Vene, arterie e trachea tra gli antichi greci

VENE, ARTERIE E TRACHEA TRA GLI ANTICHI GRECI

Il merito di avere scoperto la circolazione va al fisiologo inglese William Harvey che pubblicò il suo “Exercitatio Anatomica de Motu Cordis et Sanguinis in Animalibus” nel 1628.

Nel mondo Greco Antico, il panorama storico culturale che più di tutti ha dato un impulso al progresso scientifico prima del Rinascimento, l’evoluzione della concezione di un sistema di canalizzazione del sangue e dell’aria (pneuma) all’interno del corpo animale ha avuto diversi livelli di evoluzione.
Ippocrate e Platone, in una concezione encefalocentrica, chiamavano arteria la trachea e i vasi sanguigni (arteriosi e venosi) vene, catalogandoli ad iniziare dalla testa fino ai piedi.
Aristotele, in una concezione cardiocentrica, catalogava i vasi sanguigni, che chiamava sempre vene, partendo dal cuore.
Prassagora di Coo (fine IV secolo ac) fu il primo a discernere le vene dalle arterie, quantunque Aristotele aprì la via a questa scoperta descrivendo l’origine e la distribuzione delle vene nel corpo animale. A Prassagora appartiene l’onore di avere scoperto che i rami dell’aorta posseggono la proprietà di battere. Tutti gli antichi prima di lui chiamavano le arterie con il nome generale di vene (flèbes).
Questo dovrebbe essere il passaggio concettuale che ha portato a denotare con il termine arteria non più la trachea ma le arterie propriamente dette oggi: la trachea non pulsava ma era sede del passaggio di aria (pneuma) che era elemento vitale fondamentale. La caratteristica di pulsare delle arterie propriamente dette viene successivamente attribuita al pneuma, e ciò avrebbe permesso di spostare il significato della parola arteria alle arterie propriamente dette oggi.

dott. Concetto De Luca

 

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