Quando le ernie inguinali non potevano ancora essere riparate chirurgicamente

QUANDO LE ERNIE INGUINALI NON POTEVANO ANCORA ESSERE RIPARATE CHIRURGICAMENTE

Un uomo con 69 anni di storia di ernia inguinale. Il paziente, Frank Lamb, era schiavo nella Carolina del Nord e da quando aveva 9 anni soffriva di ernia inguinale sinistra. Tuttavia fu costretto a un duro lavoro quotidiano. Di conseguenza si sviluppò un importante sacco erniario inguino-scrotale. Da: Otis Historical Archives of “National Museum of Health and Medicine”.

L’ernia inguinale è una delle malattie che perseguita l’umanità dal suo inizio fino ai tempi moderni. Il termine attualmente utilizzato “ernia” deriva direttamente dall’antico greco (ἔρνος, èrnos, significa “germoglio“, “bocciolo”) ed intende la fuoriuscita di un viscere dalla cavità che normalmente lo contiene.
Sebbene il decorso naturale della malattia sia relativamente lento, alla fine raggiunge le dimensioni che compromettono gravemente la capacità del paziente di svolgere le attività quotidiane. Ecco perché, già nei tempi antichi, chirurghi e medici cercarono di trovare la soluzione a questa condizione altamente inquietante. Il pilastro del trattamento rimase l’uso di diversi tipi di cinture inguinali che avrebbero dovuto mantenere l’ernia nella cavità corporea insieme, ovviamente, alla riduzione manuale dell’ernia.
Uno dei primi tentativi di curare l’ernia inguinale mediante un bisturi chirurgico venne dal famoso anatomista italiano del XVI secolo, Gabriele Fallopio (Modena, 1523 circa – Padova, 9 ottobre 1562).

Fallopio propose un’ampia escissione del sacco erniario con la pelle circostante e tutto il suo contenuto.


I PRIMI TENTATIVI CHIRURGICI

Riduzione manuale dell’ernia inguinale e utilizzo di cinture erniarie. Immagine tratta dal testo di anatomia chirurgica di Jean B- M. Bourgery.

La tecnica di Falloppio non divenne molto popolare tra i pazienti perché provocava la castrazione e talvolta lo stomia permanente causata dal taglio intestinale.

Naturalmente, anche il rischio di morte per sanguinamento e peritonite furono un importante fattore limitante di questa tecnica. Questo è il motivo per cui molti barbieri-chirurghi di quel tempo suggerirono che l’operazione dovesse essere considerata “solo per le ernie marcate, che non potevano essere tenute nemmeno con le cinture più resistenti al posto giusto“.
Fu solo alla fine dell’ottocento, dopo l’introduzione dell’anestesia e dell’antisepsi, che divenne possibile trattare chirurgicamente le ernie inguinale senza dover ricorrere al successivo utilizzo di cinti erniari.

Questo successo divenne realtà intorno al 1884, allorchè il chirurgo italiano Edoardo Bassini introdusse la sua tecnica operatoria di ‘ricostruzione fisiologica del canale inguinale’.


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