Sulla possibile origine della sifilide in Europa

SULLA POSSIBILE ORIGINE DELLA SIFILIDE (LUE VENEREA) IN EUROPA

Stando alla più accettata credenza, la Lue Venerea sarebbe comparsa in Europa la prima volta il 4 marzo 1493, giorno in cui Cristoforo Colombo, reduce dal Nuovo Mondo da lui scoperto, toccava i lidi di Spagna, poichè i primi europei a contaminarsi furono le ciurme e i soldati spagnoli reduci dal primo viaggio Nuovo Mondo. Il morbo si trasmise a non pochi soldati di Carlo VIII di Francia, allora amico di Spagna; e fu veicolo di propagazione a tutto il resto della Francia. Non pago di quei limiti, non si arrestò lo schifoso contagio; ma presto fu importato anche in Italia; dono funestassimo fatta alla misera, già grave per tante patite sventure, dalle genti di Francia e di Spagna. … E le une e le altre soldatesche, adunate in quel memorabile anno del 1494 a stringere l’assedio di Napoli … la lordarono ben anco con la peste venerea, ond’erano essi portatori. Da quell’epoca in Poi, in brevissimo giro di anni fu un contagio universale; Italia. Germania, Inghilterra: Europa tutta ne fu in brevissimo termine contaminata.
Il libro del famoso anatomista fiorentino Antonio Benivieni, in latino, vide la luce per la prima volta nel 1500, aveva per titolo (tradotto) ‘Delle ascose cagioni delle malattie, e del modo di curarle’.
Così egli descrive il primo svolgimento della lue: la lue venerea, al primo suo manifestarsi, assume l’aspetto di pustole che, quanto più quando meno disseminate per il corpo, assomigliano a quelle vaiolose. E poi avverte che questa pustolazione venerea erompeva quasi sempre sui genitali prima che in ogni parte del corpo, tranne il capo, che rare volte ne era offeso. Per questo motivo alcuni la definirono il vaiolo spagnolo, tanto era la sua somiglianza al vaiolo arabo.
Il Benivieni stesso, oltre che il Falloppio ed il Boerhaave, narrano concordemente che in America serpeggiasse furiosa e mortifera una specie di malattia pestifera le cui pustole erano simili alla Scabbia Gallica. Esaminando accuratamente la lue venerea fatta da Benivieni, pare che questa somigliasse all’antica Lebbra; la quale però non era del tutto spenta nel secolo XV. I fenomeni più appariscenti della lue notati dal fiorentino Benivieni si riducevano a questi tre, cioè Pustulazione, Desquamazione e Ulcerazione della cute.
Il primo che abbia osservato e scritto intorno alla blenorrea venerea è Antonio Musa Brasevolo: il suo libro intorno alla Lue venerea fu edito a Ferrara nel 1533. E la blenorragiaa fu notata pure dal celebre anatomista Gabriele Falloppio.

[tratto da un articolo del medico piacentino Francesco Freschi, risalente al 1840, sulla Storia della Lue Venerea]


eziologia della sifilide

A proposito dell’eziologia della Lue Venerea, ecco cosa scrive il Freschi nel suo articolo del 1840:

“non sarebbe improbabile il credere, che la natura dei contagi sia vivente, con tutto che a grado non ben determinato. La quale opinione, a vero dire, non che essere non destituita di fondamento, sembra oggi farsi più soda, e valevole e confortata da buoni sperimenti.”


Nella foto, presa da wikipedia, papule rossastre e noduli su gran parte del corpo causate dalla sifilide secondaria.

 

 

 


 

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