Uno dei più grandi infettivologi italiani: Adelchi Negri

UNO DEI PIU’ GRANDI INFETTIVOLOGI ITALIANI: ADELCHI NEGRI

Adelchi Negri (Perugia, 16 luglio 1876 – Pavia, 19 febbraio 1912)

Adelchi Negri (1876-1912) studiò Medicina e Chirurgia all’Università di Pavia, dove fu allievo del grande Camillo Golgi (1843-1926) e ne divenne in seguito assistente.
Negri condusse estensive ricerche nei campi dell’istologia, ematologia, citologia, protozoologia e igiene.
Il suo nome è legato alla scoperta, avvenuta nel 1903, dei corpuscoli della rabbia, detti corpi di Negri, inclusioni citoplasmatiche contenute nelle cellule del Purkinje del cervelletto di animali e persone affette da rabbia.
Egli documentò le sue scoperte in un articolo intitolato “Contributo allo studio dell’eziologia della rabbia“, pubblicato nel Bollettino della Società medico-chirurgica. La teoria infettiva di Negri non riscosse inizialmente un consenso generale dal momento che molti scienziati ipotizzarono che tali corpi fossero piuttosto dei prodotti di degenerazione cellulare.


LA TEORIA INFETTIVA DEI CORPI DEL NEGRI

I corpi del Negri nel tessuto cerebrale (https://www.slideshare.net/doctorrao/rabies-world-rabies-day)

All’epoca, Negri descrisse erroneamente l’agente eziologico della rabbia come un protozoo parassita. Qualche mese più tardi, il francese Paul Remlinger (1871-1964) a Costantinopoli e l’abruzzese Alfonso Di Vestea (1854-1938) a Napoli dimostrarono correttamente ed indipendentemente tra loro che l’agente eziologico della rabbia non era un protozoo, bensì un virus filtrabile, attraverso l’uso delle candele filtranti di Berkefeld e di Chamberland .
Negri dimostrò nel 1906 che il vaccino del vaiolo, all’epoca conosciuto come “virus vaccino”, o “variola vaccinae”, era anch’esso un virus filtrabile. Durante l’ultima parte della sua carriera, egli si interessò alla malaria e si pose in prima linea nello sforzo per eradicarla dalla Lombardia.
Adelchi Negri morì nel 1912 di tubercolosi all’età di 35 anni.


riferimenti:

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