Teofrasto

TEOFRASTO

Aristotele ebbe un allievo che degnamente continuò l’opera del maestro, nel campo della botanica: il medico Tirtano, soprannominato [da Aristotele] Teofrasto, il divino oratore, nato ad Ereso verso la metà del IV secolo e morto circa nel 285 ac.
Dopo essere stato educato alla filosofia presso l’isola di Lesbo da Alcippo, egli si trasferì ad Atene. Egli divenne amico di Aristotele, e quando Platone morì, intorno al 347 ac, Teofrasto si potrebbe essere unito all’auto-esilio di Aristotele a Mitilene, presso l’isola di Lesbo intorno al 345 ac. Pare che in quell’isola Teofrasto e Aristotele iniziarono le loro ricerche sulla storia naturale, con Aristotele che studiava gli animali e Teofrasto che studiava le piante.
Teofrasto probabilmente accompagnò Aristotele in Macedonia quando lo stagirita fu nominato tutore di Alessandro il Grande intorno al 343 ac.
Intorno al 335 ac Teofrasto si trasferì con Aristotele ad Atene quando egli iniziò ad insegnare nel suo Liceo.
Successivamente, dopo la morte di Aristotele, quando i sentimenti ateniesi antimacedoni costrinsero Aristotele a lasciare Atene, Teofrasto ivi rimase a capo della scuola peripatetica, e mantenne questo ruolo anche dopo la morte di Aristotele. Lo stagirita aveva lasciato in legato a Teofrasto la sua biblioteca e gli originali del suo lavoro, e lo aveva designato come il suo successore al Liceo. Teofrasto condusse la scuola peripatetica per trentacinque anni e morì all’età di ottant’anni secondo Diogene. Sotto la sua guida, la scuola fiorì e, come afferma Diogene, arrivò ad avere 2.000 studenti. Sempre Diogene Laerzio ci dice che Teofrasto morì vecchio all’età di ottantacinque anni, “dopo essersi un po’ lasciato andare nel lavoro”.
Aristippo, nel quarto libro “Della Lussuria degli antichi” attesta che Teofrasto s’innamorò di Nicomaco, figlio di Aristotele, benchè ne fosse maestro. Suo successore alla guida del Liceo fu Stratone di Lampsaco.
Diogene Laerzio, nel suo catalogo, ha attribuito a Teofrasto oltre 200 opere con 232.808 linee.
Ecco alcuni titoli inerenti al campo della botanica, e quindi farmacologia, a quello della biologia e medicina: “Delle Sensazioni”, in un libro; “Dei sapori, dei colori e delle carni”, in un libro; “Dell’Epilessia”, in un libro; “Degli Animali”, in sette libri; “Vertigini e Stordimenti“, in un libro; “Dei sudori”, in un libro; “Dello Svenimento”, in un libro; “Delle pestilenze”, in un libro; “Degli Odori”, in un libro; “Della paralisi”, in un libro; “Del soffocamento”, in un libro; “Della Pazzia”, in un libro; “Dei Capelli”, in un libro; “Del sonno e dei sogni”, in un libro; “Ricerche Botaniche”, in dieci libri.
Francesco Puccinotti, nella sua Storia della Medicina, affermò che Teofrasto Eresio ebbe così estesa sapienza delle cose naturali morali e civili, che in tutte seppe scrivere e dettare precetti. I libri politici non esistono più. Dei metafisici e morali non restano che i “Caratteri”. Dei naturali ne sono giunti solamente “La Storia delle Piante”, il trattato “De causis plantarum”, e i frammenti dei libri “De lapidus”, “De Meteoris”, “De Igne”, “De Odoribus”, “De Piscibus”, “De Animalibus”. Facevano parte di questi ultimi libri le opere mediche che egli compose: “De Generazione”, “De Visu”, “De Humoribus”, “De cute et carnibus”, “De Pilis”, “De Somno”, “De Morbis”, “De Pestilentiis”, “De Atra Bile”, “De Vertigine”, “De Paralisi”, “De Lassitudine”, “De Sudoribus”, delle quali, eccetto che i frammenti delle ultime quattro, le altre sono perdute. Il Puccinotti sostiene che l’influenza di Teofrasto sulla medicina fu nulla se non dannosa. Ciò che gli riconosce è l’influenza nella storia della botanica e nello studio dell’uso medico delle piante.
