Rose Payne, una pioniera nel progresso dei trapianti

Rose Payne, una pioniera nel progresso dei trapianti

Rose Payne (1909-1999)

Rose Payne è stata una pioniera nella scoperta e nello sviluppo del complesso maggiore di istocompatibilità umano (HLA), un sistema ora compreso a livello di biologia molecolare e funzione genica
A partire dalla fine degli anni ’50 del secolo scorso, grazie alle sue ricerche, R. Payne ha contribuito al progresso dei trapianti di organi e a fornire quelle informazioni sul perché alcune persone risultano più suscettibili di altre a una serie di malattie autoimmuni, tra cui diabete e artrite.
Rose (Ostroff) Payne nasce il 5agosto 1909 a Lake Bay, nello stato di Washington, assorbendo ben presto dai suoi genitori emigrati russi un costante senso di giustizia sociale e preoccupazione per le minoranze e le persone svantaggiate.
Sviluppa il suo interesse per la scienza mentre si laurea in biologia nel 1932 e poi in medicina nel 1933 presso l’Università di Washington mentre nel 1937 consegue anche un dottorato in batteriologia.


A SAN FRANCISCO

Figura tratta da una articolo del 1962 di R. Payne (“The development and persistence of leukoagglutinins in parous women“).

In quel periodo il conseguimento di un dottorato non rappresentava una garanzia di lavoro stabile se non incarichi accademici a breve termine o altri impieghi come assistente sociale.
Ritorna, però, ad occuparsi di scienza dal 1948 quando viene assunta come ricercatrice da un certo Dr. Robert Evans per lavorare nel suo laboratorio allo Stanford Hospital, ancora situato a San Francisco.
Ed è proprio in quel contesto che R. Payne inizia il suo coinvolgimento con l’immunoematologia, campo di studio e di ricerca su cui si plasma in tutta la sua carriera, sia il pensiero immunologico di base che clinico, concentrandosi sulle reazioni leucocitarie per stabilire le cause che scatenano l’incompatibilità nei trapianti.
Nel 1957, pubblica la sua prima osservazione sulle leucoagglutinine, gli anticorpi dei globuli bianchi, che successivamente si rivelano il fulcro della scoperta e della ricerca del sistema HLA.


le leucoagglutinine

Questi anticorpi si formano nei pazienti come reazione immunologica alle loro trasfusioni di sangue ma anche nelle donne con gravidanze multiple come reazione agli antigeni HLA paterni trasportati dal feto.
Da questo momento, R. Payne crea una vasta libreria di questi rari reagenti definendo la loro rilevanza clinica in molte pubblicazioni scientifiche .
Nel 1964 diventa uno scienziato senior nel Dipartimento di Medicina, Divisione di Ematologia e quando la Scuola di Medicina si trasferisce a Palo Alto, Rose porta la sua preziosa collezione di sieri nel suo nuovo laboratorio lì.
Poco tempo dopo, incontra lo studente inglese Walter Bodmer (nato a Francoforte il 10gennaio 1936), allora dottorando presso il Dipartimento di Genetica di Stanford , esperto nell’utilizzo di programmi informatici emergenti per analizzare le complesse relazioni genetiche e inizia così tra loro una collaborazione scientifica che porta alla descrizione dei primi tre alleli del sistema HLA.


L’ISTOCOMPATIBILITà TRA GENETICA E TRAPIANTI D’ORGANO

Nello stesso periodo, anche un piccolo numero di ricercatori sparsi in tutto il mondo incomincia ad interessarsi di immunogenetica e inizia ad avviarsi una serie di workshop internazionali di istocompatibilità che diventano un notevole programma di continua collaborazione attraverso lo scambio aperto di tecniche, reagenti rari e dati.
Negli anni ’60 prende campo anche l’era dei primi trapianti renali nell’uomo e quel set in rapida espansione di antigeni HLA definito inizialmente da R. Payne e dai suoi collaboratori di laboratorio, diventa un importante fattore critico nel determinare la compatibilità dei trapianti di organi.
Infatti, nei decenni successivi, si intravvede un’esplosione di interesse per queste molecole glicoproteiche, poiché si incomincia a comprendere che non solo rivestono una enorme importanza nel trapianto clinico, ma anche i geni che li codificano perché rappresentano i principali determinanti delle risposte immunitarie umane e della suscettibilità a una vasta gamma di malattie.


l’importanza dell’hla


L’importanza di queste scoperte viene riconosciuta da Premi Nobel nel 1960 (“per la scoperta della tolleranza immunologica acquisita“) e nel 1980. (“per le scoperte sulle strutture geneticamente determinate sulla superficie cellulare che regolano le reazioni immunologiche“).
Da allora l’HLA emerge come il sistema genetico più polimorfico negli eucarioti con più di 17.500 alleli riportati sino ad oggi nel database IMGT/HLA.
Per tutti questi studi, la definizione accurata dei molti determinati HLA individuati nel tempo, ha rappresentato un elemento comune cruciale, dovuto in larga misura al gold standard dei reagenti di tipizzazione e di analisi stabilito da Rose Payne e dai workshop internazionali sull’istocompatibilità.


riconoscimenti

Nel 1972 R. Payne diventa professoressa di medicina (ematologia), e tre anni dopo professore emerito con richiamo al servizio attivo per i successivi 15 anni. Fino al suo completo pensionamento nel mese di settembre del 1990, sia che lavori nel suo laboratorio, con i suoi numerosi collaboratori scientifici, o nei Workshop Internazionali, essa è ancora una parte dinamica e cruciale della fiorente base di conoscenze sul sistema HLA.
Tra i suoi numerosi premi ricevuti sono da menzionare ;
1. nel 1964 il John Elliot Memorial Award dall’American
Association of Blood Banks; 2. nel 1977 la stessa organizzazione le conferisce il KarlLandsteiner Memorial Award; 3. nel 1984 riceve il Woman of Achievement Award.


il “Rose Payne Distinguished Scientist Award

Infine, nel 1985, l’American Society for Histocompatibility and Immunogenetics (ASHI) istituisce il “Rose Payne Distinguished Scientist Award” in suo onore per il contributo di lunga data che ha fornito nel campo dell’immunogenetica.
Rose Payne, muore il 18aprile del 1999 a Cupertino all’età di 89 anni, dopo una vita dedicata alla ricerca scientifica.


Bibliografia:

Articolo del prof. Sergio Barocci.


 

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