Approccio chirurgico alle varici nell’antica Roma

APPROCCIO CHIRURGICO ALLE VARICI NELL’ANTICA ROMA

“Alle gambe … nate le varici, si tolgono in maniera non difficoltosa. …
Se [la varice] è retta e … di media grandezza è meglio bruciarle.
Se [la varice] è serpentina ed attorcigliata … ancora più utile sarà levarla.

Il modo di bruciare è questo. Si incide la cute sovrapposta: messa allo scoperto la vena, si prema con ferro infuocato sottile ed ottuso, stando attenti a non incendiare le labbra della ferita fatta, … indi si governa con quei rimedi con cui si sanano le scottature.

[le varici] Si recidono a questo modo. Tagliata la pelle sopra la vena, si prendono con uncinetti le labbra, e la vena con il coltello si distacca tutt’intorno dal corpo, stando attenti a non offenderla; le si pone sotto l’uncinetto ottuso, … La vena, tirata a sé con l’uncinetto, si recide; poi dove l’amo è vicino, si tira e si sradica, e qui nuovamente si recide, e qui nuovamente si taglia.
Ed in tal modo, liberata ovunque dalle varici la gamba, si riuniscono insieme i margini della ferita e vi si pone un impiastro colloso.”


tratto dal:
  • De Medicina” di A. Cornelio Celso, I secolo dc

 

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