Frederick Ruysch: tra anatomia, botanica e diorami

FREDERIK RUYSCH, TRA ANATOMIA, BOTANICA E DIORAMI

La ‘lezione di anatomia del dottor Federico Ruysch’ di Jan van Neck (1683). Amsterdams Historisch Museum.

Frederik Ruysch (28 marzo 1638 – 22 febbraio 1731) è stato un botanico e anatomista olandese, ricordato per i progressi attuati nella preservazione anatomica dei cadaveri, umani ed animali, e per la creazione di diorami o scene composte da parti del corpo umano. Ruysch giunse con i suoi studi al riconoscimento delle valvole nel sistema linfatico, dell’organo vomero-nasale nei serpenti, e l’arteria centralis oculi (l’arteria centrale dell’occhio).
Frederik Ruysch nacque a L’Aia, figlio di un funzionario del governo, e iniziò la sua attività come allievo di un farmacista. Affascinato dall’anatomia, studiò all’Università di Leida, allievo di Franciscus Sylvius. I suoi compagni di studio erano Jan Swammerdam, Reinier de Graaf e Niels Stensen.


un preparatore di organi

La’ lezione di anatomia del dottor Federico Ruysch’ di Adriaen Backer (1670). Amsterdams Historisch Museum.

I cadaveri da sezionare erano piuttosto scarsi e costosi, e Ruysch fu spinto a cercare un modo per preparare gli organi. Nel 1668 divenne capo istruttore delle ostetriche della città: queste ultime, per essere autorizzate ad esercitare la propria professione, dovevano essere esaminate da Ruysch. Egli si specializzò anche sulle piante indigene.
Ruysch condusse ricerche in molte aree dell’anatomia umana, della psicologia, utilizzando la conservazione “sotto spirito” per conservare gli organi, e creò una delle più famose collezioni anatomiche di tutta Europa. La sua abilità principale fu la preparazione e la conservazione di esemplari con un misterioso ‘liquor balsamicum‘ ed è ritenuto uno dei primi ad aver usato l’imbalsamazione arteriosa per questo scopo. 


L’archivio delle curiosità

Una ‘tavola anatomica’ di Frederik Ruysch.

Nel 1717, durante una sua visita in Russia, Ruysch vendette il suo “archivio delle curiosità” a Pietro il Grande per 30.000 fiorini, incluso il “segreto” per suo misterioso liquore: sangue di maiale rappreso, blu di Prussia e ossido mercurico.
A Ruysch è dedicata una delle Operette morali di Giacomo Leopardi intitolata “Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie“, incentrata su cosa proverebbe l’uomo nel punto della morte.

Così  Stephen Jay Gould  descrive le tavole di Ruysch nel suo libro ‘Finders, Keepers: Treasures and oddities of natural history’, 1994:

Ruysch creò una dozzina di tavole, costruite con scheletri umani fetali e con sfondi di altre parti del corpo, su temi allegorici della morte e la transitorietà della vita … Ruysch costruì i paesaggi “geologici” di queste tavole con calcoli biliari e renali, gli sfondi “botanici” formati da vene  principali iniettate ed arterie indurite come”alberi” ed altri tessuti polmonari e di vasi più piccoli più ramificati come “cespugli”ed “erba”.

Gli scheletri fetali, diversi per tavole, erano decorati con simboli di morte e brevità della vita – le mani potevano contenere insetti effimeri (che vivono un solo giorno nel loro stato adulto); i teschi lamentano il loro destino piangendo in “fazzoletti” fatti di mesenteri iniettati elegantemente o di meningi cerebrali; ‘serpenti’ e ‘vermi’, simboli di corruzione fatti di intestino, sventolano attorno ai bacino ed alle gabbie toraciche.

Citazioni ed esortazioni morali, sottolineando la brevità della vita e la vanità delle ricchezze terrene, festonano le composizioni.

Uno scheletro fetale con in mano una collana di perle proclama: “Perché dovrei desiderare le cose di questo mondo?” Un altro, che suona un violino con un arco fatto di un’arteria secca, canta: “Ah, destino, ah destino amaro.

 

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