Breve storia del trattamento delle TPSV con adenosina

Breve storia del trattamento delle TPSV con adenosina

TPSV rientrata dopo 1 fiala di adenosina endovena. Ph dr Concetto De Luca.

C’è forse un solo farmaco che toglie il fiato a chi lo pratica come a chi lo riceve per il breve tempo in cui agisce: l’adenosina.

L’osservazione che l’adenosina per via endovenosa provoca un blocco cardiaco temporaneo risale a molti anni fa. Nel 1927, Alan Nigel Drury (3novembre 1889 – 2agosto 1980) ed Albert Szent-Györgyi de Nagyrápolt (Budapest, 16settembre 1893 – Woods Hole, 22ottobre 1986) dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, eseguirono un esperimento in cui iniettarono nella cavia estratti di tessuti cardiaci bovini per via endovenosa. Essi rimasero sorpresi nel notare un disturbo transitorio del ritmo cardiaco e un rallentamento della frequenza cardiaca. Dopo diversi passaggi di purificazione, gli autori furono in grado di identificare il prodotto biologicamente attivo dell’estratto era un “composto dell’adenina“.


ADENINA ED ADENOSINA

Alan Nigel Drury (a sinistra) ed Albert Szent-Györgyi (a destra).

L’adenosina è un nucleoside composto da una molecola di adenina legata a un ribosio (o desossiriborsio) attraverso un legame β-N9-glicosidico. Ha dunque una funzione estremamente importante nella costituzione di DNA e RNA.

L’adenosina riveste un ruolo fondamentale anche nei processi biochimici, come ad esempio nel trasferimento di energia (nel passaggio da ATP ad ADP) e nella trasduzione del segnale, attraverso il cAMP.

Se somministrata per via endovenosa, l’adenosina può causare un blocco atrioventricolare transitorio, agendo sul nodo atrioventricolare del cuore. Può anche generare rilassamenti della muscolatura liscia (ad esempio quella arteriosa) attraverso le interazioni con l’endotelio. Ciò induce una dilatazione delle arterie in cui vi è contatto diretto tra l’endotelio e la tonaca media.


LA TACHICARDIA PAROSSISITICA SOPRAVENTRICOLARE

TPSV rientrata dopo 1 fiala di adenosina (nome commerciale Krenosin) endovena. Ph dr Concetto De Luca.

La tachicardia sopraventricolare (SVT, sigla dell’inglese supraventricular tachycardia) è genericamente un ritmo cardiaco ad alta frequenza che origina al di sopra del ventricolo. Le tachicardie sopraventricolari costituiscono un gruppo che si contrappone alle più pericolose tachicardie ventricolari, ritmi rapidi che originano nel contesto del tessuto ventricolare. Spesso, comunque, il termine “tachicardia sopraventricolare” è utilizzato nella pratica clinica per indicare un tipo specifico di SVT, detto “Tachicardia Parossistica SopraVentricolare” (TPSV), un’aritmia classificabile come tachicardia da rientro nodale. La frequenza cardiaca molto elevata durante l’episodio può ridurre l’efficacia della pompa cardiaca, diminuendo la gittata cardiaca e la pressione arteriosa.


TPSV ED ADENOSINA

Krenosin è uno dei nomi commerciali dell’adenosina.

Ci sono voluti quasi 50 anni da queste prime scoperte sugli effetti di rallentamento della frequenza cardiaca dei “composti dell’adenina” all’uso clinico dell’adenosina nel trattamento di pazienti con tachicardia sopraventricolare. Negli anni l’effetto cronotropo e dromotropo negativo dei composti dell’adenina fu confermato da diversi gruppi di lavoro, tra cui quello italiano del dott. S. Favale. Tali composti mostravano indurre un blocco atrio-ventricolare di breve durata.

Nel 1984, l’elettrofisiologo Bernard Belhassen, del laboratorio cardiologico del Tel-Aviv Medical Center e Professor Visiting a Filadelfia, insieme a A. Pelleg produsse un articolo seminale sugli aspetti clinici e sperimentali dell’adenosina e dell’ATP. Egli raccontava la storia dell’uso di questi composti sui cuori di cavie ed umani.


UTILIZZO SUGLI UMANI

Frontespizio dell’articolo di Bernard Belhassen sugli effetti dell’ATP e dell’adenosina sui cuori dei mammiferi.

Il primo report che abbiamo trovato sugli effetti dell’ATP nella tachicardia parossistica sopraventricolare è di Ermo Somlò e fu pubblicato su “The Lancet” nel 1955. Somlò riportò che più di 200 episodi di tachicardia furono interrotti attraverso la somministrazione endovenosa rapida di 20 mg di ATP. L’arresto cardiaco, della durata da 2 a 4 secondi, era comunemente osservata da 18 a 20 secondi dopo la somministrazione del farmaco. L’asistolia era talvolta interrotta da extrasistoli atriali o ventricolari provenienti da vari focolai. Fu osservato un graduale recupero del normale ritmo sinusale e, dopo alcuni complessi, l’elettrocardiogramma aveva una configurazione normale.

L’ATP venne confrontata con altri farmaci antiaritmici. Il team di R. Greco scoprì nel 1982 che era altrettanto efficace del verapamil (90%) e più della digitale nel trattare le TPSV nei bambini. La somministrazione di ATP era però associata a diversi effetti collaterali cardiaci e non cardiaci, anche se quasi sempre transitori.


ADENOSINA

L’adenosina sembrava avere minor effetti collaterali ed essere meglio tollerata rispetto all’ATP. Concludeva l’articolo di Bernard Belhassen:

Sia l’ATP che l’adenosina sono altamente efficaci nel porre fine alla tachicardia parossistica sopraventricolare e hanno molte qualità del farmaco antiaritmico ideale. L’emivita molto breve di questi farmaci consente la somministrazione ripetuta di dosi aumentate senza raggiungere effetti tossici.
Inoltre, l’ATP e l’adenosina possono essere utilizzati come strumento diagnostico per differenziare la tachicardia sopraventricolare con aberrazione intraventricolare dalla tachicardia ventricolare e la tachicardia da rientro AV dalle tachiaritmie atriali.
Sono desiderati studi comparativi di ATP, adenosina e verapamil negli esseri umani per determinare il farmaco di scelta per la terapia a breve termine della tachicardia parossistica sopraventricolare.


UN FARMACO DI PRIMA SCELTA

Dalla metà degli anni ottanta, l’adenosina per via endovenosa, praticata dopo tentativi con manovre di Valsalva, è diventata una forma fondamentale di terapia clinica per la diagnosi o il trattamento di pazienti con aritmie sopraventricolari.


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