Emergenze Cardiologiche: dalle ‘crash cart’ alle unità coronariche

Emergenze cardiologiche: dalle ‘crash cart’ alle unità coronariche

una ‘crash cart’

L’introduzione dell’Unità Coronarica nella pratica clinica è stata probabilmente uno dei maggiori progressi nella gestione dei disturbi cardiaci. Con l’evoluzione tecnologica e farmacologica divenne logico applicare tutti gli strumenti della conoscenza medica ad ogni circostanza che coinvolgesse i vari tipi di disfunzione cardiaca. La disponibilità di un ambiente capace di trattare le emergenze cardiache richiedeva la possibilità di monitoraggio, pratiche terapeutiche e personale preparato in modo specifico per gestire tali situazioni cliniche.
Gli esordi dell’unità coronarica risalgono al “crash cart” mobile, sempre pronto a rispondere ad ogni “codice blu”.


LE CRASH CART ED I CODICI BLU

Monitorizzazione diretta in Unità Coronarica.

Il termine “codice blu” deriva dal fatto che i pazienti che necessitavano dell’intervento erano spesso cianotici. In questa situazione, la rianimazione cardiopolmonare con la respirazione bocca a bocca e la cardioversione elettrica della fibrillazione ventricolare erano molto spesso le uniche pratiche terapeutiche veramente efficaci. Sfortunatamente i bisogni più pressanti dell’emergenza cardiologica non si potevano affrontare con il solo “crash cart”. L’equipaggiamento era presente, ma non c’era il personale addestrato.
Hughes Winfield Day (17 settembre 1915 – 18 giugno 1990) aveva definito il concetto del crash cart all’interno del suo istituto, il Bethany Medical Center a Kansas City, ma dopo tre mesi aveva già capito che era necessario l’addestramento del personale per permettere al crash cart mobile di funzionare in maniera ottimale.


NASCE LA PRIMA UNITà CORONARICA

Egli incontrò in suo capo, il dr E. Grey Dimond, nella speranza di creare un ambiente speciale per quei pazienti cardiaci che avevano un’alta probabilità di sviluppare un’emergenza cardiaca che poteva richiedere la rianimazione. Il Dr Dimond diede il suo pieno appoggio alla creazione di un’area speciale che venne definita con il termine “unità coronarica”.
L’unità, costituita da 11 letti, fu inaugurata il 20 maggio 1962. Essa fu costruita con il supporto di una donazione della Hartfort Foundation di New York City. L’unità era preparata per accettare solo pazienti con una diagnosi di infarto miocardico acuto. Una costante e stretta supervisione veniva fornita da uno staff di infermieri altamente specializzati nella gestione e delle emergenze cardiache, soprattutto quelle aritmologiche.


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