Tra mito e fisiologia: le ascensioni, il volo e le condizioni fisiologiche estreme

TRA MITO E FISIOLOGIA: LE ASCENSIONI, IL VOLO E LE CONDIZIONI FISIOLOGICHE ESTREME

“Che Minosse mi sbarri terra ed acqua, ma il cielo è pur sempre aperto: passeremo di lì. Sarà padrone di tutto, ma non dell’aria!”
[Ovidio, Metamorfosi, Libro Ottavo (Mito di Dedalo e Icaro)]

IL VOLO

The Fall of Icarus (1602–1607) engraving by Marten de Vos.

Personalmente, nella mia irrazionale puerilità continuo a considerare, alla soglia dei 50 anni, ancora il volo come uno strumento del demonio, e prima di salire in aereo 15 gocce di lexotan non me le leva nessuno; però questa è una pagina di storia della scienza (perché la Medicina è scienza) e devo fidarmi delle parole del grande vinciano: “Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare.”

I popoli del passato cui facciamo riferimento maggiormente nella nostra storia (Mesopotamia, Mediterraneo ed Europa) non avevano granché confidenza con le condizioni più estreme delle alte quote montane ed altezze celesti. La loro fisica, la loro fisiologia, ma anche la loro demografia erano alquanto ‘piatte’.


 il mito

Dream of Icarus (before 1917) by Sergey Solomko.
👉 La biblica arca di Noè andò a posarsi sulle alte vette del monte Ararat, ma nessuno della famiglia del patriarca subì gli effetti dell’ipossia delle alture ad oltre 5.000 metri sul livello del mare.
👉 Nel mondo greco-romano, le uniche vette degne di sfida erano il monte Olimpo abitato dagli dei ed il monte Etna, la fornace di Vulcano. Le cime alpine, non affascinarono per niente i romani; per essi erano soltanto una barriera geografica più o meno superabile che li separava dai barbari.

👉 Il volo ed il mondo degli uccelli affascinava i greci, ma le scarse competenze scientifiche crearono il falso mito di Icaro. Per sfuggire dal labirinto di Minosse, il giovane eroe volò con le sue ali di cera foggiate ad arte dal padre Dedalo. Rapito dall’esperienza, Icaro volò fin troppo in alto, vicino al sole facendo scogliere le ali per precipitare malamente a terra. Icaro, dunque, morì per il politrauma da caduta. Nel nostro mondo fisico reale le sue ali non avrebbero dovuto sciogliersi al calore del sole, ma al massimo indurirsi al freddo delle alte quote.


il medioevo E RINASCIMENTO

disegno di macchina volante di Leonardo da Vinci.
👉Il mito di Icaro fu probabilmente un monito a tutto il medioevo a ‘volare basso’.
👉Il grande Leonardo da Vinci rimase affascinato dalle ascensioni, dalle ali e dalle macchine volanti. Non riuscì però a concretizzare le sue brillanti osservazioni ed idee.
👉 La storia inizia a cambiare dopo la scoperta delle Americhe: gli esploratori e conquistatori europei si accolgono che raggiungere e vivere in altopiani ad oltre tre mila metri di altura in Messico e nelle Ande non è la stessa cosa che stare al livello del mare in Spagna o Francia, ma neanche nei Pirenei.

LA MONGOLFIERA

👉 Con l’invenzione della mongolfiera (1783), le rapide escursioni ascensionali danno prova di quali siano le condizioni atmosferiche che gli esseri viventi (non solo umani) devono sopportare ad alte quote: non solo vento e freddo, ma anche tipi di variazioni che Il Torricelli (barometro) ed il Lavoisier (ossigeno) hanno permesso di comprendere efficacemente.

👉Il 21 novembre 1783, il giovane fisico francese Jean-François Pilâtre de Rozier e il marchese François Laurent D’Arlandes compirono il primo volo umano non vincolato della storia sorvolando Parigi sopra gli occhi del re Luigi XVI, della corte e di una folla immensa. Il pallone navigò sui cieli della futura ville lumiere per 5,5 miglia in circa 25 minuti. Pilâtre de Rozier e François Laurent D’Arlandes sono i primi due aeronauti umani.


i primi aeronauti

Primo viaggio senza vincoli di Pilâtre de Rozier e d’Arlandes, 21 novembre 1783. Illustrazione della fine del XIX secolo.

