Breve cronistoria della riparazione delle ferite cardiache a fine ottocento

BREVE STORIA DELLA RIPARAZIONE DELLE FERITE CARDIACHE A FINE OTTOCENTO

Nessun uomo che tenta di operare sul cuore merita il rispetto dei suoi colleghi.

[Theodor Billroth, 1829-1894]

Nel corso dei secoli si è avuto un atteggiamento fatalistico riguardo a tutte le ferite cardiache. Come ci si può aspettare, le ferite cardiache erano piuttosto comuni ma considerate dalle autorità dell’antichità come impossibili da correggere, secondo il motto latino ‘Noli me tangere‘ (‘non toccarmi’).
Non fu prima del XVII e XVIII secolo dc che comparve una nuova e più ottimistica riconsiderazione grazie ai lavori di Falloppio, Fabrizio d’Acquapendente e Morgagni. Ciò accadde a causa delle sempre più frequenti osservazioni autoptiche di lesioni rimarginate che erano di origine chiaramente traumatica.


un nuovo secolo

Il dott. Guido Farina.

Comunque, il più completo studio autoptico che provò che il recupero dalla ferite cardiache era possibile comparve solo nella seconda parte del XIX secolo. Questo era la monografia di George Fischer, pubblicata nel 1868. Il suo lavoro, “Die Wunden des Herzen und des Herzbeutels” (Le ferite del cuore e il pericardio), si basava su un’analisi statistica di 452 casi che rivelò un percentuale di recupero del 10%.
Nel 1882 Block riportò la riparazione di ferite nel cuore di coniglio tramite sutura.


simplicio del vecchio

sutura cardiaca dopo toracotomia urgente

Nel 1894, il chirurgo napoletano Simplicio Del Vecchio presentò un articolo al “XI Congresso Medico Internazionale di Roma” che confermava il lavoro di Block. Del Vecchio aveva creato delle ferite su cani e le aveva riparate tramite sutura. In particolare, Del Vecchio mostrò un cane al quale aveva inflitto una ferita penetrante sul ventricolo 40 giorni prima e successivamente l’aveva suturata con successo. Il cane veniva sacrificato due giorni dopo ed il cuore espiantato mostrava i segni di una avanzata cicatrizzazione.


la mano degli italiani

sutura cardiaca sottopassante i vasi coronarici

Purtroppo, tali osservazioni sperimentali non crearono nessun particolare interesse nell’arena clinica. Infatti, i medici di famosi dell’epoca come Billroth, Paget e Riedinger erano piuttosto contrari ad ogni tentativo di sorta sull’essere umano. Al contrario, chirurghi italiani come il romano Guido Farina (Roma 1868 – Albano Laziale 1959) nel 1896, Antonio Parrozzani, Fummi, Ninni, Parlavecchio e Giordano nel 1897 ed ancora Nicolai, Tuzzi, Longo e Rosa l’anno successivo ed infine Sironi, Cappello, Tassi, Ramoni, Arcangeli, sono stati tra i primi al mondo ad eseguire, in alcuni casi con successo, delle suture sul cuore.


INTERVENTI ECCEZIONALI

Il dott. Farina riferì di aver suturato una ferita al cuore nel marzo del 1896 nell’Ospedale della Consolazione. Un uomo di 30 anni aveva subito una ferita da taglio fatta da un coltello sottile ed affilato nel quinto spazio intercostale. Ciò aveva causato una ferita di 7 mm nel ventricolo destro. Farina asportò parte della quinta costola dallo sterno fino a
raggiungere il cuore. Chiuse la ferita cardiaca con tre punti di sutura in seta e pose due ulteriori punti tra di loro. La ferita guarì senza complicazioni, ma si sviluppò una grave polmonite ed il paziente morì 3 giorni dopo. L’autopsia mostrò una ferita perfettamente guarita. Il dott .Farina chiese alle autorità legali di fargli avere il cuore per ulteriori esami, ma la richiesta fu rigettata. Ciò lo irritò notevolmente e per tale motivo il chirurgo non voleva segnalare nel dettaglio questo caso interessante.


VEDI:
  • http://www.storiadellamedicina.net/chirurgia-cardiovascola…/
  • Società Italiana di Chirurgia Cardiaca: Bollettino mensile Anno 1, Volume 4, Giugno 2013
  •  “Suturing of Penetrating Wounds to the Heart in the Nineteenth Century: The Beginnings of Heart Surgery“; Vladimir Alexi-Meskishvili, MD, PhD, and Wolfgang Böttcher, ECCP

 

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