Breve Excursus sulla Trasfusione di Sangue

BREVE EXCURSUS della trasfusione di sangue (con commento al rapporto tra ricerca e scoperta scientifica): 

  • A. C. Celso (14 ac – 37 dc circa) racconta, pur avendone qualche dubbio, come fosse possibile curare l’epilessia bevendo il sangue di un gladiatore appena sgozzato.

  • Nel 1492, al papa Innocenzo VIII, morente viene somministrato del sangue di ragazzi giovani per ridargli vigore [1].

  • Nel 1628 William Harvey pubblica il testo “De Motu Cordis”, in cui dimostra la circolazione del sangue.

  • Nel 1658 Jan Swammerdam osserva e descrive i globuli rossi [2].

  • Nel 1665 Richard Lower (1631-1691) esegue la prima trasfusione da animale ad animale impedendo la formazione di coaguli: egli trasfonde il sangue dall’arteria cervicale di un cane alla vena giugulare di un secondo cane. Dopo la chiusura della vena il secondo cane riprende le forze [3].

  • Sei mesi dopo questo esperimento, lo stesso Lower trasfonde nel braccio di un paziente del sangue ovino. Il paziente non subisce effetti collaterali. Ma la pratica dopo altri tentativi “sfortunati” si blocca. La scelta dell’agnello come animale da cui prelevare il sangue sembra essere stata determinata in qualche modo da motivi più religiosi che scientifici. Uno dei soggetti sottoposti a trasfusione, lo studente Arthur Coga, affermò che in latino che avrebbe accolto il sangue ovino, in quanto in esso intravedeva un potere salvifico che proveniva dallo stesso Cristo, l’agnello di Dio [3a]:

Sanguis ovis symbolicam quandam facultatem habet cum sanguine Christi, quia Christus est agnus Dei

 

  • I primi tentativi di praticare un approccio disciplinato comparvero nel 1824 con la pubblicazione di un articolo da parte di James Blundell, un ostetrico londinese. Tale articolo descriveva 3 metodi per la trasfusione sanguigna utilizzati in cinque donne usando solo sangue umano. Questo fu il suo primo tentativo, e nonostante il fatto che egli avesse usato solo sangue umano tutte le donne morirono. Ignorando i principi della trasfusione sanguigna, egli non riuscì a svelare le ragioni delle loro morti [4].

  • Nel 1875 il fisiologo tedesco Leonard Landois scopre i fenomeni di agglutinazione e dell’emolisi, che frequentemente avvengono quando il sangue viene messo in contatto con il siero di una specie diversa.

  • Nel 1901 Karl Landsteiner scopre i primi tre gruppi di sangue umano. Nel suo articolo egli riuscì a dimostrare che l’agglutinazione dei globuli rossi del sangue del donatore era responsabile delle manifestazioni cliniche nelle reazioni da trasfusione. Inoltre, il suo articolo, basato su uno studio su 22 soggetti, rivelò che l’agglutinazione era dovuta alla presenza di iso-agglutinine nel siero del ricevente. Egli descrisse tre tipi differenti di iso-agglutinine. Secondo la sua teoria queste formavano la base dei gruppi sanguigni, conosciuti all’inizio come A, B e C. In quel periodo venne aggiunto un nuovo gruppo sanguigno ai tre originari descritti da Landsteiner. Questo fu denominato 0 allorchè venne scoperto da Alfred von Decastello Adriano Sturli nel 1902.

  • Nel 1907 Reuben Ottenberg esegue la prima trasfusione sanguigna usando sangue tipizzato e la trasfusione diretta.

  • Inizialmente, le trasfusioni sanguigne venivano eseguite spillando il donatore e permettendo al sangue di passare direttamente nel circolo sanguigno del ricevente. Questa tecnica diretta veniva tormentata dalla frequente formazione di coaguli durante la procedura. Un importante progresso della tecnica fu fatto con l’introduzione dell’approccio artero-venoso di Crile nel 1907. Crile utilizzò il metodo di Carrel che consisteva nell’anastomizzare le terminazioni dei vasi sanguigni. La formazione di coaguli non avveniva, presumibilmente perché il sangue del donatore rimaneva sempre in contatto con l’endotelio dell’arteria periferica del donatore e con la vena anastomizzata del ricevente. Solitamente venivano utilizzate l’arteria radiale del donatore ed una vena appropriata nell’arto superiore del paziente.

  • Nel 1914, A. Hustin mostra che con l’utilizzo del sodio citrato è possibile conservare impedire la formazione di coaguli. Ciò permetterò di creare una banca del sangue e di eseguire la trasfusione indiretta più comoda e sicura di quella diretta con il sangue citratato.

  • Nel 1939, Philip Levine e Stetson Rufus pubblicarono l’ipotesi di una relazione clinica tra il non riconoscimento di quello che verrà poi scoperto essere il fattore Rh (e la conseguente emolisi della trasfusione) e la malattia emolitica del neonato nella sua forma più grave. Venne evidenziato che il siero della donna reagiva con globuli rossi dell’80% circa della popolazione anche se i gruppi sanguigni allora conosciuti, in particolare ABO, erano stati abbinati e non avrebbero dovuto dare problemi.

