Un pioniere dell’Immunologia: Elia Metchnikoff

UN PIONIERE DELL’IMMUNOLOGIA: ELIA METCHNIKOFF

« Fu a Messina che ebbe luogo il più grande evento della mia vita scientifica. Sin’allora ero stato un biologo zoologo; ora divenivo improvvisamente un patologo … Trasformazione non più strana di quella di un suonatore ambulante in un astronomo …. »

(Il’ja Mečnikov)


Elia Metchnikoff (1845-1916)

Elia Metchnikoff (1845-1916) fu un biologo ed immunologo russo di origine ebraica.
Non appena ebbe preso la laurea in Biologia specializzandosi in Zoologia e Protozoologia, Elia effettuò numerosi viaggi all’estero con il desiderio di soddisfare la sua illimitata sete di conoscenza. Nel 1864, dapprima si recò in Germania, ad Heligoland, che aveva fama di essere una zona perfetta per ricerche sulla fauna marina mentre nel 1865 studiò l’epidemia di colera che infuriò a Napoli.
Nel 1882, mentre si trovava a Messina scoprì i macrofagi (che chiamò fagociti) mentre eseguiva degli esperimenti sulle larve di stelle marine. Sperimentando sulle larve delle stelle marine, inserì piccole spine all’interno delle suddette larve, e scoprì delle cellule inusuali che andavano a circondare queste spine. Egli ipotizzò che, negli animali che hanno sangue, i globuli bianchi si radunano sul sito dell’infiammazione attaccando e “mangiando” i microrganismi esterni.
La sua teoria che certe cellule del sangue potessero ingerire e distruggere organismi pericolosi come i batteri incontrò lo scetticismo di grandi scienziati, a partire da Louis Pasteur e Paul Ehrlich, ma alla fine gli permise di vincere il premio Nobel per la Medicina nel 1908.


l’uomo che visse tre volte

Negli ultimi anni della sua carriera Metchnikoff si occupò anche di gerontologia ed invecchiamento. La vita privata di Metcnikoff fu piena di alterne vicende così come quella di ricercatore: dopo la morte per tubercolosi della sua prima moglie nel 1873 egli tentò il suicidio ingerendo una grande quantità di oppio. Nel 1885, la sua seconda moglie soffrì di febbre tifoide. Metcnikoff provò nuovamente di togliersi la vita, questa volta iniettandosi delle spirochete, attraverso un tentativo inedito di “suicidio batterico”, ma ottenne “soltanto” un episodio di febbre. 

Anche questa volta i suoi fagociti lo salvarono…


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