I primi tre workshop dell’istocompatibilità

IL RUOLO SVOLTO DURANTE GLI ANNI ’60 DEL XX SECOLO DAI PRIMI TRE WORKSHOP INTERNAZIONALI DELL’ISTOCOMPATIBILITA’ PER RISOLVERE LA COMPLESSITA’ DEGLI ANTIGENI LEUCOCITARI UMANI O HLA

https://www.ihiw18.org/workshop-history/ihiw01/
La relazione tra i diversi antigeni leucocitari (in seguito HLA) che erano stati identificati tra gli anni 50’ e 60’ del XX secolo e il loro polimorfismo genetico da J. Van Rood e R. Payne (4a e 4b), J. Dausset (MAC), J. Bodmer e W. Bodmer (LA 1 e LA2) erano soggetti difficili da risolvere.
Nessun singolo laboratorio avrebbe potuto farlo da solo. Pertanto, a tale scopo, vennero istituiti dei workshop internazionali di istocompatibilità (IHS),una sorta di conferenze internazionali, in cui i ricercatori sul campo incontravano per confrontare i loro reagenti, tecniche e risultati e comunicare le nuove scoperte.
I primi tre IHS furono chiamati “wet workshop” dove i vari gruppi di ricercatori portarono avanti i loro esperimenti insieme ad altri gruppi nello stesso laboratorio utilizzando un comune pannello cellulare.


il primo Workshop Internazionale di Istocompatibilità (IHWS)

Il primo IHWS fu organizzato da B. Amos già nel giugno del 1964 alla Duke University di Durham, Nord Carolina (U.S.A.). Amos può essere considerato considerato il “padre” di questi Workshops in quanto fu il primo ad ottenere dei fondi dal “National Institutes of Health” (NIH) per l’organizzazione di questi primi workshops.
L’obiettivo principale del primo IHWS fu quello di confrontare le diverse tecniche utilizzate nei diversi laboratori (test di leuco-agglutinazione, test di Coombs indiretto, test di agglutinazione mista, test di fissazione del complemento e test di microcitotossicità) per rilevare gli antigeni leucocitari umani scoperti di recente.
Vi parteciparono attivamente 23 ricercatori pionieri che lavorarono durante tutto il Workshop nello stesso laboratorio utilizzando le proprie tecniche. Alla fine, con grande sgomento la maggior parte dei risultati risultarono tutti discordanti.
Fu in questo workshop che P. Terasaki introdusse per la prima volta il test di microcitotossicità per la tipizzazione sierologica leucocitaria descrivendo, inoltre, il primo test di crossmatch positivo degli anticorpi leucocitari, associato al rigetto iperacuto del trapianto renale.
I risultati del primo workshop anche se modesti dal punto di vista tecnico e della riproducibilità, misero in evidenza il potenziale potere di questo lavoro collaborativo e alla fine tutti concordarono sul fatto che era stato compiuto un passo importante stabilito con uno spirito di cooperazione internazionale. Iniziò così l’impegno a condividere i reagenti, a standardizzare i metodi e ad accettare una nomenclatura comune.


il secondo Workshop Internazionale di Istocompatibilità (IHWS)

Il secondo workshop fu organizzato da J.J. van Rood e si tenne a Leiden, nei Paesi Bassi, nell’agosto del 1965, riunendo 71 partecipanti provenienti da 14 gruppi differenti interessati ad ampliare ulteriormente la conoscenza del sistema degli antigeni leucocitari umani.
In questa sede, venne stabilito il formato per i futuri workshop: lo studio di un pannello cellulare leucocitario comune ben caratterizzato da parte dei diversi laboratori che utilizzarono i propri antisieri e le proprie tecniche. L’obiettivo fu quello di verificare se le specificità definite localmente in laboratorio correlavano con quelle che erano state definite in altri laboratori.
I risultati furono incoraggianti poiché le diverse specificità locali erano risultate identiche a quelle individuate negli altri laboratori. Queste specificità includevano la specificità MAC (J. Dausset), LA2 (J. E W. Bodmer), 8 (J. Van Rood), B1 ( S. Shulman) e TE2 (P. Terasaki), diventate in seguito HLA-A2.
Il Workshop vide non solo l’introduzione del computer allo scopo di consentire una rapida analisi dei complessi risultati ottenuti da molte reazioni sierologiche ma anche la dimostrazione attraverso l’analisi sia di dati familiari che di popolazione che gli antigeni studiati appartenevano ad un unico sistema genetico e per il quale non esisteva ancora una nomenclatura standardizzata. In aggiunta a questi risultati di uno sforzo congiunto, si individuò attraverso esperimenti di innesti cutanei, che tali antigeni si comportavano anche come antigeni di trapianto cutanei.


