Scuola di Cnido


La Scuola di Cnido


Eudosso di Cnido
Eudosso di Cnido

La Scuola di Cnido produsse la prima opera (Sentenze Cnidensi) che si può attribuire con una certa sicurezza ad un asclepiade, e uno dei più importanti libri di Ippocrate è rivolto contro questo libro. Il più antico asclepiade cnidense che si conosce è Eurifonte, contemporaneo di Ippocrate, ma più vecchio di lui. Al tempo di Ippocrate si avevano due edizioni di Sentenze Cnidensi, il che prova il progresso del lavoro dell’autore. Quest’opera, attualmente persa, sopravvisse a lungo, ed anche Galeno la ebbe sotto agli occhi. I cnidiensi dividevano la malattia in diverse categorie: sette tipi di malattie della bile, dodici della vescica, quattro dei reni (più quattro con stranguria), tre tipi di tetano, quattro itteri, tre tisi.
La terapia era poco sviluppata: latte, siero, succhi di poche piante (euforbia, elleboro, scammonea, coloquintide, brionia). Erano celebri i cosidetti “granelli di cnidici” (semi di dafne).

Nella Scuola di Cnido si notavano i sintomi, dando a ciascuno un grado diverso d’importanza, mentre nella Scuola di Cos si esaminavano i sintomi dal punto di vista particolare delle indicazioni che essi danno al progresso della malattia e riguardo allo sforzo della natura. Le scuole di Crotone e Agrigento dissezionavano gli animali. I filosofi introdussero nella medicina vari sistemi creati per assemblare le cose: l’acqua, l’aria, il fuoco e la terra servivano a spiegare la composizione dei corpi così come quella del mondo. 

Moneta di Cnido dedicata ad Afrodite
Moneta di Cnido dedicata ad Afrodite

Cnido, città della Caria, in parte su di una penisola, in parte su di un’isola di fronte a Cos, fu celebre per il suo tempio dedicato a Venere e per una scuola medica che, per il culto locale, ebbe particolari tendenze ostetriche e ginecologiche.
Anch’essa nacque dalla casta sacerdotale. Dato il concetto di armonia che traspare dai suoi dettami, si potrebbe pensare che fra i primi maestri vi fossero allievi di Crotone. Vi si possono però desumere influssi assiro-babilonesi ed egizi. Asserisce Galeno che l’anatomia fu, in quella scuola, particolarmente praticata.
La storia delle due scuole rivali, Cnido e Cos, fu scritta in dodici libri da Teotompo: ma quest’opera non ci è pervenuta. Eurifone fu probabilmente un allievo di Alcmeone. Egli si occupava di ginecologia e ostetricia: consigliava l’applicazione di pessari per l’espulsione della placenta e curava il prolasso uterino attaccando la donna ad una scala a testa in giù per ventriquattro ore.
Ctesia, il maggiore maestro della scuola, fu contemporaneo di Ippocrate e forse suo cugino. Delle suo opere rimane solo qualche frammento. Oribasio ne ha tramandato uno riguardante la somministrazione di elleboro.
Eudosso di Cnido (400-352 ac) medico, botanico, geografo, esercitò una certa influenza sui medici suoi contemporanei. Specialmente Crisippo di Cnido, suo allievo, ne subì l’influsso. Egli si distinse per aver sconsigliato i salassi e i purganti. Nella diarrea prescriveva acqua fredda e vino. 
Secondo il Littrè l’autore delle Malattie delle donne è lo stesso autore dei trattati sullaGenerazione, la Natura del bambino e il Quarto Libro delle Malattie, e non solo non è Ippocrate, ma nemmeno un appartenente della scuola di Cos, ma bensì a quella di Cnido.
E lo afferma con queste motivazioni: 1) l’autore somministra del latte, del siero di latte e i purgativo, come i Cnidi; 2) egli suddivide come i Cnidi le malattie. Queste suddivisioni sono multiple e fondate molto più sui termini che sulle cose; se ne trovano degli esempi nei libri II e III delle 
Malattie e in quello delle Affezioni interne, che sono opere cnidie; 3) quando l’autore ha terminato una descrizione della malattia, egli aggiunge come fa quello della Affezioni interne, questo motto: “l’affezione è pericolosa, e pochi ne scampano”; 4) l’autore impiega la scala per la succussione in certi casi di parto travagliato. Ora, noi sappiamo da Sorano di Eurifonte, il celebre cnidio, che egli la impiegava nelle stesse circostanze. 
Il Prognostico si conclude con un accenno polemico nei confronti della “diagnostica nominalistica” (così come la definisce il Vegetti) in uso nella scuola cnida: “Non si lamenti l’assenza del nome di qualsiasi malattia, che qui si trovi omesso: tutte infatti, quante vengono a crisi nei giorni predetti, potrai riconoscerle dai medesimi sintomi”.


RIFERIMENTI

  • 1) Émile Littré: “Hippocrate. Oeuvres Completes” (Traduction Nouvelle, avec le texte grec en regard) VOLUME I: Paris: J.-B. Baillière, 1839; Introduzione; Capitolo I: Colpo d’occhio sulla medicina prima del tempo di Ippocrate.

  • 2) Adalberto Pazzini: “Storia dell’Arte Sanitaria; Minerva Medica; 1973; pagg. 119-122.

  • 3) Émile Littré: “Hippocrate. Oeuvres Completes” (Traduction Nouvelle, avec le texte grec en regard) VOLUME I: Paris: J.-B. Baillière, 1853; Volume VIII, Sulle Donne Sterili – Argomento.

  • 4) Opere di Ippocrate (1961) a cura di Mario Vegetti.


Articolo redatto da Concetto De Luca (17/11/2013)
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *