Ai primordi dell’endoscopia

NASCITA DELL’ENDOSCOPIA

Phillip Bozzini di Francoforte, Germania (a destra), ha introdotto il primo endoscopio (Lichtleiter, a sinistra). 

Prima del XIX secolo, l’interno del corpo poteva essere solo esplorato debolmente attraverso gli orifizi e con l’uso di grezzi speculum ed al lume di candela. La limitata illuminazione di questi strumenti riduceva al minimo il loro uso, tranne che in aree relativamente superficiali come la bocca, il naso, le orecchie, il retto e la vagina.

All’inizio del XIX secolo, l’uso di lampade a gas e candele con riflettori da parte di  Phillip Bozzini (25maggio 1773 – 4aprile 1809) di Francoforte, Germania; Pierre Segalas (1792-1875) di Parigi, Francia; Francis Cruise di Dublino, Irlanda; e John Fisher (1798-1850) di Boston, Massachusetts, permisero l’ingresso in alcuni tratti dell’apparato gastrointestinale superiore e inferiore. In particolare, l’uso di tali dispositivi per visualizzare l’uretra e la vescica, così come il retto e la vagina, fornirono una certa misura di diagnosi e l’opportunità di eseguire terapie in forma di litotripsia e cauterizzazione.


ulteriori sviluppi

Una foto dell’endoscopio di Bozzini. Nella targhetta bianca è possibile leggere: “The Bozzini’s Endoscope, circa 1806“.

Nonostante accuratissimi schemi e un design raffinato (sfondo nell’immagine), il lavoro di Bozzini venne ripudiato dalla Scuola di Medicina di Vienna. La sua morte precoce (per dissenteria) all’età di 36 anni ostacolò ulteriori progressi nello sviluppo dell’endoscopia fino al lavoro di Pierre Segalas di Parigi, Francia, e Adolph Kussmaul di Friburgo, Germania.

Estrapolazioni successive degli strumenti urologici sviluppati da Antonin Desormeux (1830-1894) e Segalas permisero a  Max Nitze (1848-1906) e, successivamente, a Johan von Mikulicz (16maggio 1850 – 14giugno 1905) ) di Vienna, Austria, di compiere progressi nell’esplorazione della vescica, dell’esofago e dello stomaco.


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