il terzo Workshop Internazionale di Istocompatibilità (IHWS)

Il Terzo Workshop si svolse a Torino nel giugno del 1967 e fu organizzato da R. Ceppellini. L’obiettivo principale era quello di studiare la genetica degli antigeni leucocitari finora identificati.
Il Workshop vide la partecipazione di 16 gruppi che includevano 110 ricercatori . Essi utilizzarono un pannello cellulare di laboratorio derivato da undici famiglie e 21 donatori non imparentati e 476 antisieri, portando all’identificazione in maniera indipendente di tredici differenti specificità. Si trattò, in pratica, di un controllo “in cieco” per verificare la validità e l’attendibilità delle varie metodiche di tipizzazione in uso.
La tecnica che si dimostrò più rapida e affidabile fu quella di microcitotossicità complemento dipendente, inizialmente sviluppata da Terasaki e che in seguito diventerà la tecnica di tipizzazione sierologica standard per gli antigeni HLA.
Ma il dato ancora più incoraggiante fu quello di stabilire che la maggior parte di queste 13 specificità erano codificate da dei geni strettamente legati tra di loro in una regione cromosomica. Ciò portò alla designazione di questa regione come HL-A ossia locus A sui leucociti umani. Tale designazione cambierà successivamente in HLA senza trattino dove la lettera A sarà interpretata come antigene.

Il Comitato per la Nomenclatura HLA

Nel settembre del 1968 subito dopo questo 3° Workshop venne istituito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un Comitato per la Nomenclatura HLA tuttora esistente e responsabile delle attribuzioni ufficiali delle specificità HLA e dei suoi loci sul cromosoma umano 6.
L’istituzione di questo Comitato ha infatti permesso negli anni successivi di fare una certa chiarezza con una nomenclatura comune evitando così le numerose denominazioni delle varie specificità locali e di svolgere un ruolo importante nello svelare la complessità dei geni HLA e dei loro prodotti.

Bibliografia:
  • Amos DB. Summary. In: Amos DB, ed. Histocompatibility Testing, Publication 1229. Washington DC: National Academy of Science – National Research Council, 1965, 187–9
  • Bruning JW, van Leeuwen A, van Rood JJ. Leukocyte antigens. In: Amos DB, van Rood JJ, eds. Histocompatibility Testing 1965. Copenhagen: Munksgaard, 1965, 275–84
  • Dausset J, Ivanyi P, Ivanyi D. Tissue alloantigens in humans: identification of a complex system (Hu-1). In: Amos DB, van Rood JJ, eds. Histocompatibility Testing 1965. Copenhagen: Munksgaard, 1965, 51–62
  • Munksgaard, 1965, 51–62. 22. van Rood JJ, van Leeuwen A, Schippers AMJ et al. Leucocyte groups, the normal lymphocyte transfer test and homograft sensitivity. In: Amos DB, van Rood JJ, eds. Histocompatibility Testing 1965. Copenhagen: Munksgaard, 1965, 37–50
  • Terasaki P, McClelland JD. Microdroplet assay of human serum cytotoxins. Nature 1964: 204: 998–1000.
  • Curtoni ES, Mattiuz PL, Tosi RM. The workshop data and nomenclature: HLA. In: Curtoni ES, Mattiuz PL, Tosi RM, eds. Histocompatibility Testing 1967. Copenhagen: Munksgaard, 1967, 435–49.
  • Bodmer WF, Bodmer J, Adler S, Payne R, Bialek J. Genetics of ‘‘4’’ and ‘‘LA’’ human leukocyte groups. Ann N Y Acad Sci 1966: 129: 473–89.
  • Ceppellini R, Curtoni ES, Mattiuz PL, Miggiano C, Scudeller G, Serra A. Genetics of leukocyte antigens: a family study of segregation and linkage. In: Curtoni ES, Mattiuz PL, Tosi RM, eds. Histocompatibility Testing 1967. Copenhagen: Munksgaard, 1967, 149–87.
  • Kissmeyer-Nielsen F, Svejgaard A, Hauge M. Genetics of the human HL-A transplantation system. Nature 1968: 219: 1116–9

 

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