Un maestro della Chirurgia e della Storia della Medicina: Davide Giordano

UN MAESTRO DELLA CHIRURGIA E DELLA STORIA DELLA MEDICINA: DAVIDE GIORDANO

Davide Giordano (1864-1954)

Interprete autorevole del suo tempo, ma con uno spirito innovativo che facilmente lo proiettava verso quelli futuri, Davide Giordano (1864-1954) contribuì in maniera rilevante alla evoluzione della chirurgia in generale e,in particolare, di alcune sue branche.
Il famoso “segno di Giordano” (manovra semeiologica consistente nella percussione manuale con il bordo ulnare della mano all’altezza della regione lombare, evocatrice di vivo dolore in caso di patologia renale) non fu che una delle sue tante invenzioni, e sicuramente non tra le più importanti.
Nella sua lunga carriera, che attraversò quasi cinquant’anni
a cavallo tra i due secoli, eseguì interventi sull’addome, sull’apparato urologico e ginecologico, sul sistema nervoso, sul poco frequentato distretto maxillo-facciale, oltre a
quelli praticati sullo scheletro degli arti – per correggerne deformità o ripararne lesioni – pertinenti ad una ortopedia e a una traumatologia già smaniose di raggiungere la
loro autonomia.


gli esordi

Tutti i chirurghi dell’epoca avevano (dovevano
avere!) questa polivalenza; ma Giordano era uno
di quelli che, in ogni campo, amava metterci del suo, fare
un passo avanti agli altri, arrischiare se era il caso. E che
alla base ci fosse una solida cultura lo dimostra anche
l’interesse che riversò (anche qui da vero pioniere) negli
studi di Storia della Medicina.

Davide Giordano era un valdese originario della Valle Pelice. Anzi, il suo vero nome era David Jourdan, di origine francese, come lo erano praticamente tutti i nomi dei valdesi insediatisi in Piemonte, e come francese era la loro lingua ufficiale.
Dopo gli studi in Medicina & Chirurgia a Torino, il giorno stesso della laurea, 6 luglio 1887, Giordano venne ufficialmente nominato medico condotto dell’ospedale di Torre Pellice. Andava inizialmente ad affiancare il dottor Etienne Vola, che poi di buon grado gli cedette, in un colpo solo, il posto di direttore e la mano della figlia Lydie.


dalla valle pelice a bologna

Ospedale Valdese di Valle Pelice dove lavorò Davide Giordano alla fine dell’ottocento

Un professionista di così ampie competenze e di vedute così innovatrici non poteva restare a lungo rinchiuso nel recinto di un ospedale di provincia, per quanto forte fosse il legame con quel luogo. L’offerta alla quale non seppe dire di no fu quella del prof. Giacomo Filippo Novaro, che lo aveva apprezzato già da studente nelle corsie dell’Ospedale Maggiore di Torino e che lo volle con sé come assistente alla Clinica Chirurgica di Bologna, chiamata a dirigere a novembre del 1890.
Da quel momento in poi, uscito dall’isola francofona, divenne
a tutti gli effetti il “dottor Davide Giordano”. Anche perché stava già maturando in lui uno spirito nazionalista, che si sarebbe rafforzato più in là negli anni, facendolo diventare un fautore dell’interventismo in occasione della Prima Guerra Mondiale, e un ancor più convinto sostenitore del fascismo nella successiva fase storica.


una carriera di prestigio

Il frontespizio di uno dei tanti volumi pubblicati da Giordano, frutto della sua fertile attività didatticoscientifica.

Intanto a Bologna la sua carriera ebbe una ulteriore spinta verso posizioni di prestigio: gli vennero affidati la direzione del Laboratorio e l’insegnamento della Medicina Operatoria, mentre si consumava, rapidamente, il passaggio dal ruolo di assistente a quello di aiuto. Sono di quel periodo ulteriori contributi che riguardavano i vari settori della chirurgia: urologica (l’innesto degli ureteri sull’intestino crasso), addominale, toracica, del sistema nervoso (rilevanti i suoi studi sulla patologia del nervo vago); e poi quella dell’apparato scheletrico (su deformità poliomielitiche, sulla lussazione dell’anca, su esiti di ustioni).

Dopo Bologna, la carriera di Giordano registrò un’altra tappa significativa: Venezia, primariato nella Divisione Chirurgica dello Spedale Civile “Santi Giovanni e Paolo”, uno dei più importanti
del Nord Italia, anche per il suo ricco contorno di storia e di arte.


gli anni di Venezia

La paziente a cui Giordano impiantò una asticella in acciaio per sostituire la parte di tibia mancante.

Quelli veneziani furono, per Giordano, gli anni della piena maturità. La sua fama di operatore raggiunse i livelli più alti, avendo perfezionato le tecniche originali di interventi sul rene (nefrectomia, nefropessia), sull’apparato genitale, su quello intestinale (colecisti-enterostomia, ileosigmoidostomia),
sul distretto facciale (maxillotomia, resezione della mandibola). Di pari passo, la sua produzione scientifica diventò addirittura frenetica, e si arricchì anche di veri e propri manuali di patologia e di clinica chirurgica.
Aveva abbandonato il mondo accademico bolognese dopo solo quattro anni, nel 1894, ma al suo nuovo reparto, che si distingueva per efficienza e organizzazione, seppe dare anche un’impronta didattica tipicamente universitaria, avvalendosi peraltro della qualifica di libero docente in Clinica Chirurgica. Le sue lezioni alla Scuola Minich (annessa all’ospedale veneziano, fondata da un valente ex primario chirurgo, Angelo Minich) risultavano tra le più frequentate, non solo dai medici della città, ma anche dagli allievi del vicino ateneo di Padova.


un chirurgo, uno studioso

Giordano era prima di tutto uno studioso. Guardava avanti e tendeva al progresso perché sapeva documentarsi sul presente e indagare il passato. Anzi, sulla Storia della Medicina riversò una passione così forte da diventare anche in questo campo un vero e proprio pioniere. Fu infatti tra i fondatori, nel 1907, della Società Italiana di Storia Critica delle Scienze mediche e naturali, nome di nascita dell’attuale “Società Italiana di Storia della Medicina“, diventandone poi presidente per ben quindici anni, dal ’23 al ’38 (a succedergli fu – altro curioso intreccio con l’ortopedia – Vittorio Putti, erede di Codivilla alla direzione del Rizzoli); lo stesso percorso fu compiuto nella “International Society for the History of Medicine“: socio fondatore nel 1920, presidente dal ’30 al ’36. Davvero enorme qui il suo contributo di ricerche, saggi e biografie, che diedero una spinta notevole alla diffusione della materia e al suo riconoscimento in ambito scientifico.
Giordano non si sarebbe più spostato da Venezia. Il primariato all’Ospedale Civile, evidentemente, soddisfaceva del tutto le sue aspirazioni, e forse anche la sua voglia di agire liberamente in ogni campo della chirurgia. Per molto tempo ancora si occupò – tra le tante altre cose – di patologie scheletriche (malformazioni congenite, paralisi infantili, tubercolosi osteo-articolare) e soprattutto di lesioni traumatiche, nonostante fosse poi stato istituito, nello stesso stabilimento, un reparto di Ortopedia e Chirurgia Infantile. Queste incombenze, per così dire, gli vennero risparmiate solo a partire dal 1920, quando a dirigere quel reparto venne chiamato da Bologna Francesco Delitala, già allievo di Codivilla e collaboratore di Putti al Rizzoli.


tratto da:
  • Davide Giordano: il chirurgo valdese che lasciò un “segno” anche nell’Ortopedia“, del dott. Nunzio Spina, 2013

 

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