Come botanico, egli fu grande osservatore e scopritore al pari di Aristotele. Ebbe un giardino di piante destinate alla coltura e all’istruzione, il primo di cui si abbia memoria. Descrisse oltre 500 piante, ed è salutato generalmente come il fondatore della Fisiologia Vegetale per le sue osservazioni analitiche sulle varie cortecce, sulle parti legnose midollari e parenchimatose, sulle radici, e sulle foglie. E si trova nei suoi libri la menzione di alcuni vegetali fossili, e l’esatta descrizione di molte piante marine.
Il Puccinotti ci riferisce che Teofrasto si occupò di Patologia Vegetale, distinguendo le malattie delle piante di causa traumatica da quelle di causa generale. Al contempo, lo stesso Puccinotti afferma che i suoi libri affrontarono lo stesso scoglio che hanno dovuto incontrare i botanici fino ai suoi tempi moderni, cioè metà ottocento: l’insieme di credenze empiriche, talvolta anche stolte e superstiziose, simili alle “Materie Mediche di Oriente” secondo cui, per esempio, una pianta Orchidea aveva doppia facoltà sulle parti genitali, di eccitare e di spegnere “la venere” (intesa come eccitazione sessuale femminile?).
Carlo Speranza, affermò che Teofrasto venne sovente copiato da Diosocoride, da Plinio, tradotto in lingua latina da Biondo, nell’Italia; da Hensio in Leiden; ed anche voltato nella lingua tedesca da Sprengel. Egli, prosegue lo Speranza, si rese benemerito tanto nella filosofia che nelle scienze ausiliare della medicina. Sembra che, attraverso i suoi viaggi per la Grecia, Teofrasto conobbe e descrisse le piante di quel clima e che attraverso i commercianti greci si procurasse le piante indiane, egizie, ed etiopiche con il favore delle “gloriose spedizioni di Alessandro”.
Studiando le piante sotto l’aspetto delle loro affinità, ne fondò due classi, una in piante vestite dalla natura di fibre legnose, solide e viventi il più spesso oltre il secolo, l’altra in piante di tessitura molle, di consistenza poco solida, che vivono appena due anni o periscono nell’anno primo, od anche in seguito a pochi giorni.
In questa seconda classe egli collocò i vegetali erabacei divisi anche questi in due classi, cioè negli erbaggi propriamente detti, e in piante cereali succulente ed oleoginose.
Lo Speranza ribadisce che Teofrasto creò il primo giardino botanico al mondo ed afferma che questo venne formato dopo la morte di Aristotele, anche se, lo stesso Speranza riferisce che, secondo Plinio, il primo giardino botanico si deve a Castore Antonio, “medico riputatissimo”, che lo creò a Roma.
Fu Teofrasto, ci dice lo Speranza, e non Cesalpino, come pretende il Pollini, colui che per primo separò i sessi delle piante, avendo distinto la palma maschio dalla femmina ed avendo affermato, per esempio, prima di tutti che la palma femmina non porta i frutti laddove non abbia vicino il maschio, dal quale riceve la polvere fecondatrice.
Lo Speranza sostenere altresì che non solo nella fisiologia dei vegetali, ma anche nell’intima loro struttura Teofrasto mostrava interessanti cognizioni, da nessuno precedute, dal momento che egli ritrovava quelle fibre che paragonava alle vene, concetto nel quale anticipava le osservazioni di Malpighi, di Grew, di Duhamel, i quali consideravano le fibre legnose come “altrettanti vasellini”.
Teofrasto considerava la midolla delle piante come il cervello, il germe di nuove produzioni, mostrando che, tagliata la medesima, l’albero muore. Tali osservazioni furono ripetute successivamente da Malpighi e Linneo.
