, lecita potrebbe sembrare, se non certa, la sua attribuzione alla scuola dogmatica 
[5].
Afferma il 
Puccinotti [6]: di Diocle si è creduto sino a Fabricio di avere intera la sua la sua “Epistola ad Antigonum Regem”, ma poi si è riconosciuta apocrifa, non meno della “Epistola ad Antiochum Regem” della Raccolta Ippocratica, della quale non è che una inutile ripetizione. Si citano le sue opere su vari di medicina da Galeno, da Oribasio, da Celio Aureliano, da Eroziano (Erodiano), dallo Scoliaste al poema “Theriaca” di Nicandro, da Eutocio, da Atheneo Deinosofista. I libri del vero Diocle Caristio sarebbero stati “La Igiene a Plistarco”, i libri “Anatomici”, i libri “De Morborum causis et curatione”, “De Ebdomadis” e gli “Epidemj”. Abbiamo nei libri di Oribasio, scoperti e pubblicati dal “celebre” Cardinal Maj un frammento di Diocle che attesta la diligente osservazione ed analisi delle forme morbose.
Sostiene il Puccinotti che Diocle fu tutt’altro che Dogmatico. I suoi pensieri (dice l’Hecker) sul Regime dietetico e sulla Farmacologia, che egli espresse nei suoi libri Igienici a Plistarco, non sono dogmatici, ed esso si oppose piuttosto con ardore alla mania di teorizzare dei suoi contemporanei, ed esigeva in siffatte dottrine l’esperienza per sola guida [7]. 
Galeno ce lo dipinge nel carattere morale per medico filantropo e di severa integrità, come per istituto dovevano essere gli Asclepiadi.

FONTI 

[1] Galeno; “De Alimentis Facultatibus”, I 1
[2] Asimov; “Asimov’s Biographical Encyclopedia of Science and Technology”, 2 edizione
[3] Paolo di Egina; “Compendio Medico” in sette libri, I
[4] Celso; Libro VII, 5, 2B-3B
[5] Adalberto Pazzini; “Storia dell’Arte Sanitaria”, Minerva Medica (pagg. 172-173)
[6] Francesco Puccinotti: “Storia della Medicina”, vol. I, 1850, capitolo XIX
[7] Giusto Hecker: “Storia Filosofica Antica della Medicina”, Vol. I, 1852

Articolo scritto da Concetto De Luca (09/02/2014)

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