Un pioniere della neurochirurgia: William Macewen

Un pioniere della neurochirurgia (E non solo): William Macewen

William Macewen (1848 – 1924).

William Macewen (22 giugno 1848 – 22 marzo 1924) fu un chirurgo scozzese. Egli fu un pioniere della moderna chirurgia del cervello e contribuì allo sviluppo degli innesti ossei, del trattamento chirurgico dell’ernia inguinale e della pneumectomia.

Macewen studiò Medicina presso la “University of Glasgow“, dove si laureò nel 1872. Egli fu molto influenzato da Lister (1827-1912), il padre dell’antisepsi. Seguendo i principi di Lister e praticando in maniera sistematica lo ‘scrubbing‘ (profonda pulitura e disinfezione delle mani e delle braccia), la sterilizzazione degli strumenti chirurgici, l’uso di indumenti chirurgici e l’anestesia, William Macewen divenne uno dei chirurgi più innovatori della sua epoca.


la carriera di Macewen

Macewen dimostra il suo ‘triangolo’ a Lane, Hirschfelder, Barkan e Stillman.

Nel 1875 Macewen divenne assistente chirurgo al “Glasgow Royal Infirmary“, e fu promosso ‘chirurgo a tempo pieno’ nel 1877. Nel 1881 venne nominato docente di Chirurgia Sistematica presso la Royal Infirmary School of Medicine. Nel 1883 ottenne l’incarico di chirurgo del “Royal Hospital for Sick Children” di  Glasgow.

Nel 1892 Macewen divenne prefessore regio di chirurgia della University of Glasgow (il posto che Lister aveva mantenuto quando Macewen era studente) e trasferì le sue attività chirurgica presso la “Western Infirmary”.

Durante la Prima Guerra Mondiale aiutò tanto reduci di guerra impiantando ed aiutando a congegnare protesi artificiali (Erskine limb).


contributi alla neurochirurgia

Ritratto di Macewen in tre angolature combinato con le immagini del suo “Atlas of Head Sections” (1893).

Seguendo il lavoro di John Hughlings Jackson (1835–1911) e David Ferrier (1843–1924) sul mappaggio neurologico delle funzioni cerebrali, oltre che sulle osservazioni di Broca, Macewen dimostrò nel 1876 che era possibile usare un preciso esame clinico per determinare il possibile sito del tumore o della lesione cerebrale, osservando i suoi effetti sulla sede e l’estensione delle alterazioni delle funzioni motorie e sensitive. Nel 1876 egli diagnosticò un ascesso nel lobo frontale di un ragazzo, ma la famiglia negò il permesso all’intervento chirurgico. Quando il paziente morì, all’autopsia si riscontrò che la sua diagnosi e localizzazione erano state corrette.


riferimenti:

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