Il caso 627 del dr Gillies

CHIRURGIA PLASTICA DEL VISO AI TEMPI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE: IL CASO 627 DEL DR Harold GILLIES

“Plastic Surgery of the Face is not a new development. Surgeons of all civilised and some uncivilised countries have from time to time evolved methods of repair for various disfigurements.”

[Harold D. Gillies, 1919]


il caso 627 del “Plastic Surgery of the Face”.

Harold Delf Gillies (1882-1960) fu un chirurgo inglese nato in Nuova Zelanda considerato come il padre della moderna chirurgia plastica. Gillies frequentò il Wanganui College, una delle scuole pubbliche più importanti della Nuova Zelanda, e poi si trasferì in Inghilterra nel 1903, presso il Gonville e Caius College, dell’Università di Cambridge, per studiare Scienze Naturali. Nel 1905, laureato, entrò al Medical College of St Bartholomew’s Hospital (Barts) a Londra.

Durante la prima guerra mondiale, lavorando nell’ospedale di Sidcup, assistette migliaia di soldati feriti in campo di battaglia.
Nel 1920 Gillies pubblicò la sua opera più importante ‘Plastic Surgery of the Face‘, basata su casi selezionati di pazienti feriti (incluse ustioni) al volto, con illustrazioni originali.


carriera

Harold Gillies in una foto del 1915

Dopo la sua qualificazione, nel 1908 cominciò a fare pratica medica, lavorando come chirurgo “junior” (l’equivalente italiano di colui che frequenta la specializzazione e al contempo lavora in ospedale) presso il Barts sotto la guida di Sir D’Arcy.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Gillies fu commissionato nel Royal Army Medical Corps con il ruolo di capitano e fu inviato a Wimereux in Boulogne, dove si occupava di lavori di chirurgia generali, presso l’ospedale della base. Qui conobbe il dentista chirurgo Sir Charles Valadier, il quale voleva istituire una unità di chirurgia della mascella, per curare i molteplici casi di feriti a causa delle schegge dei proiettili. Ebbe modo di assistere alla prima operazione fatta dal collega all’apertura della unità, che stava tentando di sviluppare lavori di riparazione della mascella. Nel 1915 si spostò a Parigi, e visitò il famoso chirurgo Hippolyte Morestin, il quale fu molto contento di mostrare a Gillies le tecniche di chirurgia che aveva sviluppato.


specializzazione

evoluzione clinica di due pazienti operati da Gillies.

Morestin, nel dettaglio, gli mostrò come rimuovere il cancro dalla faccia con successiva riparazione plastica dei difetti. Gillies notò che quelle tecniche potevano essere riprodotte in maniera abbastanza fedele, ma che generalmente veniva data bassissima attenzione al risultato cosmetico della operazione. Egli comprese dunque quanto fosse di vitale importanza istituire una istituzione di ospedali specializzati in Inghilterra, per affrontare i problemi della chirurgia facciale. Verso la fine del 1915, Gillies tornò in Inghilterra e, assieme al colonnello sir William Arbuthnot Lane, direttore del Cambridge Hospital ad Aldershot (noto anche come Cambridge Military Hospital), fu fondata l’unità sperimentale di chirurgia plastica. La prima operazione fu fatta da Gillies, presso l’ospedale, durante il febbraio 1916.


Nuove tecniche sperimentali

Walter Ernest O’Neil Yeo (1890-1960) è stato un marinaio inglese durante la prima guerra mondiale, che si ritiene sia stato uno dei primi a trarre beneficio dalla chirurgia plastica avanzata tramite innesto di un lembo cutaneo, nel 1917.

Presso Aldershot, Gillies sperimentò tutti i metodi e le tecniche conosciute, fino al raggiungimento di una buona conoscenza della pratica chirurgica facciale. Prima della guerra, per la ricostruzione di parti del corpo danneggiate, si usava impiantare materiali esterni e artificiali sul paziente. Gillies introdusse l’uso di tessuti vivi del medesimo paziente per le sue operazioni, basandosi sui tassi di mortalità post-operazione, che erano sbilanciati a favore del suo metodo. Nel 1916, su richiesta di William Arbuthnot Lane, che aveva riconosciuto il potenziale di questa branca della chirurgia nella cura dei feriti di guerra, la Croce Rossa e l’Ufficio della Guerra inglese eressero un complesso di corsie fuori da Sidcup.


il lavoro a Sidcup

Harold Gillies

Gillies e il suo corposo team, formato per l’occasione, si trasferirono lì. L’unità si espanse velocemente, e con essa anche i pazienti sottoposti ad operazione provenienti dai campi di battaglia. I letti per la riabilitazione e la convalescenza diventarono troppo pochi. Nell’agosto 1917, l’unità si spostò al Queen Mary’s Hospital a Sidcup. Il numero dei pazienti continuò a salire: un totale di otto chirurghi britannici lavorarono con lui, e perciò Gillies fu responsabile dell’insegnamento della prima generazione di chirurghi plastici della Gran Bretagna. Il personale traguardo raggiunto da Gillies durante questi due anni fu lo sviluppo del “tubed pedicle flap”, una procedura che superava i limiti imposti dal “simple free graft”. Questa tecnica di trasferimento di tessuti da una parte all’altra del corpo fu direttamente ispirata dal lavoro del 16° secolo del chirurgo italiano Gaspare Tagliacozzi. Il principale contributo di Gillies alla tecnica includeva un ingegnoso metodo di blefaroplastica, per curare l’ectropion degli occhi.


IL CASO 627

il caso 627

Siamo nel 1918: inizialmente la lesione al volto del paziente venne considerata come una ferita lieve. Questo fu un errore di diagnosi; in realtà le ossa nasali andarono incontro a necrosi e si determinò una grande deformità del viso.
La situazione però non venne sottovalutata a lungo dal dr Harold Gillies, ed alla fine Il paziente venne sottoposto ad una serie di interventi chirurgici con controlli fotografici, stampi del viso e diagrammi ricostruttivi.
Un frammento di cartilagine prelevata dal costato fu impiantato al livello della radice nasale mentre un lungo peduncolo cutaneo contenente una branca dell’arteria temporale superficiale, fatto passare sotto l’occhio sinistro, venne suturato sul naso mentre la mucosa nasale rimaneva nella sua posizione naturale.
Il risultato alla fine fu soddisfacente, sia nei termini estetici che di funzionalità degli organi interessati dalle lesioni iniziali.


gillies, un precursore dei tempi

Gillies sistematizzò la chirurgia plastica, le tecniche, la tenuta dei registri, la gestione multidisciplinare e la riabilitazione, ed è evidente che la maggior parte degli uomini che mostravano segni di trauma psicologico dovevano questo più alla loro esperienza di guerra che alla loro deturpazione fisica. Non solo le procedure ricostruttive erano di gran lunga superiori a quelle offerte nel continente, ma anche la gestione del paziente (compresa la consegna di copie di fotografie seriali da portare a casa), ma anche la riabilitazione veniva aiutata dalla rete di supporto che inevitabilmente si era sviluppata in un grande ospedale con frequenti casi clinici. Gli uomini che si trovavano in una fase più avanzata potevano rassicurare coloro che stavano appena arrivando e, mostrando le loro fotografie, potevano dare ai nuovi arrivati una grande speranza.

Nel 1920 Gillies produsse il suo magnum opus, “Plastic Surgery of the Face” basato sulla sua esperienza di guerra. Da allora in poi fu uno dei due unici chirurghi di Sidcup a non tornare alla loro specialità originale; l’altro era Thomas Pomfret Kilner.


tratto da:

 

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