Teofrasto studiò con cura anche la forma delle foglie, precedendo anche in questo il lavoro dei botanici. Egli fu un precursore della patologia vegetale, e conosceva anche i vermi e gli insetti che alterano le olive, le viti, le biade, infestandone chi i frutti, le foglie, il tronco o la radice.
Alcuni errori si ritrovano (“e si può ben anco perdonare”) nelle sue teorie, come quella della metamorfosi da una pianta all’altra, dovute all’idea, secondo lo Speranza, che Teofrasto seguisse l’idea empedoclea del passaggio delle anime dagli umani agli animali e alle piante, ipotesi che conduceva ad ammettere la teoria di tale metamorfosi.
Teofrasto conosceva gli umori, i succhi, i balsami, gli odori elaborati dalle diverse piante ed era in grado di estrarli ed “adulterarli”. Naturalmente, non ignorava le piante medicinali e l’applicazione delle medesime alle diverse malattie, ritenendo che le regioni calde, esposte a mezzogiorno, sono le più ricche di piante medicinali. Egli conosceva anche le piante velenose, quelle inebrianti, quelle stupefacenti e altre rapidamente mortali.
Lo Speranza ritrova degli errori nella farmacopea di Teofrasto ed anche stavolta è pronto a perdonarlo poiché ci riferisce che egli era circondato da superstizioni e ciarlatanesimo nel quale era facile ricadere. Infatti, tra i greci l’azione e la virtù delle piante erano spesso simboleggiate o collegate con il loro nome, con le diverse parti del corpo o con il Nume cui erano consacrate: l’erba teliforme, per esempio, detta anche scorpione, volevasi efficace contro le morsicature. Il satirio [nome di varie orchiacee spontanee] rendeva pronto l’esercizio venereo. Una specie di erba detta testicolo accelerava la facoltà generatrice, mentre un’altra specie rendeva minore, o nulla. La vesicaria turbava la mente. La radice di cenotera rendeva più miti i consigli. I fiori dell’aurelia promuovevano la gloria e la buona reputazione. Il giglio corroborava il cuore. L’asplenio curava le malattie della milza. La ninfea, come sacra ad una dea delle acque, serviva per umettare le parti. La camomilla, come consacrata al Sole, diventava il rimedio di tutte le febbri.
Allorchè Gasparo Hofman, nato nel 1572, si pose a meditare nel principio del secolo XVII sugli scritti di fisica vegetale di Teofrasto, si possedevano di lui due edizioni greche, fatte dall’Aldo [Manunzio] unitamente alle opere di Aristotele: l’una del 1498, che ne è l’edizione principe; l’altra nel 1552. A quest’ultima opera Johannes Oporinus aveva fatto precedere la sua edizione, sempre in greco, del 1541 a Basilea. Esisteva inoltre la traduzione latina delle stesse opere fatta da Teodoro Gaza, e pubblicata per la prima volta a Treviso nel 1483. L’Hofman, che sembra aver intrapreso ad illustrare Teofrasto intorno al 1613, ne trovò il termine circa trent’anni dopo. Il codice porta il seguente titolo: “Cas. Hofmanni Animadversiones in Theophrasti, Historia Plantarum, libros X, et, de Causis Plantarum, lib. VI”. Esso è di pagine 329 in foglio.


FONTI

1) Adalberto Pazzini: “Storia dell’Arte Sanitaria”; Minerva Medica (pag. 182)
2) Diogene Laerzio: “Vite dei filosofi” Editori Laterza, (pagg. 177-187)
3) Francesco Puccinotti: “Storia della Medicina”, vol. 1, 1850 circa, (pagg. 495-498)
4) “Teofrasto Primo Botanico”: discorso letto alla Sezione di Botanica e fisiologia vegetale dal cavaliere Carlo Speranza, professore emerito di terapia speciale, di clinica medica; professore attuale di medicina legale e di igiene pubblica nella ducale università di Parma; (Firenze 1841)
5) “Dei libri di Teofrasto Eresio intorno alle piante commentati da Gasparo Hofman”, notizie di Giuseppe Montesanto, in Padova (1822)


by Concetto De Luca (19/2/2014)

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