Louis Pasteur ed il vaccino della rabbia

LOUIS PASTEUR ED IL VACCINO DELLA RABBIA 

Louis Pasteur nel suo laboratorio, dipinto di Albert Edelfelt (1885).

Fra tutte le ricerche fatte al laboratorio ce n’era una che – agli occhi di Louis Pasteur (1822-1895) – dominava tutte le altre: lo studio della rabbia. Penetrare le tenebre che circondavano questo male misterioso, di cui si discuteva ancora l’origine, era lo scopo supremo del suo genio. Ciò che si conosceva era che la saliva degli animali arrabbiati conteneva il virus rabbico, che il male si comunicava con morsi e che il periodo di incubazione poteva durare da qualche giorno a parecchi mesi. Pasteur però dopo alcune ricerche scoprì che la rabbia non risiedeva soltanto nella saliva.


la creazione del vaccino contro la rabbia

L’inoculazione di Jean-Baptiste Jupille sotto la guida di Pasteur (Harper’s Weekly del 19 dicembre 1885).


La maggioranza degli animali che avevano ricevuto sotto la pelle una inoculazione di materia del cervello di cani arrabbiati, soccombevano alla rabbia: questa materia virulenta agiva meglio della saliva. Dunque Pasteur capì che l’ambiente più favorevole al virus era il cervello. Partendo da questo presupposto decise di creare il vaccino utilizzando parti di midollo. Prelevato un frammento del midollo di un coniglio che era morto di rabbia, lo sospese con un filo in un flacone sterilizzato, l’aria del quale era mantenuta allo stato secco con dei frammenti di potassa caustica posti in fondo al vaso.
Con il passare dei giorni, man mano che il midollo si diseccava, perdeva sempre più la sua virulenza. Il virus, una volta divenuto inattivo, veniva tritato nell’acqua pura e infine inoculato sotto la pelle dei cani.


Pasteur e Joseph Meister

Louis Pasteur (1822-1895) in laboratorio, mentre lavora con esperimenti con conigli e cani al vaccino della rabbia. 1885.

Questi, al contrario di quelli non vaccinati, sopravvivevano. La mattina del 6 luglio 1885 gli fu condotto un bimbo alsaziano di nove anni, Joseph Meister, morso due giorni prima da un cane rabbioso. Alla vista delle 14 ferite e pesando i pericoli quasi certi che correva il bambino di morire di rabbia, si convinse di provare a strapparlo da quella morte atroce, anche accettando l’invito ad eseguire la vaccinazione da parte di grandi luminari come il neurologo Alfred Vulpian ed il pediatra Jacques-Joseph Grancher.
Gli furono così fatte 13 iniezioni in 10 giorni, ognuna più forte della precedente; l’ultima iniezione conteneva la forma più virulenta, in grado di uccidere un animale in 7 giorni. Il bambino sopravvisse, il suo trattamento antirabbico funzionava se applicato in tempi rapidi.

Il 1º marzo 1886, Pasteur poteva affermare davanti all’Accademia delle Scienze che, su 350 persone sottoposte al trattamento preventivo, c’era stata effettivamente una sola morte.


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