Breve storia della mascherina facciale

Breve storia della mascherina facciale

Johannes von Mikulicz-Radecki (Czernowitz, 16 maggio 1850 – Breslavia, 14 giugno 1905)

È difficile determinare con esattezza quando sono state utilizzate per la prima volta le maschere per il controllo della sepsi chirurgica.

Nel 1897, il chirurgo austriaco Johann von Mikulicz Radecki descrisse una maschera chirurgica composta da uno strato di garza. In quegli anni, l’igienista tedesco Carl Flügge (1847-1923) aveva dimostrato che la normale conversazione poteva diffondere goccioline cariche di batteri dal naso e dalla bocca, confermando la necessità di una maschera efficace per il viso. Ciò diede inizio alla consapevolezza del pericolo legato all’espirazione umana come causa di sepsi chirurgica della ferita.

“Da alcuni anni mi preoccupo che le gocce di liquido proiettate dalla bocca del chirurgo o dei suoi assistenti possano causare infezioni che si vedono ancora di volta in volta in condizioni di asepsi chirurgica apparentemente soddisfacenti”.
Paul Berger (1845 – 1908)

Berger era stato allertato da alcuni casi di suppurazione dopo operazioni altrimenti pulite con un assistente affetto da un ascesso alveolare. Una situazione simile si presentò alcuni mesi dopo, quando lo stesso Berger fu affetto da periostite dentale. Egli notò anche gocce di saliva proiettate dal chirurgo o dall’assistente quando parlavano. Consapevole della scoperta di Carl Flügge di agenti patogeni nella saliva, decise di proteggere le sue operazioni da questa forma di contaminazione, e nell’ottobre 1897 iniziò a indossare “un impacco rettangolare di sei strati di garza, cucito sul bordo inferiore al suo grembiule di lino sterilizzato (aveva una barba da proteggere) ed il bordo superiore tenuto contro la radice del naso da corde legate dietro al collo“. Lungo un periodo di quindici mesi egli si convinse che l’incidenza dell’infezione era stata ridotta. Berger concludeva il suo lavoro così:

“È esattamente perché mi rendo conto che la perfezione nello svolgimento delle operazioni in modo asettico non deve occuparsi di un punto ma di tutto, e non deve trascurare alcun dettaglio, che sono stato così ansioso di insistere su una precauzione, il cui uso ha contribuito non poco a migliorare i miei risultati operatori. Mi rendo conto che questo sia uno shock troppo grande per l’abitudine dei miei colleghi e non mi illudo di ricevere un’accoglienza molto più favorevole di quella accordata dai chirurghi tedeschi ad un’analoga comunicazione del professor Mikulicz.”

L’idea che la bocca di un chirurgo fosse una fonte ricca di infezioni fu ridicolizzata  da un certo Monsieur Terrier che derise Berger affermando “Non ho mai indossato una maschera, e sicuramente non lo farò mai“.


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