Chi scoprì l’agente infettivo del colera?

CHI SCOPRI’ L’AGENTE INFETTIVO DEL COLERA?

Nel 1854 la città di Firenze fu colta da un’epidemia di colera proveniente dall’Asia.
Il patologo Filippo Pacini (Pistoia, 25 maggio 1812 – Firenze, 9 luglio 1883) si interesso in maniera particolare a questa malattia.
Eseguendo delle autopsie su cadaveri di pazienti morti di colera, egli condusse degli esami istologici sulla loro mucosa intestinale.

Pacini, un pioniere

G. Catani, Filippo Pacini, D Catani 4. (Biblioteca Forteguerriana, Pistoia)

Durante tali studi, Filippo Pacini scoprì un bacillo a forma di ‘virgola’ che chiamò Vibrio.

Egli descrisse l’organismo e le sue relazioni con la malattia, ma il suo articolo non ebbe successo. L’infettivologia a quei tempi non era ancora nata ed era fortissima la presa sulla comunità scientifica della cosiddetta “teoria dei miasmi“, secondo la quale determinate patologie si potevano diffondere attraverso non meglio precisate corruzioni atmosferiche.
La scoperta di Pacini venne ripresa 30 anni dopo dal batteriologo tedesco Robert Koch (1843 – 1910), che (ri)scoprì il bacillo durante un’epidemia di colera in Egitto. A lui andarono gli encomi della comunità scientifica internazionale.
Nel 1905 a Koch fu assegnato il Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia e solo 82 anni dopo la morte di Filippo Pacini gli fu resa giustizia: nel 1966 il Comitato Internazionale sulla Nomenclatura adottò ufficialmente la denominazione “Vibrio Cholerae Pacini 1854” per indicare l’agente responsabile della malattia.

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