  • La scoperta e l’ipotesi non ebbe importanti ripercussioni fino al 1940, anno in cui Karl Landsteiner e Alexander S. Wiener scoprirono il fattore Rh sui globuli rossi di una specie di primati: “Macaco Rhesus”. Gli scienziati registrarono un siero che aveva reagito con circa l’85% dei diversi globuli rossi umani, scoprendo la presenza della proteina del fattore Rh. Tale scoperta avvenne inoculando del sangue di scimmia in un coniglio (produttore di anticorpi per eccellenza). Si notò che il plasma del coniglio trattato in questo modo conteneva nuovi anticorpi (chiamati anti-Rh) che determinavano la lisi degli eritrociti del sangue di scimmia. In base a questo criterio fu possibile classificare gli individui in due gruppi: Rh+ (che reagivano con l’anticorpo anti-Rh) e Rh- (i cui eritrociti non si legavano all’anti-Rh). L’espressione Rh- (o Rh negativo) sta ad indicare l’assenza del determinante Rh sulla membrana dei globuli rossi [5].


In conclusione, la particolarità di questo excursus è che, leggendo il discorso di ringraziamento di Landsteiner nel ricevere il Nobel per la medicina e la fisiologia (chissà perchè non si chiama anche chirurgia, infatti i chirurghi non lo vincono mai) nel 1930, si mostra come le differenze dei modelli animali (i conigli non possiedono gruppo A) e degli umani (il gruppo A è più frequente del gruppo B nelle popolazioni del Nord Europa) sono una particolarità che servita allo scienziato austriaco a scoprire i gruppi sanguigni.
In questo caso, il solo modello umano non avrebbe permesso di arrivare a tale scoperta se non si fossero comprese le diversità dei gruppi sanguigni tra gli stessi umani. Lavorando solo sugli umani si avrebbero avute molte più morti (di quelle che vi furono) di persone. La sperimentazione sugli animali ha ridotto notevolmente il numero di cavie umane. Infatti, per secoli non si era arrivati alla spiegazione del fatto che alcune trasfusioni non avevano alcuna conseguenze dannosa sul ricevente mentre altre conducevano alla morte.
Landsteiner afferma nel suo discorso di ringraziamento del 1930 che gli esperimenti clinici e quelli animali hanno portato alla “semplice soluzione del problema fornendo la scoperta delle differenze individuali del sangue e dei gruppi sanguigni 
[6].


* Notare che nell’excursus non sono partito dall’inizio delle trasfusioni (1665 circa), ma dall’antichità (Celso e poi il caso di papa Innocenzo). Questo, non per farla ancora più lunga, ma per mettere in risalto che anche nelle scienze biologiche si parte sempre dal PROBLEMA.

Ed il problema era capire se il donare del sangue ad un’altra persona – enfatizzato nel caso del gladiatore o addirittura a carattere sacrale nell’immagine dell’agnello divino – poteva darle della forza.
Gli antichi sapevano che chi perdeva sangue perdeva forze e per contrasto pensarono che chi acquisiva sangue acquisiva forze. Questa era solo un’ipotesi che partiva da un’osservazione. Ma la dimostrazione di tali ipotesi richiese dei millenni, sforzi scientici enormi ed il sacrificio di vite umane ed animali. Eppure oggi fare una trasfusione di sangue ci sembra roba da poco, una specie di gita al parco.
Anche a questo serve la Storia della Medicina: a far comprendere che le acquisizioni moderne, anche quelle più banali, sono state spesso il risultato di pesanti sacrifici e l’illuminazione di menti geniali.
In scienza si cerca di focalizzare un problema e poi trovare la metodica pratica che lo possa risolvere in modo da capire se tale problema era davvero un problema. Poi, la “serendipity” (detta anche botta di culo) prevede che, cercando di materializzare un problema si giunge a risolverne un altro di tutt’altro genere.
In questo caso si è dimostrata nei millenni la “fattibilità” rispetto alla possibile “utilità” delle trasfusioni.



FONTI:

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Trasfusione
[2] http://www.redcrossblood.org/learn-about-blood/history-blood-transfusion
[3] http://en.wikipedia.org/wiki/Blood_transfusion#History

[3a] http://publicdomainreview.org/collections/arthur-cogas-blood-transfusion-1667/ 
[4] “The History of Cardiology”, di L. Acierno, 1994, cap. 29
[5] http://it.wikipedia.org/wiki/Fattore_Rh
[6] http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/1930/landsteiner-lecture.pdf


Articolo di dr Concetto De Luca (13/3/2014) 


trasfusione eseguita all’Ospedale della Pietà di Parigi un anno prima della scoperta di Landois, che fu pubblicata sulla rivista americana “Harper’s Weekly” il 4 luglio 1874.
Il disegno mostra il sangue che zampilla dalla arteria brachiale del donatore, raccolto tramite un imbuto ed un tubo, mentre viene trasferito ad una paziente.

Un pensiero su “Breve Excursus sulla Trasfusione di Sangue


  1. il primo ad effettuare una trasfusione di sangue in modo indiretto è stato il dottore Luis Agote nell’ospedale Rawson di Buenos Aires, con l’utilizzo di sodio citrato, sistema da Lui creato. In più ha diffuso il metodo in modo libero e gratuito, non volendo patentare tale sistema.

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