Pochi giorni dopo, il 1° dicembre, altri due francesi, Jacques Charles e Marie-Noël Robert sempre a Parigi, compirono il primo volo umano libero con un aerostato gonfiato con idrogeno, il gas più leggero dell’aria che era stato scoperto nel 1766.

👉 In Italia il primo volo umano in mongolfiera fu compiuto il 25 febbraio del 1784 a Brugherio, nei pressi di Milano, ad opera del conte Paolo Andreani insieme ai fratelli Carlo Gerli ed Agostino Gerli. Quello di Andreani fu il primo volo umano compiuto al di fuori della Francia ed il quarto in assoluto della storia.
👉 Uno dei più celebri aeronauti di questa fase primordiale delle ascensioni atmosferiche fu l’editore francese Gaston Tissandier (1843 – 1899). Egli ci ha tramandato una bellissima opera illustrata: la “Histoire de mes ascensions, récit de vingt-quatre voyages aériens (1868-1877), précédé de simples notions sur les ballons et la navigation“.

In uno dei suoi voli ci racconta di come, grazie ai lavori fisiologici del dott. Paul Bert, nel 1874 riuscì a raggiungere l’eccezionale quota di 7.300 metri sul suo areostato Zenith inalando ossigeno portatile, insieme a due compagni di viaggio, il giornalista Joseph Crocé-Spinelli e l’ufficiale di marina Théodore Henri Sivel.


IL VOLO DI TISSANDIER, CROCE’-SPINELLI E SIVEL

Partenza del dirigbile elettrico di Gaston e Albert Tissandier l’8 ottobre 1883 a Auteuil.

Il giovedì 15 aprile 1875 la sua ascensione fu più sfortunata. Prese il volo con i suoi due abituali compagni di viaggio e tre fiaschette contenenti ossigeno al 70% mentre con un aspiratore contenente potassa avrebbe potuto dosare la quantità di acido carbonico. Ovviamente era dotato per il viaggio anche di barometro aneroide e termometro ad alcool che poteva misurare la temperatura minima di -30°, bussola, ed altri strumenti di misurazione.

Crocè-Spinelli iniziò a lamentare mal d’orecchi a quota +500 mt. Superati i 4.000 mt, i tre iniziano a respirare la miscela di ossigeno per vedere se le fiasche sono funzionanti. Superati i 7.000 mt, dopo 90 minuti dalla partenza, i tre continuano a respirare l’ossigeno: “Eccellente effetto“. Subito dopo, Sivel inizia a lamentare un pò di debolezza (raggiunge i 150 battiti al minuto), ma i tre vogliono superare quota 8.000 e decidono di proseguire. Crocè-Spinelli ammirare la bellezza dei cirri.


MORTE DI CROCE’ E SIVEL

Gaston Tissandier

Nel frattempo, il freddo inizia a far sentire sempre di più il suo effetto. Superati i 7.500 mt si inizia a sentire uno stato di intorpidimento misto a gioia interiore ed indifferenza. Superati gli 8.000 mt, a 2 ore dalla partenza, con temperatura di -8° e pressione di 315 mmHg, Tissandier vorrebbe urlare la sua gioia: ma sente la lingua come paralizzata. Sviene, e quando si riprende, inizia a scendere velocemente ma il vento spinge dal basso verso l’alto L’andamento della discesa è bifasico, la curva di ascesa e discesa la forma di una M. Da lì è un vai e vieni di memoria persa e ripresa. Alla terza ora e mezza Tissandier si risveglia, stanco e stordito ed urla: “Sivel, Crocè, svegliatevi!“. Ma i due rimangono accovacciati nella navicella, sotto le loro coperte. Tissandier si avvicina a Sivel: ha la faccia nera, gli occhi terrei, la bocca aperta e piena di sangue. Non solo Sivel, anche Crocè è morto.

Tissandier individua nella velocità dell’ascesa la causa del decesso dei suoi due amici e compagni di (s)ventura. La privazione d’aria dovuta alla bassa pressione barometrica è stata fatale, molto probabilmente prima per Crocè e dopo per Sivel.

Autore: dottor Concetto De Luca


riferimenti:

 

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