John A. MacWilliam, uno dei pionieri dell’aritmologia

JOHN A. MacWILLIAM, UNO DEI PIONIERI DELL’ARITMOLOGIA

 

John Alexander MacWilliam (1857-1937)

 

John Alexander MacWilliam (1857-1937), fisiologo scozzese, che fu allievo, tra gli altri, di Ludwig, Stirling e Schafer, iniziò ad esplorare i fenomeni elettrofisiologici cardiaci già agli esordi della sua carriera.
Quando prese la cattedra di Fisiologia ad Aberdeen nel 1886, egli estese la sua ricerca dagli animali a sangue freddo ai mammiferi. La fibrillazione ventricolare occupò la sua attenzione per molti anni. La sua descrizione visiva di tale aritmia nel cuore di mammifero rivaleggia con quella di Erichsen:

“Il muscolo ventricolare entra in uno stato di contrazione aritmica; mentre vi è una grande caduta della pressione arteriosa i ventricoli si dilatano con sangue al loro interno ed il rapido tremolio delle sue pareti è insufficiente ad espellere il proprio contenuto. L’azione muscolare è costituita da contrazioni incoordinate del tessuto muscolare”.

La conoscenza di MacWilliam riguardo ai meccanismi della fibrillazione ventricolare divenne profonda ed estesa. Le sue osservazioni sperimentali includevano il monitoraggio emodinamico con l’ovvia perdita della portata cardiaca e tutte le sue conseguenze. Le sue parole sulla perdita della portata cardiaca sono incredibilmente vive:

“La pompa cardiaca perde la sua attività, ed il resto della sua energia vitale è dissipata in un violento e prolungato disordine di inutile attività della parete ventricolare.”

MacWilliam mostrò come la fibrillazione ventricolare potesse essere interrotta attraverso l’induzione di una serie di scosse:

“un elettrodo viene applicato sull’apice cardiaco e l’altro sulla sesta o settima vertebra dorsale. Gli elettrodi devono avere una superficie ampia. Gli shock devono avere una frequenza simile a quella del normale battito cardiaco”.

MacWilliam pose l’accento sull’importanza clinica di arrestare la fibrillazione ventricolare, specialmente durante l’anestesia:

“In ambito clinico l’insufficienza cardiaca è una possibile conseguenza dell’azione degli agenti anestetici”.

Egli era anche consapevole del fatto che la morte improvvisa dovuta a fibrillazione ventricolare potesse avvenire anche in cuori con arterie coronariche “ateromatose, calcaree o sclerotiche”.

Nella sua raccolta Lectures on the Heart, pubblicata nel 1915, egli annotò:

“Perché la fibrillazione ventricolare è un esperienza così insolita? Per una buona ragione: la fibrillazione ventricolare è incompatibile con la vita … Se questa si manifesta nell’uomo è responsabile di una morte inaspettata ed improvvisa”.

Nel 1923 MacWilliam pubblicò un’analisi sulla fibrillazione ventricolare e la morte cardiaca. Oramai l’elettrocardiografia si era affermata come uno strumento utilizzato sia nel campo sperimentale che in quello clinico. Lo studio fisiopatologico della malattia coronarica era agli esordi, ma egli era convinto che un esito fatale dell’ostruzione coronarica potesse essere costituito dalla fibrillazione ventricolare legata all’evento ischemico.
Numerose osservazioni mostrano che, in presenza di scarso apporto sanguigno successivo a ligatura di arterie coronariche, l’anomala condizione che si sviluppa nelle aree ischemiche può predisporre e condurre – spesso dopo mesi – a fibrillazione, sia durante esercizio muscolare che a riposo, e che l’improvvisa insorgenza di tale fatale fibrillazione può giungere senza segni premonitori di scompenso cardiaco o senza evidenze di disturbo cardiaco in forma di extrasistoli, tachicardia, ecc. Perciò la fibrillazione può verificarsi senza apparente causa, a parte la sequenza comunemente osservata – composta da extrasistoli, tachicardia e fibrillazione – quando la morte improvvisa giunge come un evento precoce dopo ligatura coronarica.


FONTI:
1) “The History of Cardiology” di L. Acierno, cap. XX
2) “John A. MacWilliam: Scottish Pioneer of Cardiac Electrophysiology” [http://onlinelibrary.wiley.com/d…/10.1002/clc.4960290213/pdf]


L’immagine mostra grafici di risposta ventricolare, atriale e pressoria ad impulsi elettrici e stimolazione vagale, tratto da un articolo di MacWilliam del 1889 “Electrical Stimulation of the Heart in Man“), pubblicato sul British Medical Journal.

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