L’atropina ed il filo della vita

L’ATROPINA ED IL FILO DELLA VITA

Tracciato elettrocardiografico con piastre. All’ecg a 12 derivazioni, eseguito circa 20 minuti prima, si era manifestato STEMI in sede inferiore.

Le Moire Cloto e Lachesi intente a tessere il filo del fato. La Moira Atropo siede nell’attesa inesorabile di reciderlo. [John Strudwick, ‘A Golden Thread’ (Un filo prezioso), 1885 (olio su tela)]
Quando lavori come medico in ambulanza ed il tuo paziente ha dolore toracico ed un elettrocardiogramma significativo per Infarto acuto della parete inferiore del muscolo cardiaco, non hai molte armi a tua disposizione se questo paziente manifesta anche una bradicardia significativa sotto i 30 battiti al minuto (come si può vedere nel tracciato elettrocardiografico della foto).
Una di queste armi è il farmaco chiamato “atropina“.
Nella mitologia greca, Àtropo (in greco: Ἄτροπος, cioè l’inevitabile) era una delle tre Moire (o Parche, nella mitologia romana), figlia di Zeus e di Temi. Àtropo rappresenta il destino finale della morte d’ogni individuo poiché a lei era assegnato il compito di recidere, con lucide cesoie, il filo che ne rappresentava la vita, decretandone il momento della morte.


mitologia, botanica e farmacologia

Bacche di ‘atropa belladonna’.

Dal nome di Atropo deriva quello della pianta, chiamata appunto ‘atropa‘, le cui bacche potevano causare la morte come le cesoie della terza Moira.
Nel Rinascimento, al nome atropa venne aggiunto l’appellativo ‘belladonna’, in quanto le dame usavano un collirio basato su questa pianta per dare risalto e lucentezza agli occhi a causa della sua capacità di dilatare la pupilla, un effetto detto midriasi.
L’atropa belledonna appartiene alle ‘Solanaceae‘ che sono una famiglia di angiosperme dicotiledoni che comprende molte specie commestibili ed altre velenose (oltre all’atropa anche il giusquiamo, la datura e la mandragora).


i diversi usi farmacologici

midriasi dell’occhio destro ottenuta con un collirio contenuta atropina.

La ‘mandragora‘ fu descritta dal filosofo greco Teofrasto nel IV secolo a.c. per il trattamento di ferite, gotta e insonnia e come pozione d’amore. Entro il primo secolo d.c. il grande botanico latino Dioscoride Pedanio riconobbe il vino della mandragora come anestetico per il trattamento del dolore o dell’insonnia, da somministrare prima di un intervento chirurgico. L’uso delle solanacee contenenti alcaloidi tropani per l’anestesia, spesso in combinazione con l’oppio, persistette in tutti gli imperi romano e islamico e continuò in Europa fino ad essere sostituito dall’uso di etere, cloroformio e altri anestetici moderni.
Gli estratti di atropina del giusquiamo egiziano furono usati da Cleopatra nell’ultimo secolo a.c. per dilatare le sue pupille, nella speranza di apparire ancor più seducente.


la moderna farmacologia

Gli effetti midriatici dell’atropina furono studiati tra gli altri dal chimico tedesco Friedlieb Ferdinand Runge (1795-1867). Nel 1831, il farmacista tedesco Heinrich F. G. Mein (1799-1864) riuscì a preparare atropina in pura forma cristallina. La sostanza fu sintetizzata per la prima volta dal chimico tedesco Richard Willstätter nel 1901.
Ritornando al nostro elettrocardiogramma, l’atropina, che è un un antagonista dell’acetilcolina per i recettori muscarinici, provoca effetti parasimpaticolitici tra cui la tachicardia.
In questo particolare caso clinico l’effetto tachicardizzante dell’atropina ha permesso di aumentare la frequenza cardiaca del paziente consentendo di mantenere la stabilità dei parametri circolatori e di raggiungere la sala di emodinamica in cui i cardiologi hanno potuto lavorare sulla coronaria ‘ostruita’.
Collegando la moderna farmacologia con l’antica mitologia, si potrebbe dire che, in questo caso, l’atropina ha evitato che Àtropo spezzasse con le sue cesoie il filo della vita.


di: dr Concetto De Luca


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