Buon compleanno a Filippo Pacini, grande scienziato dell’ottocento

Buon compleanno a Filippo Pacini, grande scienziato dell’ottocento

“Filippo Pacini nacque a Pistoia il 25maggio 1812, da famiglia popolana in men che mediocri condizioni di fortuna. Da piccolo fu alunno nel seminario di quella città, ma cresciuto negli anni abbandonò la carriera ecclesiastica, per la quale i suoi lo volevano dirigere, e si iscrisse come alunno nella scuola medica pistoiese che allora vantava ottimi maestri, quali il Civinini ed il Camici, e che possedeva un insegnamento di medicina legale e di tossicologia. In quella scuola, il Pacini potè largamente studiare i preliminari delle discipline mediche e con tanto ardore, che non contento degli esercizi e delle lezioni in comune con i compagni, spesso lavorava nella stanza anatomica alla ricerca di qualche verità ad altri sfuggita. E difatti la sua perseveranza fu coronata da successo, poichè nei nervi della mano scoperse dei piccoli corpicciuoli ovoidali, appena visibili ad occhio nudi.
Cosa son questi? Domandava il Pacini al maestro ed ai compagni. Pacchetti di grasso! Gli si rispondeva con sicura convinzione.
Ma non se ne convinceva il Pacini e poichè vide, scorrendo i manuali di anatomia, che niuno se n’era curato, egli coi suoi meschini risparmi si comprò un piccolo microscopio, che ingrandiva una trentina di volte e potè con questo convincersi che quei corpicciuoli erano terminazioni di fibre nervose, non palle di grasso e che egli aveva fatto una vera e proprio scorperta”.

TRATTO DA: “Relazione e Catalogo dei Manoscritti di Filippo Pacini“, di Aurelio Bianchi, 1889; pagg. XV-XVI.


Filippo Pacini: Corpuscolo tattile. Biblioteca Nazionale Centrale Firenze

Formatosi presso la “Scuola medico-chirurgica pistoiese“, Filippo Pacini condusse le prime ricerche anatomiche e istologiche nella Villa di Scornio, utilizzando un microscopio costruito da Giovanni Battista Amici e messogli a disposizione dal mecenate Niccolò Puccini. Nel 1835, ancora studente, presentò alla “Società Medico-Fisica Fiorentina” un’importante relazione nella quale era illustrata la scoperta dei corpuscoli dei nervi digitali che oggi portano il suo nome. Il Pacini li descrisse come “globetti di figura ellissoidale, bianchi-opachi, o di colore opalino, della lunghezza di due terzi di linea circa, situati lungo i rami digitali del nervo mediano, e cubitale…“.

Colpito dalla portata di questa scoperta, il granduca di Toscana Leopoldo II gli donò un microscopio molto più potente, la cui proprietà fu oggetto di una lunga querelle tra Pacini e l’Università di Pisa, nel momento del suo trasferimento a Firenze.

Dissettore di Anatomia Comparata presso il “Museo di Storia Naturale di Pisa” nel 1840-41, divenne Dissettore e Ripetitore di Anatomia Umana nel 1843, sostituendo a tutti gli effetti il titolare dell’insegnamento fino al 1845.


il trasferimento a Firenze

Filippo Pacini (Pistoia, 25maggio 1812 – Firenze, 9luglio 1883)

Nel periodo in cui lavorò a Pisa con Paolo Savi, sviluppò grande competenza anatomica, soprattutto per quanto concerne l’anatomia comparata. A questa sua esperienza risalgono numerosi studi, in particolare di anatomia microscopica, condotti sui cosiddetti “pesci elettrici”, la torpedine e il gimnoto. Studiò, inoltre, l’anatomia della retina, la meccanica dei muscoli intercostali, i processi di osmosi e di assorbimento dell’organismo.

Dal 1847, si trasferì a Firenze, dove ebbe l’incarico dell’insegnamento di Anatomia descrittiva nel “Liceo e di Anatomia Pittorica nell’Accademia di Belle Arti” e poi vari insegnamenti di Anatomia nel Collegio Medico Fiorentino. A Firenze organizzò il Museo Anatomico, di cui catalogò personalmente la raccolta, creando una sezione specifica dedicata al “Museo Micrografico”, in cui sono raccolti più di 400 suoi preparati istologici.


la scoperta del vibrione del colera

Filippo Pacini: Colera Asiatico. Preparato microscopico, 1854. Museo di Anatomia, Firenze.

Nel 1854 la città di Firenze fu colta da un’epidemia di colera proveniente dall’Asia. Pacini si interessò in maniera particolare a questa malattia,  in collaborazione con un altro medico e ricercatore pistoiese, Francesco Magni (1828-1888). Eseguendo delle autopsie su cadaveri di pazienti morti di colera, egli condusse degli esami istologici sulla loro mucosa intestinale. Durante tali studi, Filippo Pacini scoprì un bacillo a forma di ‘virgola’ che chiamò Vibrio. Egli descrisse l’organismo e le sue relazioni con la malattia, ma il suo articolo non ebbe successo. L’infettivologia a quei tempi non era ancora nata ed era fortissima la presa sulla comunità scientifica della cosiddetta “teoria dei miasmi“, secondo la quale determinate patologie si potevano diffondere attraverso non meglio precisate corruzioni atmosferiche.
La scoperta di Pacini venne ripresa 30 anni dopo dal batteriologo tedesco Robert Koch (1843 – 1910), che (ri)scoprì il bacillo durante un’epidemia di colera in Egitto. A lui andarono gli encomi della comunità scientifica internazionale.


LA RESPIRAZIONE ARTIFICIALE

“Il Lampione”, XII, anno XVII, 6 aprile 1877. Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze

Nel 1867, partendo dall’osservazione clinica dello stato di morte apparente dei colerosi, Filippo Pacini “ideò un nuovo metodo di respirazione artificiale che, nonostante lo scetticismo con cui fu accolto dalla Scuola medica fiorentina, sempre avara di riconoscimenti nei suoi confronti, porta il suo nome e fu adottato da numerose Società di salvataggio”. La sua tecnica rianimatoria si basava sulla mobilitazione ritmica degli arti superiori nel paziente privo di coscienza. Egli consigliò tale tecnica per resuscitare le persone annegate o avvelenate da narcotici

Il Pacini pubblicò, nel 1876, 17 casi di ‘resurrezione‘ con il suo metodo di respirazione artificiale, comprendenti anche sincopi da cloroformio.

Pacini suggeriva di distendere il soggetto da soccorrere sul dorso, sopra un piano inclinato con la testa posta sulla parte rialzata. Era poi necessario esplorare il cavo orale e faringeo, liberando le vie aeree e rimuovendo ogni impedimento, senza premere sul basso ventre per evitare il rigurgito e il passaggio dei liquidi dallo stomaco alle vie respiratorie. A questo punto l’operatore si doveva porre dietro la testa del paziente, afferrando le braccia in prossimità dell’articolazione scapolo-omerale, tirando verso di sé e sollevando il moncone delle spalle. Il movimento si sarebbe trasmesso per mezzo delle clavicole allo sterno, che avrebbe consentito il sollevamento delle costole. Nel caso di soggetti molto robusti, era consigliabile praticare le trazioni inspiratorie, servendosi di due anelli di tela o di cuoio, applicati alla sommità delle braccia dell’asfittico.


mancati riconoscimenti e morte

Innumerevoli furono i contributi di Pacini, dall’anatomia alla fisiologia e alla medicina legale, ma, nonostante gli innegabili successi delle sue ricerche, egli lamentò per tutta la vita la tangibile ostilità dell’ambiente scientifico, provata dalla mancata assegnazione del premio dell’Accademia dei Lincei per le scienze biologiche del 1879.

Pacini morì il 9luglio 1883 a Firenze, nella sua abitazione in via Fiesolana. Fu sepolto nel cimitero della Misericordia, ma, nel 1935, i suoi resti furono traslati a Pistoia, insieme con quelli di altri due celebri anatomici pistoiesi, Atto Tigri (1813-1875) e Filippo Civinini (1805-1844), nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, detta Chiesa della Madonna del Letto, nel complesso monumentale dell’Ospedale del Ceppo.


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