The Vivisector Vivisected

QUESTA E’ FICTION NON FISIOLOGIA. EPPURE IL RACCONTO E’ DAVVERO MOLTO INTRIGANTE

Alla fine, un mattino del 5 ottobre 1840, un paziente venne portato nell’infermeria con una ferita sulla testa che sanguinava in maniera profusa. Egli era stato ferito con un coltello in un vicolo.
Egli era un uomo alto e vigoroso con capelli e barba rossi e folti e con un’espressione del viso carica di vizio. Quando lo vidi perdeva sangue in maniera rapida; data l’ubriachezza egli non sembrava in condizioni di riprendersi. Lo assistetti da solo (a parte le infermiere); e quando morì, alla 2.00 del pomeriggio, lo avevo da poco portato in un posto di guardia privato.
Avendo precedentemente avvisato Maculligan del caso, aspettai sotto mentre il gentleman stava preparando l’apparecchio. Feci uscire le infermiere dopo la morte del paziente. Lo avvolsi in una coperta e, tenendo le sue mani sopra le mie spalle lo trasportai fuori. Una violenta tempesta, che si era da poco scatenata, mi diede una maggior sicurezza. Chiusi la porta del posto di guardia e feci del mio meglio per trasportare il carico negli stretti scalini della torretta.
Quando arrivai al laboratorio, l’apparecchio era pronto e le pompe si trovavano nei loro bagni di acqua calda (che era stata riscaldata grazie ad una stufa). L’asino era stato ucciso ed il suo sangue fresco si trovava nelle cavità della nostra macchina.
Maculligan era eccitato; “Ora” esclamò “Impareremo qualcosa; avremo un risultato negativo o qualcosa che cambierà la storia”.
Posizionai il corpo sul letto; sul lato sinistro c’era la pompa che dovevo mantenere in funzione e che inviava il sangue in tutte le parti del suo corpo; sul lato destro Maculligan riforniva i polmoni.
In un minuti legai gli arti e spogliai il torace dell’uomo. Maculligan afferrò il coltello e tagliò il cuore. Io tenevo separate le diversi parti. Quasi immediatamente inserì i tubi nelle arterie e nelle vene, e dopo pochi secondi ricucì il torace, riunì le cartilagini e la cute, e coprì tutta l’incisione con gomma congelante per impedire il passaggio d’aria e permettere il respiro normale. Il tutto fu fatto entro 10 minuti dalla morte. Il corpo era pallido e gli occhi rivolti verso l’alto. Le coperte gli furono posizionate sopra per mantenere il calore.
Fuori, la tempesta era aumentata furiosamente: la pioggia batteva sui vetri delle finestre e la violenza del vento era tale che la torre sembrava ballare sensibilmente. Tutto ciò produceva dei rumori sinistri; ed il buio era così grande che a malapena riuscivano a vedere il nostro esperimento. Potevo vedere Maculligan tremare per l’eccitazione. Io stesso, sebbene solitamente flemmatico, ero piuttosto agitato.
“Sei pronto” disse lui, parlando con voce fioca, “Allora via”, ed i pistoni partirono simultaneamente. Dopo dodici colpi neanche un po’ di sangue fluì dal torace. Dopo altri dodici un poco di rossore colorì il viso. Maculligan si fermò e noi due ci levammo i cappotti mentre il vento soffiava con furia dieci volte maggiore. Riprendemmo la nostra azione – improvvisamente gli occhi si chiusero. Continuammo per più di un quarto d’ora. “Respira!” gridò il mio compagno. Sembrava che il diaframma si muovesse lentamente. All’improvviso Maculligan mi ordinò di fermarmi, e si mise ad ascoltare il respiro del paziente.
Mentre egli teneva il viso dell’uomo tra le sue mani, gli occhi si aprirono all’improvviso e si misero a seguire il mio amico che balzò indietro facendo tremare violentemente la pompa. Noi proseguimmo nel silenzio; l’uomo, per tutto il tempo, guardò Maculligan i cui capelli sembravano ferro e la faccia era così cambiata che quasi non lo riconoscevo più. Io stesso era talmente sgomento che mi pareva di essere dentro ad un sogno. Non ci attendevamo nessuna forma di risveglio da quello stato comatoso.
Improvvisamente l’uomo, che sembrava essersi risvegliato dal cloroformio, disse a voce alta: “Ma vuoi versare?”.
“Versare cosa?”, chiese Maculligan con voce fioca.
“Tu versa, fai uscire da una parte e chiudi dall’altra”.
“Per bacco!” continuò lui, “ma tu sei il tipo più strano che abbia mai incontrato”
“Strano? Ehi ragazzo, ma cosa dici?” reclamò Maculligan mentre rideva nervosamente; “Guarda cosa devo sentire”.
“Proprio così!” Disse l’uomo che rideva con l’altra parte della bocca, “hai un’aria stramba, l’aria di uno strambo che racconta in giro storie strambe”.


  • La novella si intitola “The Vivisector Vivisected” e fu scritta nel 1892. L’autore, Ronald Ross (1857-1932) ha ricevuto il Nobel per la Medicina e Fisiologia nel 1902 per le sue ricerche sulla malaria. Il manoscritto originale è conservato nella “Library of the Royal College of Physicians and Surgeons di Glasgow“.

 

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